L’Italia di otto lustri orsono

andreotti-3-2 scansione0010-1Il 20 giugno di otto lustri orsono, con l’elezione (anticipata) di un nuovo Parlamento, fu la data storica del 1976, quella che fece da frontespizio all’annata politica italiana. Due i vincitori del voto. Uno fu la DC (Democrazia Cristiana): mietendo suffragi che prima andavano a Giorgio Almirante (MSI-Destra Nazionale), saccheggiandone ai partiti laici minori (PSDI=Partito Socialista Democratico Italiano e PLI=Partito Liberale Italiano) e raccogliendone anche tra i neoelettori diciottenni, tornava ad avere il 38,7 per cento dei consensi, come nel 1972. Nelle elezioni regionali del 1975 era precipitata al 35,5. L’altro vincitore fu il PCI=Partito Comunista Italiano. Quest’ultimo raggiunse il 34,4 per cento (27,1 nel 1972; 33,4 nel 1975). Tuttavia la nuova avanzata non bastò a fare del PCI il primo partito del Paese e a dargli il diritto di formare il Governo e d’andare al potere. I timorosi, in Patria e all’estero, di una svolta comunista in Italia e di una falla nello schieramento antisovietico della “Alleanza Atlantica” tirarono un sospiro di sollievo. Ma, subito dopo il voto, risultava impossibile formare un Governo se i comunisti fossero restati all’opposizione. I Socialisti (scesi dal 12 per cento del 1972 al 9,6) si riconfermavano non disponibili per un ritorno al Centro-sinistra. Proprio il rifiuto del PSI (Partito Socialista Italiano) a continuare la collaborazione con la DC, secondo la formula instaurata nel 1963, aveva portato alla ingovernabilità dell’Italia e ad elezioni anticipate. I Socialisti temevano il famigerato “ Compromesso Storico”, ossia una intesa diretta DC-PCI che mettesse fuori gioco tutti gli altri Partiti, con il pericolo di un “Regime irreversibile”. Nello stesso tempo, volevano che i Comunisti, i compagni-rivali, svolgessero un ruolo diretto nella conduzione del Paese e si assumessero le loro responsabilità, insieme con gli altri Partiti democratici. Tanto più che l’ineffabile “Marchesino” Enrico Berlinguer aveva compiuto qualche altro passo avanti per sottrarre il PCI alla subdola e mefistofelica influenza dell’Unione Sovietica. Si giungeva così ai patteggiamenti che portarono il comunista Pietro Ingrao alla Presidenza della Camera e, il 29 luglio, al Terzo Governo “Andreotti” [1], monocolore democristiano, tenuto in piedi dall’astensione anche dei Comunisti. Questi ultimi, per la prima volta dopo trent’anni, riprendevano a collaborato con la DC per far funzionare un Governo, in una situazione d’emergenza come quella del 1976. Tempi davvero grigi! La lira andava sempre peggio. La grande protagonista dell’anno fu l’inflazione, assieme ai terremoti, alla lunghissima siccità e alle inondazioni che misero ulteriormente in ginocchio l’Italia. Il “Divo Giulio” (Andreotti, of course!) applicava la cura della super-austerità. Pungolato dal PCI, che altrimenti avrebbe tolto l’astensione e fatto cadere il Governo, egli si spingeva su una strada di provvedimenti economico-sociali che la DC da sola non aveva mai avuto la forza di imboccare: le misure anticrisi (5000 miliardi di nuove tasse) risultavano intonate, altresì, al ridimensionamento di antichi privilegi. Anche i Socialisti collaborarono per: ridurre il costo del lavoro, combattere l’assenteismo ed aumentare la produttività unitamente alle esportazioni. Naturalmente i sacrifici suscitarono malumori, causando perplessità e nuove polemiche. Nella DC si temeva che il periodo Andreotti finisse col fare il gioco del PCI, alterando in senso collettivista il sistema italiano. Nel PCI invece si ebbe il sospetto che la DC tentasse nuove elezioni anticipate, sperando di recuperare ancora voti. Intanto entrava in scena il nuovo Presidente americano Jimmy Carter (1924-vivente), fattore molto importante per i prestiti di cui l’Italia ha bisogno e per le conseguenze che ciò poteva avere sui rapporti tra DC, PCI e PSI.

 

ANNOTAZIONE /

► [1] Terzo Governo “ANDREOTTI” (monocolore DC e foriero di futuri tragici sviluppi): dal luglio 1976 al marzo 1978 ◄

  • Presidente del Consiglio (Giulio ANDREOTTI / 1919-2013)
  • Ministro degli Esteri (Arnaldo FORLANI / 1925-vivente)
  • Ministro dell’Interno (Francesco COSSIGA / 1928-2010)
  • Ministro della Giustizia (Francesco Paolo BONIFACIO / 1923-1989)
  • Ministro del Bilancio (Tommaso MORLINO / 1925-1983)
  • Ministro delle Finanze (Filippo Maria PANDOLFI / 1927-vivente)
  • Ministro del Tesoro (Gaetano STAMMATI / 1908-2002)
  • Ministro della Difesa (Vito LATTANZIO / 1926-2010)
  • Ministro delle Poste (Vittorino COLOMBO / 1925-1996)
  • Ministro dell’Industria (Carlo DONAT CATTIN / 1919-1991)
  • Ministro del Lavoro (Tina ANSELMI / 1927-vivente)
  • Ministro del Commercio Estero (Rinaldo OSSOLA / 1913-1990)
  • Ministro della Marina Mercantile (FALCO)
  • Ministro del Turismo (Dario ANTONIOZZI / 1923-vivente)
  • Ministro dei Beni Culturali (Mario PEDINI / 1918-2003)
  • Ministro della Pubblica Istruzione (Franco Maria MALFATTI / 1927-1991)
  • Ministro dell’Agricoltura (Antonino Pietro GULLOTTI / 1922-1989)
  • Ministro dell’Agricoltura (Giovanni MARCORA / 1922-1983)
  • Ministro dei Trasporti (Attilio RUFFINI / 1925-2011)
  • Ministro senza Portafoglio (Ciriaco DE MITA / 1928-vivente)

 

GALLERIA IMMAGINI [In sequenza progressiva]:

  • Tiberio Occhionero nel 1976 /
  • Click sul 3° Governo “ANDREOTTI” al completo /

 

Tiberio Occhionero