Migrazioni: che fare?

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Non c’è dubbio che le migrazioni di massa siano appena all’inizio e questa convinzione nasce da tre dati di fatto che non sono “politici” e nemmeno “partitici” ma oggettivi: ogni anno la popolazione mondiale cresce di 80 milioni di individui, cresce prevalentemente nei posti di alta instabilità politica e cresce principalmente nei paesi islamici.  Cosa fanno o faranno questi individui? Si troveranno in difficoltà ancora maggiori di quanto non siano ora e, conseguentemente, si sposteranno dove le condizioni di vita e spesso ambientali sono “presumibilmente” migliori. Questi spostamenti determineranno delle conseguenze che non sembrano preoccupare i nostri amministratori, vale a dire la competizione per il lavoro, il degrado dell’ambiente naturale ed urbano, le difficoltà di integrazione, ecc. La domanda è: dobbiamo farcene carico noi? Al di là dell’aspetto  umanitario, e meglio sarebbe dire “buonista”, è proprio inevitabile che “noi” dobbiamo farcene carico? La prima risposta negativa nasce dal fatto che potenzialmente potrebbero essere centinaia di milioni e non è certamente possibile aiutare tutti; inoltre l’ingresso di queste centinaia di migliaia di persone ogni anno pone dei limiti alle risorse delle popolazioni “indigene” perché se le risorse in Italia sono per esempio cento, distribuirle su 100 persone equivale a darne una per ciascuno ma distribuirle su 150 significa darne 0.66 e se i nuovi arrivi sono 200 le risorse si riducono a 0,50: la domanda è 0,66 risorse per abitante  e meglio ancora 0,5, sono sufficienti? Domanda assolutamente lecita in un Paese che ha 4,5 milioni di persone “povere” e 11 milioni sulla soglia di povertà! In parole povere quanti immigrati possiamo permetterci con la nostra economia? Tirare in ballo la storia dell’umanità fatta di migrazioni è una truffa perché le precedenti migrazioni coinvolgevano numeri assai limitati e non comparabili con quelli attuale e ancor meno con quelli prevedibili. Egoismo? Perché non parlare di istinto di sopravvivenza? Senza voler scomodare Malthus che prevedeva l’impossibilità della Terra di sostenere il peso della sovrappopolazione, non si può fare a meno di pensare allo sfruttamento intensivo del suolo, delle risorse, dell’acqua: e neanche si può fare a meno di pensare al riscaldamento globale, all’inquinamento chimico-fisico di acque, terra ed aria con conseguente riduzione delle risorse per tutti. Si pensi solo alla necessità di assicurare 2,500 calorie al giorno per individuo ed alla necessità di ripartire le spese (perché fornire calorie significa “spendere”): fra chi e quanti? Il problema è risolvibile? Secondo me NO, a meno che mezza umanità si autodistrugga, che cessino i conflitti che si ripartiscano le ricchezze in modo più equo e solidale; mi spiace dirlo ma di queste tre ipotesi vedo più probabile la prima.

Elio Bitritto

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