Kebab e Kretinate

tiella-barese

La mai doma Deborah (rigorosamente con l’acca muta alla fine) Serracchiani è il presidente della Regione Friuli, una regione italiana posta ai confini orientali, quelli che seicentomila caduti hanno restituit0 all’Italia: una città simbolo, il capoluogo si chiama Trieste ed è quella città che appena dopo la seconda guerra mondiale i “titini”, komunisti ed infoibatori volevano annettere alla Juogoslavia. Oggi, il ricordo di quei caduti è sbiadito al punto che a capo della regione vi sono i past komunisti che, anche se non infoibatori, vorrebbero dimenticare che quella è Italia. Ma cosa significa essere italiani? Non certo o almeno non solo l’essere nati in Italia: è innanzi tutto amore della sua Storia, delle sue conquiste in ogni campo dall’arte, alla scienza, agli usi, ai costumi ed anche, al suo modo di mangiare che, pur con tutte le differenze che si possono riscontare da una regione all’altra, rimane un modo di nutrirsi che si riconosce come italiano. Ora che ti fa questa bipede in gonnella? Promuove un arrosto di carne allo spiedo (che questo é il kebab) come piatto tipico friulano, denominandolo “friulan kebab” e spendendo qualcosa come 90.000 euro. Dato, però, che lady D friulana comprende le perplessità di alcuni lettori, si affanna a dare le spiegazione del caso: “i musulmani sono stati a Trieste, quando l’hanno assediata e hanno razziato molte ville lungo il Tagliamento nella seconda metà del cinquecento”! Si può essere così idioti? A mio parere no ma devo fare ammenda della poca fiducia che ho nutrito nei confronti della suddetta: infatti recentissimi studi hanno permesso di accertare che anche la “tiella barese” (riso, patate e cozze) ha origini musulmane. Ora dovete sapere che i pirati musulmani avevano due comandanti, uno per la flotta e l’altro per i soldati che sbarcavano e combattevano sulla terra ferma: fra i due, Abdel e Hamid, sorse una disputa sui cibi che trovavano durante le loro razzie: poiché al seguito si portavano patate e riso, Abdel individuò un oste di Bari Vecchia perché preparasse  una pietanza con quegli ingredienti, senza comprare nessun altro ingrediente, pena l’impalamento; Hamid invece impose all’oste di usare l’acqua di mare per la cottura, così sarebbero stati certi di impalarlo.  Il cuoco, detto “Colino la Zoccola” (che magari più che “zoccola” era furbo), si affidò a San Nicola ed ebbe in visione uno scoglio pieno di cozze e decise di servirsi di quell’umile mollusco per realizzare un piatto che preparò con molta attenzione: questo consisteva nell’alternare una serie di strati di patate, cozze e riso cotti in un forno: inutile dire che il piatto ebbe immediato successo. Superata la prova, Colino la Zoccola, dimenticò di ringraziare San Nicola e questi, indispettito per tanta arroganza, fece arrivare ai due comandanti una tremenda, prolungata, colerica diarrea  che si tradusse nella prevista impalatura.

Elio Bitritto

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