Cultura greca secondo Tsipras

CULTURA GRECA

È un attacco ai valori fondanti della civiltà occidentale quello che Alexis Tsipras, capo del governo greco di estrema sinistra, si appresta a indirizzare verso i classici tragediografi e commediografi. Con la solerte complicità del ministro dell’Istruzione Kostas Gavroglu, i programmi scolastici saranno drasticamente modificati: in pratica meno tragedie greche e più cultura gender costituiscono il succo di una circolare con cui il ministro invita gli insegnanti a sopprimere lo studio delle opere di Eschilo, Sofocle, Euripide e tanti altri per sostituirle con unità settimanali obbligatorie su femminismo e teoria gender: probabilmente nei programmi resterà qualcosa sulla poesia saffica. La svolta pseudo-progressista di Tsipras ha incontrato la netta reazione e lo sdegno della Associazione Panellenica dei Filologi che denuncia “Neppure durante i duri anni della dittatura  le opere di antichi maestri sono state escluse dal curriculum dei licei”. Non so se questa porcheria andrà avanti perché i greci sono persone toste che della loro storia menano, a ragione, grande vanto e rinunciare alle proprie radici, a quelle radici che sono patrimonio dell’Europa e dell’occidente, sarà molto difficile. Tra l’altro ci si chiede se, con la Germania e l’Europa che stanno usando la “garrota” per soffocare lentamente la Grecia, si possa avere il tempo di sostituire la cultura classica con la “cultura” gender: forse in nome di una omologazione che neanche il PCUS o il Maoismo sono riusciti a creare, una massa di automi privi della Conoscenza e della Sapienza che solo i Classici possono dare. Per usare una immagine che risale ai tempi di un Tsipras combattivo e in rotta di collisione con la Germania e l’Europa (grazie alla quale vinse le elezioni in Grecia!) la Grecia ha smesso la “cravatta” del proprio orgoglio nazionale, la sua storia, l’unica cosa che ancora le appartiene.

Elio Bitritto