Integrazione >< enoizargetnI

disintegrazione-islam

Il titolo è emblematico di quello che i musulmani, almeno una certa parte di essi, intendono per integrazione, vale a dire, l’uniformarsi della nostra civiltà alla loro. Se la Storia la si deve considerare “maestra di vita” è bene che prendiamo in considerazione quello che accade ormai da anni in Gran Bretagna dove la “common law”, vale a dite l’insieme delle norme che regolano i rapporti tra i cittadini dal punto di vista civile e penale, vede, di fatto limitata (per ora) la sua sfera di azione. In pratica accade che, in nome della religione musulmana, le comunità islamiche regolino i rapporti giuridici al loro interno sulla base della sharia, vale a dire in modo diverso da quell’insieme di norme che per noi “cristiani” è consolidato da millenni di democrazia. Ma nulla da dire se queste norme sono applicate nei loro Paesi: ma in GB o in Italia o in Europa in futuro, significa alterare la nostra civiltà fondata su altri valori.

È pur vero che la presenza di forti comunità islamiche in Gran Bretagna risale alla dissoluzione dell’impero e quindi il fenomeno ha avuto modo di radicarsi da tempo: ma è altrettanto vero che queste pretese sono in relazione al numero di cittadini che la richiedono. Conseguentemente il fenomeno migratorio che vede giungere in Italia un numero crescente di clandestini musulmani (che la dissennata politica di accoglienza favorisce in nome del buonismo ma con il cognome del business), porterà anche questa nazione a precipitare in una forma giuridica discriminatoria intanto nei confronti delle donne e, successivamente nei confronti di tutti gli abitanti ove gli islamici dovessero raggiungere un numero consistente. La comunità islamica pretende di applicare la sharia in GB (per ora solo alla comunità islamica) disapplicando la legge britannica: ciò a causa di una norma del 1996, il British arbitration act, che regolamenta i tribunali in cui le parti, di comune accordo, decidono di affidare le proprie controversie giudiziarie ad un terzo: quali le materie del contendere? I diritti civili in generale vale a dire il diritto di famiglia, le separazioni, la violenza domestica, i rapporti di lavoro, le successioni patrimoniali: tutto nel nome della sharia vale a dire di una legge che legittima i trattamenti discriminatori. Perché questa idiozia? In nome della cosiddetta “integrazione”. Parola usata ed abusata anche in Italia da una genia di “delinquenti politici” alla Boldrini o alla Kjenge che sarebbero pure giustificate nella loro idiozia se non fosse che idiote non sono: tanto più grave è il loro atteggiamento perché fanno finta di non capire che integrazione è altra cosa da quella che predicano. Così non ci si integra per niente: l’integrazione è tale se si accettano le norme e le leggi della comunità in cui si entra a far parte: se deve essere il contrario  se quel modello di vita deve diventare quello italiano, come incoscientemente e ineffabilmente afferma la Boldrini, l’integrazione è a senso unico perché non si accettano i pilastri del vivere civile della società ospitante. Quanto meno si creerebbe, come ormai avvenuto in GB, un sistema legale parallelo, quindi, in sostanza una società parallela che non ha alcuna intenzione di integrarsi come già più volte affermato da diversi esponenti delle comunità islamiche. Se siamo pronti a sostenere la sharia anche in Italia credo che le reazioni saranno violente. E non c’entra nulla la guerra santa, le Crociate o la discriminazione religiosa!

Elio Bitritto