San Salvo. Cartoleria dello Stadio

downloadDel Casale Maria, alunna di 70 anni, che continua ad essere “la più brava della classe” nella sua cartolibreria senza tempo e senza confronti.

In via dello Stadio, spesso all’altezza dei numeri 75/77 non si trova il parcheggio perchè, specialmente quando inizia l’anno scolastico o ci sono ricorrenze da festeggiare con artistici biglietti da visita o regali culturali, bisogna fare la fila prima di essere serviti.

Maria è legata alla sua attività con la stessa passione di quelle persone che, dal nulla, con tenacia, talento e orgoglio, arrivanno a risultati inizialmente impensabili. Lei era la mia compagna di classe ai tempi della penna e calamaio, i quaderni tutti neri e due soli libri con rare e piccole immagini senza colore.

Il nome della nostra maestra era Artese Mattia Maria, era scritto sulla porta di celeste legno, ma in paese la chiamavano “donna Maria” perchè appartenente ad una famiglia nobile. Era vestita sempre di nero per la perdita precoce del marito. Rinomata la sua severità, l’avarizia dei sorrisi, l’abbondanza dei compiti da fare a casa con poca luce, inginocchiata davanti alla sedia che faceva da scrivania.

Del Casale Maria, con il suo fiocco bianco ed i suoi capelli ricci nè corti nè lunghi era, come quasi tutta la classe, di famiglia modesta e la campagna era la meta che ogni giorno i suoi genitori raggiungevano, lasciando lei, più giudiziosa e matura per forza maggiore a “badare”, come si soleva dire in gergo semidialettale, la sorellina più piccola Claudia, Lella la più vivace ed il fratello Gino, impegnato a lavorare.

I nostri momenti di gioco erano pochi e spesso ci si fermava davanti al palazzo scolastico (ora sede municipale) per “giocare a vedo”, gioco segnato con il gesso ed una piccola “sferzetta” di pietra determinante, per grandezza e forma, a centrare il riquadro disegnato per terra senza toccare la linea.

Maria , nella tasca del grembiule, come una reliquia, conservava il suo aggeggio sempre vincente, vincente come il suo pennino, conficcato nel fusto di legno, che scriveva sottile sottile, con minore rischio di far sgocciolare l’inchiostro nemico finale della riuscita della pagina scritta, con il rischio “terribile” di ricominciare da capo e per di più dopo quell’ “indimenticabile” scapaccione che la maestra faceva sentire sulla testa dello sfortunato alunno.

D’inverno le nostre manine erano rosse e gelate, ma a primavera leste e pronte per cogliere nei vicini prati del paese margherite e soprattutto violette…quando le rondini sfrecciavano disegni copiati dalle poesie imparate a memoria e ripetute “a campanella” oppure singhiozzate, con la brutta sicurezza d’impararla rimanendo nel pomeriggio a scuola, mentre le bidelle con scope di saggina toglievano le poche briciole di pane e miseri pezzetti di carta, impensabili oggi che lo spreco riempie cestini già pieni di scartoffie, bicchieri di carta e tanto altro esagerato materiale da smistare prima di buttarlo.

Del Casale Maria era impeccabile, preparata ma soprattutto dotata di quella invidiabile memoria che, purtroppo, poche hanno ricevuto dal Padre Eterno che, e meno male, quando la mette nelle umane teste, non guarda nè al ceto sociale nè al benessere economico.

E Maria era una “prescelta”, come si legge nella Bibbia, perchè, nonostante gli impegni domestici e la  mancanza quasi totale di libri e biblioteca, con il solo unico sussidiario, divorava ogni scibile, “mangiava” con gli occhi e la mente ogni parola della maestra e trasmetteva con lo scritto o l’orale punto, virgola e (come diceva mia nonna) Ave Maria, riportando sempre i voti più alti in tutte le materie così come oggi, nel suo negozio, si può trovare tutto il meglio dell’Isola che non c’è.

 

 

Angiolina Balduzzi