Libertà di essere contrari e uguali

Chi è troppo pieno di sé non sarà mai capace di com-prendere l’altro

Oggi su Rai3 – Agorà. Fra gli altri ospiti in studio un sociologo. Invitato dal conduttore a darci un parere, per illuminare l’uditorio su quel che avviene in Italia e nell’Europa dei … montanti e preoccupanti populismi, ha subito e categoricamente enunciato (dando per scontato che tutti siano o debbano essere d’accordo con lui) il comportamento “fascista” di chi oggi è contro. Non faccio il suo nome, giacché non è verso la specifica persona cui intendo muovere la mia obiezione essenziale. Qui mi preme rilevare e denunciare, considerato che ce n’è ancora bisogno, una “forma mentis” grave e intellettualmente assurda, inaccettabile soprattutto, giacché manifestata in una trasmissione e televisione pubblica e anzi di stato.

Laozi_pst

C’è da chiedersi se un sociologo, un “cattedratico”, lo studioso che dovrebbe avere nella sua scienza e sapienza, innanzi tutto, “idee chiare e distinte”, come possa dichiarare, senza mostrare il minimo dubbio o ritegno, che “è” di sicuro un fascista la persona o il movimento popolare che non si mostra consenziente o non consonante con le sinistre al potere, considerate di per sé “progressiste”! Oltre tutto dimostrando in tal modo, per un marchiano errore di intelligenza, se non fosse per una strumentale protervia, di confondere una categoria del comportamento umano (prima che politico) con un tempo storicamente ben definito e concluso. Mentre al contrario, in fatto di negatività nella gestione del potere, ugualmente totalitario, persiste e permane l’idea comunista dell’uomo e della società.
Potrà dirsi quella che segue una mia provocazione ma credo inevitabile domandarsi, dunque, questione culturale oltre che politica prima e di sostanza:
– Possiamo sperare che La Liberazione (mentale, oltre che dai persistenti e ancora trascurati bisogni civili e umani) possa estendersi, alla fine, al “modo di cogitare”, di ideare ed esprimersi, se non di tutti, almeno dei … maître à penser, così come i francesi definiscono gli intellettuali?

Non c’è verso, a quanto pare, di mandare o lasciare a casa propria, nel proprio ghetto ‘vincente’ ma totalitario, i ricorrenti e imperversanti “cattivi maestri”. Il “liberalismo”? Tutti … lo vogliono (o dicono di averlo ‘sposato’), ma realmentenessuno se lo piglia a principio base dei rapporti con i culturalmente e politicamente diversi, seppur dialetticamente contrari e oppositori. Un’indegna beffa storica è questa per chi crede che libertà non sia parola vuota e sterile ma presupposto di reale possibilità di “partecipazione” nel voler e poter, con pari diritto e dignità, determinare un comune destino di ben-essere individuale e sociale.

GFP

scoprisi vuoti dentro