Citazioni e votazioni “a perdere”

La vita e la storia

Che fantastica storia è la vita, così afferma Antonello Venditti in un suo noto pezzo cantautorale. E, in effetti, se la riguardiamo la vicenda umana, sotto il suo profilo vitalistico, ovvero “capace di tutto”, spesso anche del male, è sicuramente qualcosa su cui si può fantasticare e costruire una storia, tante storie, ciascuno di noi la propria. Non a caso ho titolato la mia didascalica narrazione in strofe dei mesi, su il Lunario di Vasto 2016, “La vita che viene, nei mesi che vanno”. Vuol porre l’accento su ciò che a noi accade, nel e con il trascorrere del tempo, sulla vita che può essere anche  individualmente ‘fantastica’, ma che in genere è ignorata da chi ‘fa’ la storia pubblica dei popoli.

La vita è sogno (La vida es sueño) ebbe a titolare nel 1635 una sua narrazione scenica  il drammaturgo Pedro Calderón de La Barca, ponendo in esso (nella vicenda narrata) l’accento sulla ineluttabilità degli eventi che gravano sull’uomo, malgrado la sua volontà e la falsa illusione di essere nei propri gesti e atti ‘libero’ e capace di autodeterminazione. Una visione pessimistica del vivere, umano e non solo, che spesso ha poco del “sogno”, ma molto di fatalistico, di irrazionale e incongruente.

La vita è bella è il titolo di un film uscito  nel 1997 sugli schermi, interpretato da Roberto Benigni alla sua maniera di attore presuntivamente poetico e di guitto di successo. In esso, sempre traducendo la vita in “storia”, il tono volutamente favolistico e scopertamente falso, si è voluto come emancipare l’“olocausto” di uomini e donne, da parte dei nazisti germanici, dal suo peso orribile di sofferenza, di straniamento umano e sociale, di morte data con modalità demoniaca. Una favola privata che finisce, con il raccontarla così, di edulcorare una vita-vicenda degli uomini  indicilmente ignobile.

la storia dei sovrani e la vita dei popoli
Che dire… La vita e la sua narrazione non sempre collimano o si conciliano, spesso procedono ciascuna per proprio conto. Sin da ragazzi lo apprendiamo sui libri scolastici, la Storia la “fanno” i re e gli imperatori, i condottieri, spesso i tiranni, qualche volta i ‘rivoluzionari’, quelli veri o i masaniello di turno, quelli che fanno esclamare alla gente, indifferentemente “Viva il Re” o “Viva il popolo”, mentre la vita (per il popolo, per chi vive da semplice suddito o servo, al più da ‘cittadino’), meriterebbe ben diversa attenzione, ben diversi racconti, perché ha a che fare con la vita, con miserie o desideri che il governante non conosce, persino non vede e di essi poco o nulla ha cura. Ciò che resta negli annali della memoria, in quel che si definisce “storia”sono soltanto i nomi di chi si è fatto sovrano, ritenuto al meglio un “illuminato”.

Che dire… Se in un luogo, territorio o città, l’eletto governa in maniera che lascia “il tempo che trova” e lo stato dei luoghi non meno, se questi a suo e per altrui  piacimento tiene il “bene comune” a propria disposizione e non a frutto dei governati, e seppure le narrazioni quotidiane mostrano inconfutabilmente il malfatto, e ciò nonostante “la gente”, raccolta in conventicole e confraternite organizzate per la condivisione del potere, ancora e pur sempre rinnova con  “il voto” consenso e fiducia a costui o a costoro, la vita degli “altri”, di quelli che stanno e vivono al di fuori del Palazzo, pare che non meriti e anzi non  … fa storia.
“Vae victis”…. Peggio per coloro che “hanno perso”. La storia è tuttora, Dio sa per quanto ancora, sempre quella. Anche se oggi detta “democratica”, permette incontrastabili prevaricazioni da parte di chi diviene  “maggioranza” surrettiziamente, per aver ottenuto una manciata o un voto soltanto in più.

Che dire… Per utilizzare ancora una citazione, questa per nulla affatto a perdere: in quel che facciamo quotidianamente, pur senza visibilità e senza clamore, nei rapporti con il luogo e il nostro prossimo, “La storia siamo noi”. Nel bene e nel male, nelle scelte giuste perché meditate, in quelle improduttive per il bene della comunità in quanto legate alla esclusiva promozione di sé e degli interessi di parte. Faremmo bene a pensarci, e ad agire, nel privato e soprattutto nel pubblico, con maggiore avvedutezza, con dignità e coerenza, umana e sociale, ove si desideri coltivare la voglia di godere di stima presso gli altri, e di meritare un buon ricordo da parte di chi verrà, poi.

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Le_avventure_dei Pinocchi-b

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