… ma è un bravo ragazzo …

bravo ragazzo con aureola

Di questi tempi di caccia al voto, è inevitabile incappare in qualche amico che, alla richiesta di votare per il tuo candidato risponde che non può, si è già impegnato: accade ovviamente con tutti i candidati ed accade anche il contrario: ti chiedono perciò di votare per il loro candidato e l’elettore onesto dichiara subito che ha già impegnato il suo voto per tizio o sempronio. Sabato mattina un’amica da lunga data mi ha chiesto il voto per Francesco Menna e io le ho fatto rilevare che oltre al fatto di essere già impegnato politicamente con Desiati e Tagliente, votare Francesco sarebbe stato come approvare e confermare l’amministrazione scadente. La mia amica ha ribadito “ma Francesco è un bravo ragazzo”: non potevo e non posso che essere d’accordo con lei, ma non è con un “bravo ragazzo” che si amministra una città devastata da oltre dieci anni, che la si può  “ricostruire”, sia perché non ha l’esperienza necessaria, sia perché non sarebbe lui ad amministrarla ma un “cartello” di  amministratori che hanno fatto già abbastanza danni alla città e, pur di riconquistare lo strapuntino non esitano a truccarsi da “bravo ragazzo”. Questa storia del “bravo ragazzo” non può essere l’alibi per riconquistare la città perché é solo l’alibi per riconquistare le poltrone che devono invece lasciare per manifesta incapacità. Il bravo ragazzo è così diventato, per i vari Forte e compagni, l’alibi perfetto, da comunicare alla gente, nascosti dietro la simpatia che Francesco suscita magari pensando di diventare quello che non sono stati capaci di essere. La “banda dei quattro” guidati dalla reincarnazione in Peppino Forte di Jiang Qing, la vedova di Mao, tenta di rifarsi una verginità politica proponendosi all’elettorato vastese attraverso il volto di Francesco Menna che, probabilmente “sedotto” dalla suddetta vedova, mostra la sua impossibilità a guidare la città per il solo fatto di non essersi accorto della subdola manovra che lo aveva “messo in mezzo”. Non si è chiesto Francesco “chi” porterebbe i voti al PD? Sa bene che i voti li porteranno i soliti noti e non è pensabile che, di fronte al loro peso elettorale se ne stiano in disparte: naturalmente pretenderanno un corrispondente “peso” in giunta: ed allora cosa potrà mai cambiare rispetto alle precedenti amministrazioni? Si può ragionevolmente ritenere che, pur pensando con la propria testa, possa imporsi a chi lo ha fatto eleggere? Certo tutto è possibile ma questa ipotesi appare assolutamente irrealistica soprattutto se la “vedova di Mao” sarà votato da chi, pur nel mugugno, pur turandosi il naso, lo gratificherà di un bel pacchetto di voti.

Elio Bitritto

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