Vasto. Celebrazione eucaristica con l’associazione di volontariato Ricoclaun

Foto di gruppoUna toccante Celebrazione Eucaristica si è svolta presso la Parrocchia di S. Marco ieri domenica 12 marzo, con la partecipazione dell’Associazione di Volontariato “Ricoclaun”, guidata dalla Presidente dott.ssa Rosaria Spagnuolo, che ha voluto concludere con una cerimonia religiosa il Corso Clown Ricoclaun 2017, realizzato a Vasto da giovedì 9 a domenica 12 marzo, per dare una formazione completa a 21 aspiranti volontari.

Il parroco Don Gianni Carozza, all’inizio del rito, ha ringraziato il gruppo per la loro presenza, ricordando il prezioso incontro di allegria offerto ai ragazzi dell’Oratorio parrocchiale durante le feste di Carnevale e sottolineando quanto sia importante il loro servizio in città nel portare il sorriso soprattutto alle persone ammalate.

Intensa è stata l’omelia di don Gianni sui testi biblici della II domenica di Quaresima.

“Il tempo non scorre sempre uguale – ha esordito il parroco – quando viviamo delle esperienze belle e felici passa molto in fretta, mentre quando sperimentiamo la fatica e la noia – ad esempio una predica – non passa mai. Un’ora può essere lunghissima se trascorsa sotto il trapano di un dentista oppure velocissima se passata davanti a un bel film. Il tempo, insomma, ha un aspetto esteriore, misurabile con l’orologio, che scorre sempre uguale: secondi, minuti, ore e giorni; ma ha anche un aspetto interiore, percepibile con il cuore, che non ha a che fare con la quantità ma con la qualità. Non è il tempo esteriore a scolpire la nostra vita, ma quello interiore: nel nostro animo si incidono per sempre i momenti intensi, quelli che ci cambiano l’esistenza nel bene e nel male. Sono questi i tempi che lasciano una traccia incancellabile dentro di noi. Tutti abbiamo sperimentato questi tempi interiori: ore trascorse con le persone a cui vogliamo bene, viaggi o pellegrinaggi significativi, feste e ricorrenze che ci rimangono nel cuore… In questi casi vorremmo immortalare il tempo, quasi renderlo eterno: ma purtroppo tutto scorre e non riusciamo né a fermare il tempo della gioia, né a rendere più veloce il tempo della sofferenza”.

Riferendosi al Vangelo don Gianni ha continuato: “Pietro, anche a nome di Giovanni e Giacomo, in fondo intende semplicemente immortalare quella bella esperienza, la visione della gloria di Gesù: “Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne”. Pietro è anche generoso, perché le tre capanne non sono per lui, Giacomo e Giovanni, ma per Gesù, Mose ed Elia. Lui e i suoi compagni sono disposti persino a dormire sotto le stelle, pur di continuare a vivere quell’esperienza di gioia; vorrebbero protrarla il più a lungo possibile, accasarsi sul monte, fermare il tempo. Si sta bene lassù, non ci sono i problemi della valle, non ci sono fastidi: c’è solo gioia, gloria, luce. Ciascuno di noi nei panni dei tre apostoli avrebbe voluto fare la stessa cosa”.

“Ma Gesù non è d’accordo: – ha sottolineato a questo punto il parroco – li fa alzare e vuole che scendano a valle: “Alzatevi e non temete”. Il monte non è fatto per accasarsi, ma per riprendere il fiato, vedere un panorama più ampio, respirare bene: poi, però, si deve tornare a valle, impegnarsi nella città insieme agli altri: altrimenti il monte diventa una fuga. Comandando questa discesa a valle Gesù indica anche a noi che le esperienze straordinarie servono a tenere fìssa la mèta, non a fuggire dall’ordinario”.

Don Gianni ha concluso: “La vita cristiana non si volge sul monte, ma si svolge a valle. Per arrivare a vedere Gesù definitivamente trasfigurato – dopo la risurrezione – i discepoli dovranno tornare a valle e vedere prima Gesù sfigurato sulla croce: quello sarà il tempo del dolore, che sembra interminabile: sarà il tempo della fuga e della sconfitta. Gesù, rimandandoli a valle, fa capire che non si può arrivare alla gloria senza passare attraverso l’impegno e la fatica, che non si può vedere il volto trasfigurato se non si accetta di vedere il volto sfigurato”.

Particolarmente significativo è stato il momento dell’offertorio. Alcuni soci dell’Associazione Ricoclaun, vestiti nei loro tipici costumi, hanno portato all’altare, oltre al pane e al vino, un camice decorato con disegni e un naso rosso (simboli del volontariato dell’associazione, perché in ogni camice c’è il volto di un volontario che dona parte del suo tempo per il prossimo); alcuni palloncini (simbolo dei multi colorati sorrisi e della gioia che vengono portati in ospedale e non solo a persone che si trovano in un momento difficile della loro vita); gli occhiali da clown (con la preghiera al Signore di ottenere “occhi grandi per vedere le necessità del mondo, per osservare meglio ogni piccolo gesto di chi ci sta davanti e donaci occhi limpidi che fanno passare la luce del tuo amore per gli altri”).

Tutti i volontari al termine della Messa, dinanzi all’altare, hanno recitato la significativa preghiera del clown: “Vorrei avere mani da clown, Signore, mani di abile giocoliere che lanciano con grazia fiori, palline e cerchietti a tutti, senza distinzione, senza colpire mai, senza fare del male. Vorrei avete piedi da clown, Signore, piedi che sfiorano appena la terra, senza calpestarla e senza calpestare gli altri, e corrono e volano dove una voce chiama. Vorrei avere il sorriso di un clown, Signore, vorrei sorridere per donare il tuo sereno, il tuo cielo anche quando dentro piove e il mio cuore piange. Vorrei avere un cuore di clown, Signore, che dona il suo stare con gli altri, mentre vive la sua solitudine, che ama e che soffre, j che gioca con tutti e canta nel suo profondo silenzio. Vorrei avere profumo di Clown, Signore, per poter lasciare a chiunque incontro, una parte di me. Vorrei respirare come un Clown, Signore, per poter vivermi, vivere, viverli in tutti… Signore dammi la tua libertà per vivere danzando sulla Tua strada”.

La foto finale di gruppo ha immortalato un incontro ricco di tante emozioni interiori.

LUIGI MEDEA