Le parole e i soldi

cartelli e proteste_terremotati “Dove sono soldi e casette promesse? Basta chiacchiere ora fatti”
(Dal sit-in di oggi dei terremotati del Centro-Italia a Roma)

Tra gli striscioni esposti in piazza alcuni recitano: “Montanari sì, fessi no” e “Ad Amatrice la scossa, a Roma datevi una mossa”.

Le parole, si sa, se pronunciate poggiano nell’aria, e dunque, a distanza di tempo, seppur breve, fatalmente evaporano, si perdono, non si ha più traccia, si mutano in un niente. Hanno lo stesso destino anche se lanciate nell’etere tecnologico, sia dalle tv, che dalla rete.
Ma le parole, prima di essere pronunciate dalla bocca o di essere tracciate con grafia su un foglio, magari per un provvedimento legislativo, nascono da un pensiero, un ragionamento, un’intenzione. Sarebbe dunque segno ed espressione di qualcosa di importante, di serio. E se questo è, ci chiediamo, perché poi, come esperienza ci dice, le parole appaiono -ripeto – … come posate nell’aria, e dunque, a distanza di tempo, seppur breve, fatalmente evaporino. Di queste spesso non si ha più traccia, si mutano in un niente?

Ancora oggi, in Parlamento, di fronte ai nostri rappresentanti di popolo, il capo del Governo ha di nuovo affermato, a fronte delle disgrazie e delle emergenze varie e molteplici, straordinarie ma che coinvolgono tutto un asset  strutturale deficitario o inadeguato al compito, che hanno colpito senza soluzione di continuità l’Italia centrale, soprattutto nell’area appenninica”, che: “occorre stare uniti”, che “è necessario avere fiducia”, in quanto “ricostruiremo tutto”, perché … “i soldi ci sono”, e “il Governo ha stanziato le risorse necessarie”!
Gentiloni in visita_da La StampaMa, giacché io ho già sentito (non so voi) fare queste precise e inequivoche affermazioni già dallo stesso Gentiloni, e prima dal suo predecessore a Palazzo Chigi, in visita nei luoghi del “cratere” sismico e fra le popolazioni colpite, poco o nulla mi riesce di capire perché – al solito e ancora – in televisione, ad opera di “mamma rai” è stata fatta e continua una raccolta fondi. Del perché si solleciti tutti i giorni e a tutte le ore di dare il proprio obolo “per la ricostruzione”.
E comunque, la gente, per l’altra gente in difficoltà, sa essere sempre generosa. E puntualmente ad ogni  appello dona, versa, per quel che può, meritevolmente, anche se sovente è dubbio o poco noto l’utilizzo concreto di quel che si raccoglie, benché ben altri importi e stanziamenti occorrono per ciò che necessita e per quel che, … a parole, sia pur su carta intestata, viene dai governanti stabilito e promesso.

E se “I soldi ci sono”, se è intenzione dei politici in carica nelle istituzioni di spenderli adeguatamente, per “ripartire”, come mai, oggi stesso, in piazza a Roma, non lontano dai Palazzi del potere, si è adunata (del tutto spontaneamente) gente che afferma di essere sempre più disperata, giacché si sente (quantomeno, e in molti casi a ragione) ”abbandonata”. Perché? E’ sbagliata la gente, o sono … “attori di scena” i politici che pronunciano soltanto parole di poco valore e di nessuna  consistenza pratica?

Con tutto il rispetto dovuto, trovo utile chiudere questo mio post con le affermazioni del Capo dello Stato in visita, prima di Natale, a Norcia: “Le parole servono a poco, servono i fatti concreti che sono quelli che si cercano di assicurare in questo periodo”. Mi permetto soltanto di chiosare le parole del Presidente Mattarella affermando che gli uomini di governo devono porre in atto, là e quando occorra, “fatti concreti”, e non soltanto “cercare” di assicurare, come suol dirsi, “ogni possibile sforzo”.
Tanto più che “I soldi ci sono”, … vivaddio!

lu  Mazz’marèlle

nella neve_ da LaStampa

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