I morti di serie A e quelli di serie B

boldrini lacrimosa

Funerali di … stato, quelli appena tenutisi a Fermo dove un nigeriano è stato ucciso al culmine di una rissa scatenata da una sorta di “guappo” di paese che aveva apostrofato la moglie del nigeriano come “scimmia” o qualcosa del genere. Dire che linguaggi come questo del giovinastro devono essere condannati e sanzionati è il minimo: parlare di furia cieca, pestaggio e fascismo è invece tipico di chi rivela una natura tra l’avvoltoio e lo sciacallo. Subito le sinistre si sono buttate a capofitto, come cormorani, sulla “bestia fascista”, subito le autorità sono andate a fare passerella pseudo-buonista, subito si è sentita la necessità di far officiare la messa ad un vescovo (mi auguro che il nigeriano fosse di religione cattolica), subito è stato dato valore di verità assoluta alla vedova che ha descritto l’aggressore, oltre che villano e razzista per l’espressione a lei rivolta, anche, appunto, feroce aggressore. Naturalmente tutte le anime belle si sono fatte un punto d’onore di mostrarsi più o meno sconvolte dall’ondata di razzismo e violenza fascista e non poteva essere altrimenti; ma la magistratura ritiene comunque necessario “ricostruire” l’accaduto in tutte le sue fasi e, a prescindere dalla concordanza testimoniale circa la grave offesa subita dalla moglie dell’assassinato, emergono alcuni fatti che gettano nuova luce sull’accaduto. Intanto il sindaco conosce il razzista come rissoso e testa calda con simpatie, (almeno iniziali) per l’estrema sinistra, inoltre una testimone afferma che è stato il nigeriano a svellere un segnale stradale ed a picchiare l’italiano: l’autopsia sul nigeriano afferma che non vi sono altri segni di percosse se non quella di un singolo pugno per il quale il nigeriano è caduto riportando la frattura del cranio: infine la visita medica sul corpo del “fascista” avrebbe mostrato diversi segni di percosse e, soprattutto, ferite alle braccia che indicano non me ne vogliano le anime candide,  testimonianza di  “difesa”. Ma tutto ciò non basterà a quella combriccola di estremisti del politicamente corretti a cominciare dalla sora Laura la quale non si è fatta sentire, né vedere quando in Sicilia due anziani furono barbaramente massacrati da un immigrato, e non si è fatta sentire né vedere in occasione dell’assassinio della dottoressa Rita Fossaceca di Trivento e delle torture subite dai parenti e dalle infermiere che erano con lei in Kenia a Watamu lo scorso 28 novembre. Ecco quali sono i risultati del buonismo a senso unico di questa che non posso più trattenermi dal definire gentaglia, soprattutto quando si pensi a questo razzismo a rovescio, prima gli stranieri e dopo, molto dopo, forse, gli italiani. Vergognatevi.

Elio Bitritto