Minniti e i migranti

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Tempo ci mettono ma, alla fine, qualche testa pensante la si trova anche nel PD. È di ieri  l’audizione del ministro dell’Interno Marco Minniti alle commissioni unite Affari Costituzionali di Camera e Senato, in base alla quale si dichiara di voler evitare che i richiedenti asilo possano bighellonare, o peggio, dalla mattina alla sera per le varie piazze d’Italia. In pratica ai richiedenti asilo sarà imposto il lavoro, un lavoro socialmente utile, e non retribuito (anche perché hanno vitto, alloggio, paghetta e qualche altro benefit di cui moltissimi italiani NON godono). Questa necessità nasce anche dal fatto che i richiedenti asilo possono dover aspettare anche due anni prima di vedere accolta o rigettata la loro domanda: non solo ma non sarebbe una novità il fatto che, anche in caso di rigetto, questi si danno alla “macchia” campando alla meno peggio e, spesso, dedicandosi alla delinquenza. Altra decisone del ministro riguarda l’apertura di un centro CIE per ogni regione: in realtà diventeranno Centri Permanenti per il Rimpatrio forzato, evitando dunque la farsa del foglio di via che viene di regola ignorato. Se si deve essere rimpatriati non si possono aspettare due anni. Siamo d’accordo con le decisioni del ministro per un’infinità di motivi: la presenza di gruppi di persone che non hanno alcuna intenzione di integrarsi, le condizioni indecenti ed immorali in cui tante volte queste persone sono abbandonate dalle cooperative  (ed assimilati) che campano sulle loro spalle come e peggio del peggior caporalato, il senso di insicurezza nelle popolazioni che ospitano gli immigrati: una volta per tutte, si comincia, forse, a distinguere tra chi ha necessità, chi fugge da qualche carcere africano o est-europeo e, perché no, chi ha atteggiamenti ed intenzioni radicali, chiare basi per un terrorismo estremamente difficile da sradicare una volta iniziato. L’accordo con la Libia è ancora “poco credibile” considerando ciò che rappresenta Serraj, un piccolo potere (?) in un deserto di tribù in guerra permanente tra loro, ma i nostri capoccioni si dichiarano permanentemente ottimisti: beati loro.

Elio Bitritto

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