L’arroganza di una ambientalista

d'orsogna   Michela Costa

Quasi tutto il mondo conosce la dottoressa Maria Rita D’Orsogna nota per le sue battaglie in difesa delle coste italiane ed in particolare della costa abruzzese di cui è originaria. La D’Orsogna, laureata in Fisica, vive in California dove insegna nell’Università di Los Angeles. Nella sua evidente immensa autostima, se la prende con una Geologa, Michela Costa, colpevole di avere una diversa opinione in merito alla questione trivelle cominciando con una frase da ipse dixit “… lei di ambiente e di verità e di giustizia sociale non ama niente”. Certo un incipit che detto da lei è “verità assoluta”. Tra l’altro non si contiene ed in un crescendo rossiniano evoca la caduta “delle braccia di fronte ad una visione così misera del mondo”: e ancora evoca, l’idealista, lo spreco di 3-400 milioni di euro per un referendum inutile rimproverando la dott.ssa Costa di scrivere “qualunquismi dopo averci pensato mezza giornata, una settimana” mentre lei, la papessa, sono anni che pensa. Insiste la papessa appellandosi a quelli “dalle vedute più generose, più intelligenti, più moderne di lei …”, Finita qui la filippica? Ma no! chi la pensa come la Costa è un perdente lanciandosi addirittura in un aut aut “o trivelliamo o torniamo alle caverne” figura retorica di una vera giacobina. Lasciamo stare l’accusa su “i post deprimenti” che la Costa scrive: forse la frase più gentile di questa papessa. Ad un certo punto la “Fisica” si addentra nella “Geologia” avendo studiato i rapporti sulla subsidenza dimenticando di dire che questa è soprattutto legata all’estrazione delle acque dal sottosuolo e che il Polesine fino alla metà degli anni ’50 subiva periodiche disastrose alluvioni (forse per la giovane età) senza che vi fossero state estrazioni di gas o petrolio). Naturalmente la papessa non può non accennare al metano, gas serra bruciato dall’uomo, l’assassino dell’umanità, senza tener conto che quello estratto viene usato e per la maggior parte “distrutto” mentre quello di milioni di animali e dei vulcani è libero di diffondersi nell’atmosfera. Dopo la breve ma esaustiva parentesi storico-antropologica, la papessa si permette di dire che la geologa “non ha studiato un bel niente” gratificandola, però, di un “mia cara”! Ad un certo punto si lancia in un volo pindarico dal ritorno terroristico facile, che intanto solo grazie alle battaglie degli ambientalisti le trivelle non sono state ubicate sulla spiaggia con i bambini (sic!): inoltre una proposta che merita tutta l’attenzione dei lettori “l’estensione del limite in Adriatico alle cento miglia come negli Stati Uniti” naturalmente senza tener conto dei nostri dirimpettai che non è vero che abbiano rinunciato ad estrarre petrolio. Dimenticavo il cenno ad un’altra immagine terroristica “i bambini deformi di Gela”. La dott.ssa Costa pone l’eventualità che vinca il SI: fine dell’incubo? Certo che no poiché verrebbe incrementato il traffico petrolifero lungo le rotte dell’adriatico: a questa possibilità la papessa non risponde, sfugge, come un qualsiasi Renzi, candidandosi, qualora lo decidesse, qd occupare un posto nel parlamento italiano (non si sa mai che in America si stufino….). Infatti la papessa omette di dire che la stragrande maggioranza dei disastri legati al petrolio sono stati causati dalle petroliere e che in Adriatico le uniche chiazze erano dovute proprio alle petroliere non alle piattaforme.
La Costa fa sommessamente notare che prima di poter dare l’addio alle fonti energetiche fossili dovrà passare del tempo e nel frattempo? Lapidaria la risposta della Papessa: concede che prima di arrivare alla eliminazione delle fonti energetiche fossili passerà del tempo: intanto esordisce con questa carineria “Michela, lei è più fossile del petrolio mi sa”. E la papessa si addentra in una approfondita analisi sui dieci mesi di caldo record tra il 2015 e il 2016 che le hanno evidentemente consentito di formulare un algoritmo in base al quale “… gli equilibri biologici sono saltati e occorre fare il più in fretta possibile”! E se le fonti energetiche alternative non sono pronte? Ma l’importante è il referendum che dica SI, anche se, lo ammette lei stessa (la papessa), “non cambierà niente sul breve termine, sarà solo un segnale …”. E intanto gettiamo 3-400 milioni di euro per dare un segnale? Ma siamo tanto ricchi? Quella poveretta della geologa scrive che così come è stato formulato il referendum è illegittimo perché parte dal presupposto che i cittadini conoscano la complessa materia delle coltivazioni di idrocarburi. In realtà è così ma alla papessa questo non interessa perché il referendum è uno strumento di democrazia: non solo, ma in un impeto di saccenteria la papessa si sbilancia col dire “Ma chi è lei per dire questo”? Forse la papessa non si è accorta che stiamo parlando di geologia e non di neutrini ma evidentemente l’ego prevale sulla razionalità. A questo punto mi sembra inutile stare a battibeccare con una professionista che si arroga il diritto di dire la sua su tutto: avesse posto il dubbio, l’eventualità potrei pure capirla: ma parla con la presunzione di dire e dare lezioni a tutti. Per non smentirsi la papessa conclude la sua orazione funebre alla altrui intelligenza e professionalità con delle considerazioni che danno la misura del suo ego: “Ma … se invece di scrivere post patetici con un’ottica negativa e perdente, lei usasse quel che è e quel che ha in modo costruttivo”? Questa è la papessa che sa di Geologia e si scopre anche un pò psicologa. Amen.
Elio Bitritto Geologo