Juan Del Prete (Vasto, 1897 – Buenos Aires, 1987)

j_del_prete_ritratto (graph-gfp)E’ di ieri l’altro un articolo di un  puntuale e informato Lino Spadaccini  volto a ricordare, commemorandolo nel 30.mo della morte, la figura di Juan (Giovanni) Del Prete, artista moderno-contemporaneo argentino, vastese di nascita ed emigrato con la famiglia in America latina all’età di soli dodici anni.

“Il purtroppo dimenticato” del titolo dato all’articolo qui citato è in linea di massima condiviso e condivisibile, quantomeno rispetto all’aspettativa, emersa già lo scorso anno, volta a sollecitare una iniziativa dell’Amministrazione comunale per dare il dovuto rilievo nel prefigurato e detto trentennale, al Maestro d’arte che onora Vasto per la sua origine. In realtà, quali che siano le reali intenzioni dell’amministrazione comunale in carica, il giudizio implicitamente critico appare eccessivo di per sé, dal momento che nel passato di J. Del Prete è stato non poche volte pubblicato immagini, esposto opere e di lui annotato le indubbie capacità e l’oggettivo valore estetico dei manufatti.
Per cui, non qui e non ora, staremo qui a ripercorrere “per filo e per segno” la sua vicenda umana di immigrato perfettamente integrato in terra argentina (ne prende la cittadinanza nel 1929) e soprattutto il suo percorso artistico nella nuova patria, non dimenticando il fondamentale periodo di formazione trascorso in Francia, a Parigi, reso possibile per una borsa di studio assegnatagli  per evidenti e promettenti meriti e qualità. Unitamente agli altri connazionali  – “Los muchachos de Paris” – costituì “un groupe d’artistes liés par des liens d’amitié, l’appartenance à une génération commune, partageant les mêmes expériences et, surtout, la même utopie d’une modernisation de l’art argentin”.Un tempo e un’esperienza per lui fondamentali, giacché gli permise di ammirare e studiare i grandi maestri dell’arte classica, esposti nei Musei della capitale francese, e parallelamente di entrare in contatto con artisti, fondamentali per l’Arte moderna, quali Henri Matisse (per un lezione di colore) e di Pablo Picasso (per una rivelazione della forma figurativa diversa e naturalmente produttrice di astrazione). Mentre e al contempo, per un maggior approfondimento culturale, poté intrattenere rapporti con intellettuali di varia provenienza internazionale, quali (da quel che ci dicono i documenti) J.Torres Garcìa, Jean Arp e Enrico Prampolini.

J Del Prete_Grouppe de Paris 1930

Se è vero che al “dimenticato” (…qui da noi) – affermazione, come detto, non del tutto fondata – uniamo il giudizio o impressione di “un poco considerato” nell’ambito di una “storia dell’arte”, bisognerà oggettivamente annotare qualcosa di fondamentale.
J. Del Prete, autore e personaggio dell’arte e della cultura, assai noto e considerato di certo dove è vissuto ed ha operato – senza nulla voler togliere alla sua oggettiva rilevanza artistica – certamente non può essere considerato un autore fondamentale e decisivo nella narrazione, a grandi e fondamentali linee, di tale “Storia”. I Maestri più originali e decisivi, quelli che nel suo specifico tempo hanno ‘inventato’ e prodotto dei cambiamenti nell’arte, tecnica e funzione, sono – diciamolo – altri, e non lui. Il ‘nostro’ concittadino, sebbene fondamentale e incancellabile nella cultura d’arte argentina, e dell’America latina in generale, ha concorso a ‘fare’ l’arte “moderna e contemporanea” da comprimario, e non da attore principale. Pure, ciò precisato, come ci indica il critico d’arte V. Sgarbi, con il suo lavoro di recupero e di pubblicazione volta a diffondere la conoscenza di autori italiani teoricamente “minori” ma ugualmente fondamentali e soprattutto preziosi per intrinseca qualità delle opere che ci hanno lasciato, anche per J. Del Prete, a prescindere dell’ambivalente appartenenza geo-sociale, culturale non meno, bisogna soprattutto e comunque rilevare la straordinaria cifra stilistica e l’oggettiva qualità delle sue opere.

arte-argentino_juandelprete (locandina-x-Q)

Una produzione, la sua oltremodo ricca e complessa. In essa (annotiamo succintamente) figurazione e astrazione si alternano e interagiscono, talora si fondono per un’avvertita esigenza di originalità. La sua lunga attività in arte, proseguita con continuità nel corso di un’intera vita, testimonia di per sé la rilevanza di questa esperienza nella sua esistenza.  In essa alterna, con un eclettismo straordinario, sempre e comunque “d’autore”, grafica e pittura, collages e composizioni materiche e di scultura sui generis. Alla  fine della metà del secolo scorso adotta la tecnica della ‘sabbiatura’ usata con profitto nella tecnica delle vetrate, figurando poi con macchie e schizzi di colore, un modus creativo già efficacemente in uso nella pittura inglese tra sette e ottocento, senza dover necessariamente pensare, per analogia, all’assai più noto statunitense J. Pollock. Lavora a grandi tele e a scenografie teatrali, aderisce di fatto all’estetica “informalista”, ma non riuscirà o non  vorrà mai abbandonare l’arte figurativa, di cui, pur alla maniera ‘moderna’ si dimostra capace ed efficace autore di splendide e accattivante pitture e quadri.

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Una poliedricità di opere e di stili che indica il suo positivo “vivere lo spirito del tempo”, in maniera riflessa e sia pur indirettamente interagente, interpretata e coniugata con un’eccellenza di tecnica e inventiva ammirevole. Quel che conta in arte è “l’opera” prodotta, non la sua possibile e sempre opinabile catalogazione didascalica e didattica; e se questo, come io ritengo, è indubbio, possiamo ben affermare che Juan Del Prete ci ha lasciato una gran mole di dipinti e altri manufatti pressoché tutti di pregevole fattura e di godibile visione. Un autentico e prezioso patrimonio d’arte.
Ed è proprio sotto quest’aspetto che non o mal si comprende come e perché a Vasto le amministrazioni comunali che si sono succedute nel tempo, tranne che per qualche “uscita” occasionale ed estemporanea, tengano immagazzinati e nascosti negli ‘scantinati’ il consistente corpus di opere (92 dipinti e 15 sculture), donate dall’autore in persona nel 1977 al Comune di Vasto … “per essere ivi esposte e custodite unitamente alle opere di tanti illustri figli di Vasto”. Una testimonianza di attaccamento o comunque di sentito omaggio di Juan/Giovanni Del Prete alla sua città natia che ancora non riceve, con la dovuta e più opportuna “esposizione”, un’idonea quanto proficua valorizzazione, dell’uomo e della sua arte.

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