Vasto – Il primo giorno

la città bvrucia

C’è una prima volta in tutte le cose, il primo battito di cuore, il primo bacio, il primo giorno di scuola, la prima comunione e chi più ne ha più ne metta: c’è chi si affeziona così tanto alla prima volta che la ripete con caparbia determinazione. In realtà c’è chi questa prima volta si è stancato di farla ma non c’è niente da fare ed è costretto a ripetere uno stanco rituale al quale volentieri si sottrarrebbe. Ed ecco così Peppino Forte, con il suo abitino quasi bianco (ormai non è più vergine da tempo) che accede all’alto consesso in qualità di presidente del consiglio comunale per la terza volta. Dice la vulgata locale che lui ha resistito fino allo stremo ma quando Luciano ed Angelo gli hanno puntato un coltellaccio alla gola, di fronte alla prospettiva di dover rinunciare a quel tozzo di pane per la famiglia, ebbene, di fronte a queste necessità, ha capitolato. Certo assumere per la terza volta l’incarico è un sacrificio d’altri tempi, ma lui considera la sua una missione a prescindere da quel misero salario  di qualche migliaio di euro l’anno (voce che ritengo assolutamente infondata e diffusa ad arte per far credere che fosse interessato al vile denaro). Intanto è la conferma dei buoni propositi di chi ha parlato e solo parlato del famoso (o dovrei dire “fumoso”) passo indietro dei politici di vecchia presenza: e così Tomasi di Lampedusa avrebbe materia fresca (in realtà un pò rancida) per scrivere un nuovo “Gattopardo”. Ma Peppino Forte rappresenta al meglio quella ventata, anzi zaffata, di nuovo, di moderno che la sinistra vastese  è capace di produrre: nato nell’immediato dopoguerra, è sempre stato lontano dalla politica, mai fatto parte di alcuna formazione partitica, a parte quelle parentesi, apertesi però recentemente, credo a metà degli anni sessanta (dopo Cristo naturalmente), e che faticosamente cerca di chiudere: ma il destino, rio e dispettoso, gli impedisce di farlo. Le piccole esperienze di chierichetto lo hanno forgiato nel suo spirito missionario, tendente al gesuitico-farisaico, e ne hanno fatto la quinta essenza di “presidente di consiglio” per antonomasia, al punto che potrebbe fare anche il presidente di un condominio.  Un solo neo, un solo rimpianto, per ora: la banda dei quattro non è più intera, si è dimezzata e restano per ora fuori della giunta Sputore e Tiberio che forse avevano creduto altro. Ma il tempo è galantuomo e il presidente saprà cosa e come fare per ricostituire la banda: bisogna solo dare tempo al tempo. Intanto il nuovo è rappresentato dal sindaco già capogruppo nella passata sindacatura, da Peppino Forte che fa politica da soli 50 anni, dalla Marchesani che è alla terza legislatura dopo una vita da sindacalista in fabbrica, da Marcello alla terza esperienza, dalla Canci anche lei anziana di politica, dal vecchio/giovane segretario del Pd e …. anche da alcuni giovani pistrini che dovranno resistere alle astuzie dei vecchi volponi.  Certo alla vicepresidenza del consiglio anche Elio Baccalà e la novità  Cieri che fa sorgere il sospetto che, forse, qualche contatto, qualche avance, qualcosa ci sia stato prima del ballottaggio: solo illazioni? Non credo: da tempo si sospettavano truppe di complemento, il nuovo Corpo degli Ascari a servizio del centrosinistra: tentati e sedotti dalla presidenza del Consiglio, si sono accontentati della vice-presidenza che conta come il due di coppa a briscola: invece di “punire” dieci anni fallimentari hanno “punito” i dieci anni precedenti: sarà facile fare un resoconto delle volte che la Cieri presiederà l’assemblea  e per quali punti all’o.d.g.. Dice Forte che la sconfitta ci “brucia ancora”: una volta tanto dice la verità, ma non dice che la sconfitta nuocerà ai vastesi ed alla città. Dice il supponente “rassegnatevi”! a cosa? Ad altri cinque  anni di degrado? Mai! Auguri comunque a Francesco Menna, non solo e non tanto come sindaco esordiente, ma soprattutto ad un giovane che sia capace di resistere, resistere, resistere..

Elio Bitritto

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: