Agricoltura italiana al disastro

TTIP

Abbiamo più volte denunciato da queste pagine la Politica Agricola Comunitaria (più brevemente definita con l’acronimo PAC) ritenendo che la stragrande maggioranza delle decisioni prese siano state fatte da gente che di agricoltura non capisce niente e, soprattutto, da gente che penalizza i prodotti mediterranei. Alla politica (?) dell’aiuto ai Paesi della sponda sud del mediterraneo che riguarda l’importazione di esseri umani e soprattutto di prodotti agricoli sovrapponibili a quelli italiani (naturalmente con un costo di produzione decisamente inferiore e dalla dubbia qualità almeno rispetto ai regolamenti italiani) si aggiunge una assurda politica di importazione di grano americano (USA e Canada) sempre, guarda caso, a discapito della produzione italiana o greca (quasi un cavallo di Troia  sotto il nome di TTIP). Le quotazioni del grano duro sono diminuite del 43%, quelle dell’olio extravergine di oliva del 33%, del latte del 24% e delle uova del 18%. Uno studio delle Coldiretti ci fa conoscere che da campo alla tavola il prezzo della pasta aumenta di 5 volte, mentre per il pane addirittura di 15 volte, al punto che i costi di produzione non sono più coperti dai prezzi. E guarda caso non esiste nessuna importazione agevolata di prodotti agricoli o zootecnici. La soluzione c’è ma la classe politica italiana, anche quella presente a Bruxelles, accetta supinamente queste porcherie che distruggono la diversità e la qualità dei prodotti italiani. Se vai nei supermercati trovi solo carne francese e ti chiedi perché: se cerchi i cavoletti di Bruxelles vedi che vengono dalla l’Olanda così come i pomodori, e leggi che l’Italia paga le multe per le eccedenze di latte mentre questa gentaglia ti vuole imporre la produzione di mozzarelle con latte in polvere. Ogni Paese dovrebbe provvedere  alla produzione dei beni di cui ha bisogno: se non copre le richieste, venga obbligato ad acquistare ai Paesi della U.E. e solo in ultima istanza può aprire alla importazione da Paesi extracomunitari. Certo io la metto in modo un po’ troppo semplicistico ma  probabilmente una soluzione del genere per degli esperti di economia non dovrebbe essere difficile trovare la soluzione. Ma forse il vero grande handicap di questo simulacro di Europa è il sistema fiscale, estremamente variegato e che consente ad aziende come la Fiat (oggi FCA) di lasciare l’Italia ed andarsene in Olanda o alla Apple, di avere la sede fiscale in Irlanda dove le tasse sono al 15%. La cosa curiosa che la dice lunga su quella specie di elfo rubizzo che è Juncker è la notizia in base alla quale l’U.E. vuole comminare una multa di 15 miliardi di euro alla Apple per il sistema fiscale agevolato irlandese laddove uno dei paradisi fiscali pi cinici d’Europa era ed è il Lussemburgo di cui lo stesso Juncker è stato il premier per 15 anni. Possiamo fidarci di questa gente? Credo che ciascuno di noi la risposta  l’abbia chiara.

Elio Bitritto