Una o tre Europe dopo la BREXIT?

Se il Parlamento europeo non saprà trarre le dovute lezioni dall’uscita dal Regno Unito dall’UE la frammentazione in tre blocchi di paesi 1. (UK,( meglio l’inghilterra) e paesi nordici con l’inglese come lingua franca e la sterlina come moneta comune; 2. Germania e Europa continentale con il marco come moneta comune ed il tedesco come lingua franca; e 3. Italia/Francia/ con il francese/italiano come lingue principali e l’euro come moneta comune) sarà inevitabile.La Brexit è un avvenimento epocale che obbligherà gli europei a ridefinirsi ed a scegliere nuovi e alternativi modelli di aggregazione e di identità rispetto a quelli attualmente vigenti. L’Europa resterà unita se la sua tradizione culturale profonda e originaria, quella greco/romana e i valori spirituali della tradizione cristiana avranno il sopravvento sull’Unione Europea di oggi dominata da una rigida, elefantiaca e anonima burocrazia e la difesa ed il prevalere degli interessi dei banchieri e degli speculatori apolidi. Il pericolo imminenti è che i nazionalismi finiscano con avere la meglio e prevalere e l’Europa di nuovo frammentata dove prevarranno gli interessi del singolo stato/nazione si condannerà ad essere una colonia militare americana ed a medio termine colonia economica cinese. Il rischio principale è la emergente conflittualità tra i vari stati che potrebbe portare a guerre fratricide. Piu’ Europa dunque, ma un’Europa diversa dove i diritti ed i doveri dei suoi cittadini avranno priorità e dove l’accoglienza dell’altro, del migrante, verrà fatta seguendo regole chiare e da rispettare. Solo cosi’ si eviterà la nuova, emergente schiavitu’ e la ‘ guerra tra i poveri’.Il buonismo e l’invito ad essere tutti fratelli, nella realtà dei fatti, dovrebbe, ma non funziona. L’Europa sia accogliente, ma resti Europa. Anche in paesi d’immigrazione dove vige come politica ufficiale il multiculturalismo, il mosaico sociale resta verticale.
Filippo Salvatore

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