Vastum olim Histonium … nelle mani di gente “a la dimmèrze”

Quando l’occhio dell’amministratore non guarda, non vede e poco, anzi niente considera a dovere

Educazione civica – 4

E’ lì, a la capicùle, (in gergo uastaròle). Se si vuole, ma non cambia: a la capichîule (nella parlatura uaŝtaréule).

Ma cosa, nel nostro arredo urbano, sta sottosopra o di traverso nella pubblica via, su di una comunale ‘tabella’ mappale? Più o prima di “cosa”, c’è da chiedersi quanti, lì di passaggio, vi hanno fatto mai caso. Non di certo il Sindaco, non i componenti della uscente Giunta Lapenna-Forte-Sputore, chiaramente, in altre, non sempre degne, faccende affaccendati. E i cittadini? Chissà, forse qualcuno, sicuramente qualche bagnante, che sul tabellone posto ai margini della vecchia Stazione ferroviaria, ha cercato indicazione delle strade della Marina. Ma, l’abitante del luogo o il forestiero in vacanza, cosa potevano farci? Ovviamente nulla, di certo avrà avuto il civico e civile pensiero, non certo positivo: – Ma tu guarda… Che modi!

Eppure questo è, e in tal modo sta e si presenta. Quel tondo stemma di Vasto, decorosa riproduzione a stampa su metallo o altro materiale sintetico, ad opera di un capriccioso vento che spira sul posto (che sia di terra o di mare), in tutti questi anni ha continuamente ruotato su se stesso, per evidente difetto di posa in opera di chi l’ha montato senza fissarlo alla sua cornice. E così, nei giorni, nei mesi, negli anni … (si veda documentazione fotografica) ora lo trovi di traverso, altra volta di sghimbescio e, peggio che peggio, con indegna valenza simbolica per un “segno araldico” di città, come sopra detto, …a la capicùle, a la dimmèrze.

Questo slideshow richiede JavaScript.

A chiunque, minimamente amante del decoro, verrebbe il naturale pensiero: – “Va beh, se è così, diamogli una sistemata. Che ci vuole…!”. Basterebbe, o meglio, sarebbe stato sufficiente, infatti, una vite, un punto di adesivo… . Invece, anno dopo anno, nulla.

Curiosamente, non lo ha notato e fattivamente preso in esame neppure l’assessore al ramo e alle tabelle dell’ultimo anno, palesemente attento e voglioso di ‘sistemare’, lui, quel che altri precedessori ai Servizi e Manutenzioni comunali, con ‘costanza’ e pari pervicacia, hanno tenuto in disordine e nel degrado, nel “non cale” o alla “chissene…”! Magari Gino Marcello, se leggerà questa mia, vedrete che lo farà, ora. Disporrà, seduta stante, per un tocco di silicone, opportunamente iniettato tra il tondo stemma e la sua cornice, e via!  – E che tacciano “le malelingue”, come la mia!

copertina-grande-da piazzarossetti-it_rovescio-bDi certo, restando alla sostanza della cosa, minima ripeto, ma assai emblematica di un modo di ‘guardare’ la città e considerare il proprio ruolo, a voler essere provocatori alla oraziana “castigat ridendo mores”, se nella stessa posizione, indecorosamente a rovescio, qualcuno avesse riposizionato il dorato stemma ovale di città, che fa da emblematico sfondo alle autorità municipali in Consiglio, pensate che il Presidente dell’Assise lo avrebbe lasciato lì, tal quale, o avrebbe elevato la voce contro l’indegnità e l’offesa recata all’Aula e alla Città del Vasto?

copertina-grande-da piazzarossetti-it_rovescio-aMorale? Non voglio essere bacchettone, ma qui ci vuole.
Quando c’è gente che si candida e briga, promette e elargisce in vario modo, tutto o soltanto un qualcosa, per avere voti e con essa “l’andare al Comune”, soltanto per spartirsi e occupare le poltrone (col noto manuale Cencelli democristiano, fatto proprio volentieri anche dalle sinistre, laiche o presuntivamente ecclesiali) accade che, nei giorni e negli anni, agli stessi interessa null’altro che il come “stare” e mantenersi, persino “con continuità”, nel Palazzo.

Di recente, il gestore del blog vastese di Piazza, … illuminato d’un tratto da due parole apprese negli studi medi, o magari nei cruciverba, ha pensato, evocato e appioppato ad altri un indegno modo di accattivarsi la plebe, ben espresso dal motto dell’antico tempo romano e d’histonio “panem et circenses”! Si dà il caso, al contrario, che “pane e spettacoli”, offerti al popolo in questi anni dalla compagine politica di cui lo stesso è parte e partigiano, promotore e usufruttuario, molto-assai  sono costati alle casse municipali (insomma ai vastesi, ai residenti e non meno a quelli “di fuori”), senza produrre un qualcosa che valga la gioia di un momento vissuto nel ben-essere, individuale e civico, che sia da ascriversi a lode e di  tramandarne significatica memoria.

Questo, amici, ci mostra e racconta quel tondo logo di Vastum olim Histonium, tenuto o lasciato da “chi di dovere” … a la dimmèrze o, piuttosto (scusate la volgarità … letteraria), “… alla cazzo di cane”!
Pino Pollutri

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: