Oh come nevica! (… sul Mont Royal, nel Québec)

Mentre è bufera di neve a New York e dintorni, in Canada, non meno, una coltre di neve ha ammantato ogni cosa a Montreal, nel Québec. Lo apprendiamo dall’amico italo-canadese, prof. Filippo Salvatore.
Accade in questi in questi giorni in cui dalle nostre parti già percepiamo aria di primavera, seppur ancora frescolina sia l’aria che spira dal nord; quando dalle nostre parti gemme e boccioli sui rami ci rallegrano la vista e il cuore, e primule, narcisi, ma anche forsizie, magnolie e semplici margheritine fioriscono nei giardini e nei prati. Il nostro, dall’improvvisa e inattesa nevicata di marzo nel suo habitat “dell’esilio” nordamericano ha tratto stimolo e occasione di porre in versi quel che vede, guardando il Mont Royal “oltre il vetro della finestra”, per poi ‘rifugiarsi’ – diremmo – in pensieri e panorami del tempo passato, in altri più ‘aprichi’ luoghi (come Guglionesi, suo paese natale). Traguardando poi, come sempre gli accade, le stelle sideree e lontane, cercando conforto in un amoroso
e sempre vivo … “Ricordi, cara” …
E, così – pur non disdegnando di porre memoria ai “rossi sorsi di vino” (della sua italica vigna), “alla cena [con lei] che fu di funghi con rosmarino, / la pianta della memoria, conditi con olio / d’oliva vergine di Fonte Nuova e di carciofi / …” – conseguentemente, freddo o neve che lui abbia d’intorno, chiude il componimento lirico
con questa sorta di elegiaco distico:
E con il miele dei tuoi baci rubati / in bocca, chiudo gli occhi da brigante”.
Un prof … rapace, dunque, ma suasivo poeta ancora e non meno. gfp

marzo-inverno 2017 a Montreal-2

 

Oh come nevica!

Oh come nevica, quanto nevica!

Finita è la tempesta e tace ,
come tace, la città!

Là oltre il vetro della finestra il Mont
Royal giace avviluppato in un mantello
immacolato e strisce di rosa all’orizzonte
si oscurano tra rami spogli
di aceri, di olmi, di betulle.

È in questa pace che si dichiara
in me la guerra e i tamburi dell’esilio
svegliano alle frontiere del visibile l’eternità.

Risorge il bisogno di te, assente,
e ti so ai piedi del campanile
di Sant’Eufemia sul colle,
oltre la porta del leone alato
e scopro che il piacere
è nel pensiero e nell’attesa.

E mi sei presente nella fronte
dove l’anelito si stabilisce
e v’incide parole profonde
come nella pietra bianca del Carso.
E ti trasformi in canto d’amore.

E come il digiuno rende longevi gli Hunza
dell’Himalaya così la lontananza rinverdisce
le immagini nel libro della memoria
e caduco, sfuggente segno,
nutri il ricordo, la voglia, la passione.
O caotico equilibrio di chi ama!
Splendi tepida come il sole di marzo
ma freddo dal nord soffia il vento
e sei estate nella luce e inverno nell’ombra.

Ricordi, cara, l’arrampicata tra le cime
annevate della Serra delle Gravare
e i faggi con ciuffi di licheni appesi
ai rami come barba di bosco? E i pini
neri presso la Grotta delle Fate, e il fortino
dei briganti dove, col fiatone, ci baciammo?

Bevemmo per riscaldarci rossi sorsi di vino
e la cena fu di funghi con rosmarino,
la pianta della memoria, conditi con olio
d’oliva vergine di Fonte Nuova e di carciofi,
fave e piselli. Il decotto fu di salvia, la pianta
del candelabro a sette braccia e di mentuccia
colta nello spacco della roccia. Poi sull’uscio,
naso all’insù, rubammo nel cielo terso
il segreto ai pianeti e alle costellazioni.
E diventammo parte dei quasar che sparano
getti possenti di antimateria invisibile.

Un brivido provasti, e anch’io lo provai,
quando si udì tra le morge un ululo di lupo.
O come dolce fu il sentirti avvinta,
dolce come la notte dell’equinozio d’estate
presso il casolare tra gli ulivi,
tra il canneto e la siepe di rosmarino,
tra i verdi pampini della vigna dove
pencolavano nel buio a zonzo le lucciole,
fosforescenti presenze di anime vaganti.
– Sarei pronta a morire tra le tue braccia.
– Muore, dissi, chi non accetta e non rispetta
le leggi di natura. È semplice trasformazione,
è mancanza di dolore l’ultimo sospiro
per chi accede all’energia dell’universo,
è ricongiungimento con le onde vitali,
con il fuoco, con l’acqua, con l’eterna luce.

E con il miele dei tuoi baci rubati
in bocca, chiudo gli occhi da brigante.

Filippo Salvatore, Montreal

donna verde natura