1971-Uno sguardo all’Italia demo-pluto-catto-comunista di nove lustri orsono

la-provincia 2-agosto-1971 foto-governo-colomboL’elezione del democristiano Giovanni LEONE a VI° Presidente della Repubblica Italiana (dicembre 1971) voltava pagina. Ora il nuovo settennato politico cominciava a prendere la sua fisionomia. Ma i sordi, lunghi contrasti fra e dentro i Partiti e tra i maggiori personaggi aspiranti alla suprema carica dello Stato non potevano non lasciare tracce negative, aggiungendo il loro passivo all’eredità di un anno difficile. Anno difficile, certamente, il 1971 soprattutto a causa di una «confusa stanchezza» come disse il Capo del Governo Emilio COLOMBO «per la democrazia». Amaro fenomeno: ad un quarto di secolo dalla Liberazione che sembrava avere liquidato il Fascismo, l’estrema destra di Giorgio ALMIRANTE, nelle elezioni amministrative del 13 giugno 1971 in Sicilia e in altre zone d’Italia (in tutto 7 milioni di elettori) rialzava la testa. Ci fu uno spostamento verso il conservatorismo, verso l’ordine ad ogni costo e ad ogni prezzo. Le intemperanze, gli errori degli altri Partiti agevolarono il Movimento Sociale Italiano. La DC (Democrazia Cristiana), dietro un unanimismo di comodo tentò di celare i contrasti fra le sue due anime (il sinistrismo che faceva capo a Carlo Donat Cattin e il bilanciato centro-sinistrismo di Arnaldo Forlani e Flaminio Piccoli). I sospetti di canali sotterranei tra DC e PCI (Partito Comunista Italiano) per un compromesso su Quirinale e referendum sul divorzio seminavano altre perplessità nel Paese. La teoria degli “equilibri più avanzati” del binomio Giacomo Mancini-Francesco De Martino spinsero al massimo il confine del PSI (Partito Socialista Italiano) verso sinistra. Tali fattori, con l’aggiunta dei ricorrenti contrasti fra PSI e PSDI=Partito Socialista Democratico Italiano (le due anime del Socialisno italico) ponevano in una crisi quasi permanente, tanto che il quarto componente la coalizione, il PRI (Partito Repubblicano Italiano), preferì uscire dal Governo pur continuando ad appoggiarlo in Parlamento. Anche i Sindacati non sempre ebbero la mano felice: scioperi non grandinanti come nell’autunno caldo del 1969, ma sempre in misura tale da diffondere ulteriori malumori, quasi che il 1971 avesse avuto bisogno di altri colpi per essere una annata nera. Potevano bastare le pesanti conseguenze causate, non solo in Italia, dalle decisioni del Presidente statunitense Richard Nixon, per difendere il dollaro. Risultato finale: mai, nel dopoguerra, la produttività e l’aumento del reddito nazionale erano stati così magri. I prezzi ebbero allarmanti sussulti. Ma non tutto fu negativo. Il Governo “Colombo” [1], sorto nell’agosto 1970 in una situazione d’emergenza economica, riuscì invece in un importante compito politico: resistette alle crisi assicurando, così, una continuità di guida al Paese sino al difficile traguardo delle elezioni presidenziali. Eventuali elezioni politiche anticipate avrebbero, altresì, potuto condurre non si sa dove. La riforma edilizia e la riforma fiscale (che però sarebbe entrata in vigore solo nel 1973) furono il più consistente bilancio annuale di un Governo che, pur tra mille difficoltà, non rimase inerte. Soprattutto seppe respingere le subdole trappole degli “opposti estremismi”.

 

[1] – ORGANIGRAMMA del GOVERNO “Colombo” (dal 6 agosto 1970 al 16 febbraio 1972):

► Presidente del Consiglio dei Ministri (Emilio COLOMBO)

► Vicepresidente del Consiglio dei Ministri (Francesco De Martino)

► Ministro degli Esteri (Aldo Moro)

► Ministro dell’Interno (Franco Restivo)

► Ministro della Giustizia (Oronzo Reale)

► Ministro del Bilancio (Antonio Giolitti)

► Ministro delle Finanze (Luigi Preti)

► Ministro del Tesoro (Mario Ferrari-Aggradi)

► Ministro della Difesa (Mario Tanassi)

► Ministro della Pubblica Istruzione (Riccardo Misasi)

► Ministro dei Lavori Pubblici (Salvatore Lauricella)

► Ministro dell’Agricoltura (Lorenzo Natali)

► Ministro dei Trasporti (Italo Viglianesi)

► Ministro delle Poste (Giacinto Bosco)

► Ministro dell’Industria (Silvio Gava)

► Ministro del Lavoro (Carlo Donat-Cattin)

► Ministro del Commercio Estero (Mario Zagari)

► Ministero della Marina Mercantile (Salvatore Mannironi)

► Ministro della Sanità (Luigi Mariotti)

► Ministro del Turismo (Matteo Matteotti)

► Ministri senza Portafoglio (Giuseppe Lupis, Eugenio Gatto, Paolo Emilio Taviani, Remo Gaspari, Camillo Ripamonti, Carlo Russo)

 

GALLERIA IMMAGINI [In sequenza progressiva]:

  • Tiberio Occhionero nel 1971
  • Il quotidiano “La Provincia”
  • Foto ufficiale del GOVERNO “Colombo”

Tiberio Occhionero