Migranti. Consapevolezza e ignavia, tragedia e commedia

01_TWITT-kbmH--700x525@IlSole24Ore-WebLa tragedia dei migranti naufragati alle porte delle coste italiane assume proporzioni sempre più tragiche. Secondo l’agenzia dei rifugiati dell’Onu, l’Unhcr, sarebbero fino a 700 le vittime di tre naufragi nel Mediterraneo in questi ultimi giorni. (da ilsole24ore.com)

“I migranti  non sono un pericolo, sono in pericolo”

Così Papa Francesco in uno dei suoi incontri con i fedeli. Un’affermazione che indica una volontà di indirizzare uomini e anime verso l’accoglienza non in modo genericamente caritatevole (da “opere della misericordia”), ma per ciò che negli eventi, spesso drammatici, si configura come assolutamente necessario per regolamentare questo continuo flusso di uomini, donne e bambini dai Paesi del sud del mondo e in particolare dall’Africa.
Con tale sottolineatura il papa non soltanto esorta la gente delle nostre terre a non preoccuparsi più di tanto della presenza dei sopravvenuti, quanto sollecita i governanti a guardare nella sua crudezza la tragedia cui vanno incontro i migranti, in qualche modo incoraggiati  dalle attuali irrazionali logiche dell’accoglienza e/o del respingimento da parte delle nazioni nord-occidentali.

Con totale e vergognosa assenza in tale situazione delle Nazioni Unite, ci si limita (dando a tali operazioni nomi fantasiosi come fossero scene da ‘girare’ e poi  rappresentare in una sorta di fiction di massa) a pensare che il proprio compito primo e pressoché esclusivo sia quello di soccorrere tale gente solo e nel momento in cui la si vede (…o si aspetta di vederla!) ‘naufraga’ in mare, senza pensare che proprio questo modo di andare incontro ad essi, nella loro irrefrenabile necessità di fuggire da guerre e soprattutto da fame e miseria. Tale politica superficialmente (ipocriticamente) definita ‘umanitaria’ sta causando innumerevoli morti, sta facendo del mare Mediterraneo un desolato e vergognoso cimitero. Per tale incontrastata tragedia, né oggi e né domani basterà, per la coscienza dei popoli, deporre o gettare di quando in quando corone di fiori.

Affinchè l’ultima affermazione del Papa non venga metabolizzato dai media e dalla pubblica opinione semplicemente come un altro omaggio di parole, incapaci di impedire per l’innanzi come in questi giorni, come già ieri e l’altro la tragedia in atto, bisognerà che le Nazioni del mondo, non solo europee, mettano in atto azioni che impediscano concretamente che le emigrazioni vengano gestite dal malaffare di vario genere, e avvengano in mare su barconi e gommoni destinati in partenza ad affondare dopo qualche miglia dalla costa di partenza.
Impedire là, da dove s’imbarcano, che tali migranti possano e debbano “prendere il mare” con tali mezzi e nelle inumane condizioni cui sono sottoposti dalla criminalità (eufemisticamente denominata degli “scafisti”), non può ritenersi un violazione del territorio nazionale, quanto un razionale intervento per la salvezza di costoro. Si  ha non solo il diritto, ma il dovere, di intervenire nei luoghi della partenza, quale che sia la volontà o la disponibilità dei governi locali a permetterlo o ad accettarlo.  Se è vero che l’Onu, dando esecuzione e senso alla sua stessa ragione di esistere, semplicemente con “un voto” si permette spesso di intervenire militarmente ove si vuole e si crede di ‘doverlo’ fare, analogamente e a maggior ragione può intervenire ‘autorevolmente’, con i modi e i mezzi allo scopo necessari, a salvare tanta gente (uomini, donne, bambini) da morte annunciata, sopportata e supportata ‘pericolosamente’ da quella che si definisce umana o ‘cristiana’ disposizione all’accoglienza. Al contrario, l’attuale ipocrisia e insensatezza nell’agire appare non più tollerabile e, per usare una espressione convenzionale ma vera, “grida vendetta al cospetto di Dio”, o più semplicemente, per così dire, al cospetto della sacralità dell’essere umano.
Dice bene papa Francesco: Questi migranti “sono in pericolo”. E il pericolo va fronteggiato ed eliminato là dove si genera o viene tollerato. Non a caso, e direi finalmente, mentre un inutile e, appunto, “pericoloso” pietismo, da noi presenta i bambini migrati come … “Portati dalle Onde”, con fantasia degna di miglior causa, il nostro Presidente della Repubblica  Mattarella, in uno dei rari momenti in cui si è espresso personalmente con scienza e coscienza, a Sarajevo, incontrando i leader balcanici, ha affermato:
“Servono politiche credibili in tema di attivazione di canali legali di migrazioni e rimpatri”!

Tali sorprendenti e sin qui inusitate parole serviranno ad avviare una vera riflessione, utile per attuare politiche dell’immigrazione più “credibili” e realmente salvifiche e pacificanti, per chi emigra quanto a tutela delle popolazioni in cui devono poter essere integrati?
Sinceramente, per quanto sia nel mio pensiero ed animo umano e cristiano di auspicarlo, io temo di no, giacché spesso “le parole”, siano esse di un papa o di un capo di stato, appaiono ‘buone’ non per sé, non per le conseguenze che devono e possono avere, ma come battute per una nota e pur sempre rinnovata ‘recita’ della commedia umana. Anche laddove, come in questo caso, è – non solo appare – una generalizzata e devastante tragedia dei popoli.

GFP

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