Albertazzi: la significatività della parola, il valore degli ideali

albertazzi_portraitCon Giorgio Albertazzi (nato nel 1923) scompare oggi un grande e immaginifico attore, dalla capace e suggestiva voce, dotato di straordinaria capacità interpretativa, dai testi teatrali classici, shakespeariani in particolare, alla narrazione  “adrianea”, originalmente portata sulla scena, della Yourcenar.

Uomo e artista, istrione con intelligenza e consapevolezza, dalla fantasia a tratti poetica e talaltra sagace. All’occorrenza mordace. Un carattere che a lui veniva dalla toscanità e, da un passato di giovanile militanza detta “repubblichina”, aderendo agli ideali di quella parte in lotta, convintamene allora e senza cercare di negarlo o nasconderlo, come molti altri italiani hanno ipocritamente fatto.

I commenti in queste ore dei personaggi delle Istituzioni statali per una volta si adeguano alla rilevanza quantomeno culturale e nazionale del personaggio, sebbene assertore di idee diverse o contrastanti con quelle conformiste e asservite alla conservazione del potere di una parte.

Si definì da sé  quale “perdente di successo”. Alla consapevolezza del successo artistico e culturale conseguito ha sempre voluto unire, per non rinnegarlo, il ricordo della sua giovanile contiguità con la gioventù del “sangue dei vinti”. Una generazione di cui ancora non si accetta di riconoscere, nella accomunante e non sempre chiara tragedia posta in essere dalla fine del fascismo in Italia, come meritevole di riconoscimento civile e di umano rispetto.

albertazzi in scenaAlbertazzi con la parola (suono e valore significante) ha saputo riscattare e conservare nella sua alterità dalla ideologia l’uso distorto che di essa si fa per ragioni di convenienza e di potere. Ideologico e per ciò stesso prevaricatore, non meno di quello abbattuto con le armi e storicamente sconfitto.

GFP