Il Ritardo

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Qualche giorno fa il presidente della Associazione Nazionale Magistrati (ANM il sindacato dei magistrati), Camillo Davigo ha dichiarato, più o meno, che non esiste l’errore giudiziario (e quindi la responsabilità dei magistrati) ma sono le indagini che portano a conclusioni errate:  “il giudice non è presente quando viene commesso il reato, sa le cose che gli raccontano. Se si scopre dopo che un teste ha mentito, lui non lo può sapere: è stato ingannato”. Le ingiuste detenzioni sono quelle in cui una persona ha subito un provvedimento di custodia cautelare ed è stato poi assolto, “il che – prosegue il brav’uomo – non significa che siano tutti innocenti”. In pratica, par di capire che, per il sindacalista, non esiste la presunzione di innocenza ma la presunzione di colpevolezza. Mi chiedo, a questo punto quale possa essere la funzione del magistrato che “crede” o non “crede” a quello che gli dicono: a questo un tizio qualsiasi, con un minimo di cultura o di senso della legalità, quindi anche io, può fare il magistrato anche io: basta vedere per quel reato, vero o presunto, che si attribuisce all’indagato quale è la pena sul prontuario e si sanziona o si assolve. Credo che Davigo abbia fatto un pessimo servizio ai suoi iscritti. Ma c’è anche da dire che comunque le affermazioni di Davigo cozzano con la logica: i giudici sono le vere vittime degli errori giudiziari, non devono pagare per errori che sono stati indotti da false testimonianze o da confessioni estorte: ebbene ammesso e non concesso che questo ragionamento alla Torquemada possa essere accettato da un essere senziente, mi spiega perché tanti processi vanno in prescrizione per il fatto che certi magistrati dimenticano di scrivere le motivazioni o le scrivono in netto ritardo? Perché, ad esempio, 14 mafiosi palermitani dei quali uno condannato all’ergastolo ed un altro a trenta anni, se ne potranno andare indisturbati per decorrenza dei termini di custodia cautelare? La liberazione dei mafiosi di Bagheria, Ficarazzi e Altavilla non potrà essere evitata perché gli avvisi sono stati depositati in netto ritardo e, al di là che ci siano state false testimonianze o che siano state estorte confessioni, la responsabilità, secondo il nostro Torquemada, di chi è? A questo punto il bravo Davigo come crede di giustificare il ritardo? Troppo lavoro, distrazione? O, visto che la presunzione di colpevolezza prevale nella mente di Davigo, c’è qualcosa sotto che noi poveri “colpevoli a prescindere” non conosciamo? Tra l’altro questa sentenza fu emessa dal Gup a notte fonda, il 20 novembre 2015 (quasi 15 mesi fa) appena un’ora prima che scadessero i termini di custodia cautelare: una recidiva?

Elio Bitritto