Per il Sì o per il No. Se e quando uno “storico” diviene uomo e strumento di parte

Foto Roberto Monaldo / LaPresse 04-05-2016 Roma Politica Camera dei Deputati - Question time Nella foto Matteo Renzi, Maria Elena Boschi Photo Roberto Monaldo / LaPresse 04-05-2016 Rome (Italy) Chamber of Deputies - Question time In the photo Matteo Renzi, Maria Elena Boschi

Così leggevamo nei mesi scorsi in un articolo firmato da Pierfranco Pellizzetti per “Il Fatto Quotidiano”:
“Il 2 giugno, giorno in cui si celebra l’anniversario di quel guscio ormai svuotato che chiamiamo Repubblica Italiana (e che un tempo si diceva “nata dalla Resistenza e fondata sul Lavoro”), sono stati resi pubblici i nomi dei “250 grandi intellettuali 250”, i quali annunciano il proprio “sì” al referendum sullo sventramento del sistema che regolamenta il modo complessivo di funzionare delle nostre istituzioni”. (…)

Parto da qui per annotare che di recente, a tale appello di … “giuristi e docenti, scrittori e uomini di spettacolo”, si è unito dalle nostre parti lo storico Felice Costantino. Dal blog eletto a suo pulpito, ha più volte enunciato e predicato la necessità ‘storica’ della Riforma costituzionale Renzi-Boschi. Per essa si è fatto indicibilmente megafono del semplicistico “Basta un Sì” affinché l’Italia, dopo il 4 Dicembre (anzi “la sera stessa” dell’esito referendario, per dirla con la strumentale presunzione dei proponenti), possa transitare, sic et simpliciter, nelle istituzioni e nel sociale, a migliore e progressiva vita. Una riedizione diversa, e pur sempre populista e demagocica, del “Bel sol dell’avvenire” di comunista memoria.
Non tutti, ovviamente, sono stati d’accordo con le sue ‘Lezioni’ sulla Riforma e, soprattutto, come il sottoscritto, sull’opportunità che uno “storico” intervenga, in un contesto storico in fieri, agonistico oltre che dialettico, smaccatamente a favore delle volontà del partito sposato e dell’uomo di potere in auge.

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Una convinzione che chiaramente condivido e per la quale ho ritenuto, ancora una volta, di dover intervenire sul post di Noi Vastesi, titolato IL PROF. COSTANTINO FELICE RISPONDE ALLE CRITICHE CHE GLI SONO STATE MOSSE SUL REFERENDUM COSTITUZIONALE. Questo il mio commento:

“Insomma, anche qui e ancora un  “Extra Ecclesia nulla salus”! Come nel medioevo del cattolicesimo integralista, e per ciò stesso assai poco o nulla evangelico.
Le religioni cambiano, il tempo socio-politico anche, ma la voglia di ortodossia e di conseguente condanna di chi non si allinea resta, e si esprime, seppur non rozzamente, in maniera indecentemente asservita al potente di turno.

Quanto agli “insulti”, che – bontà sua – Felice Costantino dice di aver ricevuto ma di voler tralasciare, si dà il caso che questa sua ripetuta e ormai scontata Orazione per il Sì ne sciorini smaccatamente tanti e per tutti.

Il professore, volendo ammaestrare (ma la Storia o è di per sé maestra, o non lo è di sicuro per volere dello storico di turno), scenda dalla cattedra ‘ecclesiale’ e dismetta questo suo tono palesemente savonarolo. Resti al merito e negli oggettivi contenuti e qui-pro-quo di una proposta di Riforma costituzionale, che liberamente (con pari dignità di chi la condivide) molti non gradiscono perché la ritengono sbagliata, così come articolata e strutturata, e soprattutto democraticamente pericolosa se non sicuramente deleteria.

Il resto, in questa sua indignata prolusione ‘contro’, è semplice oratoria ammantata di storicismo ed evidenzia soltanto una partigianeria politica spuria e, se posso dirlo, dequalificante per un uomo che ‘studia’ i tempi e l’uomo nelle sue azioni antropiche e sociali. Come lui sa, dalla cronaca occorre prendere le distanze. E’ necessario quantomeno straniarsi dalla contingenza dialettica della politica per essere in grado di esprimere, se si vuole, un’analisi storica sufficientemente equilibrata. In questo caso, invece, è ben evidente che lui esprima e ripeta in quel che ‘narra’ pre-giudizi vari e, soprattutto, il suo privato desiderio … storico (!), in fondo (o per principio assunto) un’adesione totale e intransigente al Partito della Leopolda.

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Felicemente … Costantino voti quel che vuole, si schieri nel privato per chi crede meriti la sua fiducia, ma smetta di voler interpretare pubblicamente il ruolo dantesco di Caronte, in un Inferno contemporaneo che non è di certo peggiore, né mai uguale, ad altri precedenti. L’Apocalisse della Storia non è di certo quella della narrazione renziana! Per ciò che lo riguarda, possiamo soltanto annotare che il suo sotto-mettersi col proprio sapere e intelletto a un imbonitore politico qual è Matteo Renzi non gli fa certamente onore. Se ne convinca. Ne avrà vantaggio lui nel correggersi, di certo non io, né altri.

Giuseppe F. Pollutri

 

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