Dico di Aleppo, di Ankara e Berlino

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Nel nostro tempo ancora

Dello strazio
orribile
delle membra,
sotto le macerie e sulle strade
d’improvviso sparse,
di chi a sé e ad altri dà morte
per insana ragione, qual sia
la faccia e il suo verbo,
l’urlato o litaniato credo,
le gesta narriamo
e predichiamo, improvvidi tutti,
nel bestemmiato nome di Dio.

Dico di Aleppo,
di Ankara, di Berlino
e di luoghi altri della terra
da cui fuggire, e del mare nostro
che cimiteriale fossa diviene.

Nell’uomo viene meno
originale alito e matrice,
l’immagine sua divina.
Del principe degli Inferi
persiste e nell’età nuova ancora
s’avanza luciferina protervia,
che nega e oltraggia
il sacrosanto diritto al respiro,
per ciascuno sommo bene: la vita.

Giuseppe Franco Pollutri