Immigrazione e integrazione

cibo e spazzatura

Da più parti e da lungo tempo si pone il problema “immigrazione”: problema europeo ma, soprattutto, italiano! Fino a quando la solidarietà e l’accoglienza saranno l’unica preoccupazione degli italiani? Anche perché, dietro questa accoglienza e solidarietà spesso (per non dire sempre) si nasconde un giro di affari milionario. A questi fattori, diciamo “umanitari”, si aggiunge la considerazione … “scientifico-pensionabile”: l’invecchiamento della popolazione europea entro venti anni comporterà una diminuzione di cento milioni di abitanti e, di conseguenza, una sempre maggiore richiesta di manodopera “estera”! L’equazione è dunque chiara: accoglienza + solidarietà + invecchiamento = immigrazione selvaggia. Queste le premesse per aprire un dibattito sul problema che vede però dei fattori in campo che alterano il giudizio finale e impongono una riflessione sull’opportunità di favorire tale tipo di immigrazione che si tradurrà in uno stravolgimento della civiltà italiana, oltre che europea. Il fatto è che, ancora una volta sembr”a prevalere una ragione di carattere economico, la richiesta di maggiore manodopera, senza pensare che a causa del progresso probabilmente vi sarà un numero sempre maggiore di lavori che verranno “automatizzati”. Ora, anche supponendo che il fattore economico giustifichi appieno l’immigrazione  (mentre negli altri Paesi europei si pongono rigide limitazioni !!!), è accettabile che gli italiani diventino “altro”? Potremo definire italiani o neo-italiani questi immigrati? O sarà sufficiente una legge per definirli tali? Quale sarà il loro rapporto con gli “indigeni”? Saremo paradossalmente costretti a doverci integrare? Credo che una discussione sull’argomento debba tenere conto di questi aspetti che ora appaiono inesistenti o sottovalutati.

Nello stesso momento e strettamente connesso all’immigrazione ci si deve porre il problema dell’integrazione partendo dall’ultimo episodio “simbolo” accaduto in un paesino del piacentino dove un gruppo di giovani pakistani ha rifiutato di svolgere alcuni piccoli lavori di ridottissimo impegno orario a fronte di una ospitalità completa: in pratica nella stragrande maggioranza dei casi i profughi rifiutano il concetto di gratitudine ed in non poche occasioni hanno gettato il cibo nella spazzatura, hanno devastato la struttura di accoglienza, hanno preteso trasferimenti e benefit che definire arroganti è riduttivo. Ora, se piccoli numeri di immigrati hanno queste pretese (cui supinamente si dà spago), possiamo immaginare cosa accadrebbe in presenza di un numero di immigrati molto maggiore. E non sto parlando solo degli islamici, ma, come accaduto in questi giorni, anche di altre comunità: e tutte, pur nella diversità delle provenienze, delle culture, delle tradizioni, delle religioni, hanno un tratto comune, il rifiuto di integrarsi e questo nonostante gli inviti all’integrazione delle  istituzioni che sembra siano rivolti agli italiani invece che agli immigrati. La cosa è particolarmente grave solo se si pensa alle migliaia di pensionati italiani che scavano nell’immondizia per trovare qualcosa di commestibile, che spesso sono costretti a vivere in auto, che sono disposti a tutto pur di lavorare, che qualche volta si ammazzano per disperazione.

Elio Bitritto

cibo gettato