“L’anno del bivio tra la rovina e la salvezza”, l’Italia di quattro decenni orsono

terzo governo andreotti scansione0063

Già, il 1977!

Fu un anno stretto fra due emblematiche “date-forche caudine”. Precisamente tra due elezioni. Quelle del 20 giugno 1976 che impedirono alla DC (Democrazia Cristiana) di governare senza le Sinistre e alle Sinistre senza la DC. E quelle che alla metà del 1978 avrebbero nominato il nuovo Presidente della Repubblica nella persona di Sandro Pertini (1). Ma intanto c’era il bisogno di mandare avanti lo Stato, dissanguato dall’inflazione e con i nervi a pezzi per il terrorismo. Dal luglio 1976, cioè da poco dopo le elezioni senza vincitori né vinti, era in carica il III° Governo del democristiano Giulio Andreotti (2), sostanzialmente tenuto in piedi dall’astensionismo “sornione e ……. ben remunerato!” del PCI (Partito Comunista Italiano) nel voto al Parlamento. La tattica del Segretario Generale comunista Enrico Berlinguer (3) era nota: un piccolo passo alla volta verso l’area del potere. La nuova occasione si presentava nella primavera del 1977. Il Fondo Monetario Internazionale, per concedere all’Italia un ennesimo prestito, chiedeva garanzie su come questi soldi e tutto il bilancio nazionale sarebbero stati amministrati. Esigeva economie. Un accordo Governo-sindacati su sacrifici da fare, anche da parte dei lavoratori, sbloccava l’arrivo dei dollari. Da tali esigenze di spendere meglio il denaro pubblico e di curare, al più presto, almeno alcuni dei vecchi mali italiani, si sviluppava una discussione politica a lungo raggio. Dopo quattro mesi di trattative, i sei maggiori Partiti dell’Arco Costituzionale (Democrazia Cristiana, Partito Comunista Italiano, Partito Socialista Italiano, Partito repubblicano Italiano, Partito Socialista Democratico Italiano e Partito Liberale Italiano) si accordavano su alcune cose da fare. Si passava così dalla fase delle astensioni non concordate a quella dei partiti del programma. Il Segretario Nazionale democristiano Benigno Zaccagnini (4) assicurava che le intese non cambiavano il quadro politico. Aldo Moro (5), principale candidato alla Presidenza della Repubblica, avrebbe detto poi che era «un modo nuovo per provvedere agli interessi del Paese». Non si ebbe l’ingresso delle masse nello Stato italiano, come proclamato dai Comunisti, ma un altro passettino verso l’area del potere. Veniva legalizzato l’apporto del PCI alla soluzione dei problemi nazionali da parte del Governo, apporto prima quasi clandestino. All’opposizione non rimaneva che il battagliero MSI-DN (Movimento Sociale Italiano – Destra Nazionale). Si delineavano sconcertanti aspetti nella funzione del Parlamento, di fronte al dominio dell’accoppiata DC-PCI. Era salvo, comunque, il Governo “Andreotti”, che resisteva anche ad altri temporali, come la fuga di Herbert Kappler (1907-1978, colonnello delle “SS” nonché capo della polizia tedesca in Roma nel 1944) e il precipitoso ritiro del disegno di legge contro ……. il cumulo tra stipendio e pensione! Quest’ultimo infortunio era la spia della maggiore difficoltà nell’accordo sul programma: un’intesa sulle cose da fare conteneva inevitabilmente scelte politiche che potevano urtare l’elettorato di un partito, in questo caso la DC. Dal canto suo, l’eurocomunista Berlinguer nella paziente ricerca del “Compromesso Storico” si spinse su limiti che suscitarono perplessità anche tra i suoi seguaci. Nella DC, specialmente intorno a Flaminio Piccoli (6), si andò organizzando il dubbio sull’intesa a 6 sospettandola utile soprattutto al PCI. Il ruolo del PSI tornò ad essere fondamentale, per una nuova alleanza tra Democristiani e Socialisti. Anche qui con lo sfondo dei candidati, palesi o ancora segreti, alle elezioni presidenziali. “Nell’anno del bivio tra la rovina e la salvezza”, come il presidente della Confindustria Guido Carli (7), definì il 1977, ad un certo punto l’inflazione parve arginata. Ma, intanto, cresceva la disoccupazione tra i giovani!

 

ANNOTAZIONI /

(1) – Settimo Presidente della Repubblica Italiana (dal 1978 al 1985). Muore il 24 febbraio 1990 all’età di novantaquattro anni.

(2) – Nasce nel 1919. Eletto Senatore a vita nel 1991, viene a mancare ventidue anni dopo.

(3) – Segretario generale del Partito Comunista italiano dal 1972 fino alla morte (maggio 1984).

(4) – Segretario della Democrazia Cristiana dal luglio 1975 al febbraio 1980. Nato a Faenza nel 1912, è scomparso alcuni anni fa.

(5) – Attivo nel movimento universitario cattolico (presidente della FUCI e dei laureati di Azione Cattolica), docente di Diritto penale dal 1948, viene eletto deputato democristiano alla Costituente e alla Camera dal 1948. Sottosegretario agli Esteri nell’ottavo Governo “De Gasperi” (1953-1954), Ministro della Giustizia (1955-1957) e della Pubblica Istruzione (1957-59), diviene per la prima volta segretario politico della DC nel 1959. In tale carica favorisce una graduale apertura al Partito Socialista Italiano che porterà, per opera di Amintore Fanfani, al primo Governo di Centro-sinistra. Lasciata la segreteria del suo partito nel 1963, è da quell’anno al 1968 ininterrottamente a capo di diversi Gabinetti di Centro-sinistra. Temporaneamente appartatosi dalla politica attiva nel 1968-69, torna in primo piano proponendo un atteggiamento di maggiore attenzione verso il Partito Comunista, capace di permettere più larghe intese nel Paese. Ministro degli Esteri in alcuni Gabinetti nel 1969-70 e 1972, forma il proprio quarto Governo nel 1974, e il quinto nel 1976. Eletto Presidente del Consiglio nazionale della DC nell’ottobre 1976, riesce a costruire una vasta intesa tra le forze politiche e a far recedere i comunisti dalla loro trentennale opposizione alla DC. Nato a Maglie (Lecce), viene rapito a Roma il 16 marzo 1978 ed in seguito vilmente assassinato (9 maggio) dalle famigerate “BR”.

(6) – Due volte Segretario della Democrazia Cristiana. Muore l’11 aprile 2000 all’età di ottantacinque anni.

(7) – Nato a Brescia il 28 marzo 1914, governa “con pugno di ferro” la Banca d’Italia dal 1960 al 1975. L’anno seguente (il 22 luglio) succede a Gianni Agnelli alla guida della Confindustria. Manterrà l’incarico fino al 1980. La morte lo coglie a Spoleto il 23 aprile 1993.

 

Tiberio Occhionero

 

GALLERIA IMMAGINI [In sequenza progressiva]:

  • T.O. nel 1977 /
  • Terzo Governo “Andreotti” /