Vastese, ricetta per vincere.

psycologyLa Vastese preoccupa i Vastesi. Dopo 4 sconfitte consecutive un tifoso turbato mi ha scritto un messaggio accorato chiedendomi di spiegargli come mai quando perde la Vastese si sente triste per giorni, e se sia possibile che i calciatori della sua squadra dopo una serie di sconfitte si sentano ormai abbattuti e quindi psicologicamente incapaci di reagire. Inizialmente ho sorriso per il tema calcistico, di cui non sono proprio ferrata, ma poco dopo ho capito che in realtà quello che mi veniva chiesto non solo era serio ma anche psicologicamente interessante. Il calcio è il nostro sport nazionale e noi italiani siamo tutti un po’ tifosi, guardare una partita ci fa svagare, rilassare, infervorare ma soprattutto ci fa sentire parte di qualcosa. La passione che lo sport fa nascere negli uomini è forte ed è una spinta emotiva che giustifica tante scelte e tanti comportamenti Lo dimostra la semplice parola tifo, di origine greca, rimanda ad una malattia fortemente contagiosa che porta febbre alta e toglie lucidità, ed è appunto sul contagio che si basa la passione calcistica. I tifosi di una squadra si sentono tutti appartenenti ad un gruppo e uniti nel sostegno dei loro “eroi”, il tifo è contagioso, e spinge gli appartenenti di quel gruppo ad unirsi per un obiettivo comune. Spesso però viene meno quell’identità personale e razionale che ci permette di prendere decisioni proprie, e viene sostituita con una identità di gruppo che sostiene l’anonimato, il contagio e la suggestionabilità. Tutto ciò può essere la causa di comportamenti antisociali e irrazionali. Detto questo torniamo alle forti emozioni che il calcio fa provare, ai sentimenti di gioia e giubilo nei momenti di vittoria e ai sentimenti di tristezza e afflizione dopo una sconfitta. Il rapporto con la propria squadra in molti versi viene vissuto come un rapporto sentimentale in cui i tifosi investono tempo, energia ed emozioni, preparano striscioni, slogan, coreografie e arrivano persino ad organizzare le loro giornate in base alle partite. Questo ahimè a discapito delle loro fidanzate, mogli, compagne, vere vittime di tanta passione sportiva. Un limite estremo che spesso viene osservato è la spersonalizzazione, alcuni tifosi credono addirittura di far parte della squadra, li sentiamo dire “abbiamo vinto” lasciando che il loro umore dipenda dalle prestazioni della squadra. Il tifoso che si sente sconfortato, triste e arrabbiato perché la sua squadra ha perso può reagire in due modi ben diversi, abbattersi alla frustrazione e denigrare l’avversario per confermare l’ingiustizia della sconfitta facendo nascere liti e scontri da stadio, oppure può usare la frustrazione in meglio, sfruttandola per uscirne più forte, aumentando l’autostima e canalizzando i sentimenti negativi verso sentieri più funzionali, motivando e incitando la propria squadra alla vittoria. L’attitudine ad affrontare le sconfitte e uscirne vincenti si chiama resilienza e rappresenta la capacità di reagire allo stress, superare gli ostacoli e di rimanere motivati. E’ proprio grazie alla resilienza che squadre di sportivi sono diventate squadre di campioni. In conclusione, si possono usare le sconfitte per risalire la china più forti e giungere alla vittoria, ma non lasciamo che la passione per uno sport modifichi il nostro umore. E ora mi riferisco ai maschietti tifosi, portate le vostre compagne allo stadio, lasciate che si appassionino al calcio e condividete con loro le vostre emozioni, saranno delle preziose alleate nella vittoria ma ancora di più nella sconfitta.
Dott.ssa Adelaide La Verghetta
FONTI E APPROFONDIMENTI: Le Bon Gustav, Psicologia delle folle 1895