Lo Stato esiste per fare ciò che i mercati non sanno fare.

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Intervenendo alla conferenza del partito conservatore a Birmingham, Theresa May,  l’elegantissima premier inglese che ha preso nel luglio scorso il posto di David Cameron, ha lanciato chiaro e forte questo monito: “Britsh jobs for British  workers”  e cioè il lavoro inglese ai lavoratori inglesi.

Una vera e propria inversione di tendenza, anzi una rivoluzione vera e propria rispetto alla classica politica liberista dell’Inghilterra che ha voluto spiegare in questi termini:

“La gente con beni è diventata più ricca, la gente senza beni ha sofferto.  Chi ha preso prestiti ha trovato il proprio debito meno costoso. Chi aveva dei risparmi s’è trovato più povero”.  “Oggi troppa gente col potere si comporta come se avesse più in comune con le elites internazionali  che con la gente che abita nel vicinato, la gente che essi impiegano, la gente che passa per la strada. Il mondo funziona bene per i pochi privilegiati, ma non per  le persone comuni” “E’ tempo di ricordare il bene che lo Stato può fare. Che lo Stato esiste per fare ciò che gli individui,  le comunità locali, i mercati non sanno fare, e noi dobbiamo usare il potere dello Stato per il bene del popolo”.

Parole che rinviano ai concetti di un’economia sociale di mercato che sembrava ormai consegnata alla storia, di un’economia sociale di mercato ma che assurgono invece a programma di governo : “E’ tempo di rigettare i  dogmi ideologici sia della sinistra socialista sia della destra libertaria, e di adottare un nuovo centro, in cui  lo Stato interviene, e non si ritrae, per operare a nome di tutti noi”.

Saprà dire e soprattutto fare altrettanto Renzi, sinora stucchevolmente ossequioso agli ordini delle banche? E ovviamente anche gli altri rappresentanti della politica italiana? Nutro seri dubbi.

Peppino Tagliente

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