La ragion di stato

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La ragion di Stato si può definire come “teoria filosofica e politica” in base alla quale ogni Stato agisce in funzione della sua stessa sopravvivenza o per evitare sofferenze ai propri cittadini: tutto ciò a prescindere se soia “morale” o no, se i cittadini condividano o no. Uno esempio valga per tutti, il rapporto tra Israele ed il resto del mondo. Racconto un episodio emblematico della cosiddetta “ragion di stato” che meglio sarebbe definire come “logica del calarsi le brache”.

Nel 2002 nasce a Gerusalemme, da ebrei americani, un bambino: essendo americano sul suo passaporto, americano, vengono scritti tutti i dati “classici”: nome cognome, data di nascita, luogo e stato. Anzi, no! lo Stato, Israele, sì, il “luogo” no! Qui emerge una delle più classiche conferme della ragion di stato: la città di nascita, Gerusalemme, non viene trascritta: non esiste, come fosse cancellata. Eppure chi di noi normali lettori ed ascoltatori del TG non ha sentito parlare di Gerusalemme come capitale dello Stato di Israele? No, al massimo si può scrivere Gerusalemme se lo stato di appartenenza viene indicato come Palestina”. Naturalmente Il padre del ragazzo insiste perché sul passaporto venga anche trascritto “Gerusalemme” e, dopo Clinton, i due Bush, quel bel tomo di Obama e ben 13 anni, la Corte Suprema Americana ha emesso il suo verdetto “Gerusalemme non si trova in Israele ma in uno stato che non esiste”! La giustificazione di questo schifo l’ha data il Dipartimento di Stato (l’equivalente del nostro Ministero degli Esteri) “Cambiare la politica degli USA potrebbe  creare un tale scontento nel mondo arabo ed islamico da danneggiare le relazioni diplomatiche”: tradotto in termini più accessibili, paura degli attentati, paura delle perdite economiche come se non bastassero le azioni terroristiche degli islamici!

In sintesi, un inno alla vigliaccheria di un Paese che fa il “forte” con i deboli e il “debole” con i forti (in entrambi i casi vigliaccheria ed immoralità).

Elio Bitritto