Il 25 aprile dell’intolleranza

corteo 25 aprile 2014 EBREI

Ieri mattina avevo scritto, ma non ancora pubblicato, alcune mie osservazioni sulla celebrazione del 25  aprile che la locale sezione di Storia Patria aveva organizzato presso Palazzo d’Avalos: ave o fatto un fugace riferimento alla iconografia classica, ai riti di beatificazione, alle tante dimenticanze ed omissioni: avevo però omesso di citare per concordare con la dichiarazione di Lapenna circa il fatto che la data deve rappresentare un momento di unione se non di riconciliazione, le  discriminazioni e l’ipocrisia che, sempre come corollario di una rappresentazione “partigiana”, hanno caratterizzato altri luoghi.  La brigata ebraica ha combattuto contro i nazi-fascisti ed è stata fischiata ed offesa: sul monumento ai caduti della guerra di liberazione i rom venivano equiparati ai nostri caduti, l’accenno di Toti, il governatore della Liguria, ai marò ancora sotto schiaffo da parte degli indiani che non ancora formulano un capo d’accusa è stato fischiato perché i marò sono “assassini”  secondo certa volgarissima “vulgata”: Valente, il candidato sindaco di Napoli è stata costretta a lasciare il corteo sotto gli insulti! Invece c’è ancora una massa di ignoranti o ipocriti che hanno celebrato ed applaudito i palestinesi che, con il gran Muftì di Gerusalemme, erano alleati organici dei nazisti! Questi sono solo alcuni dei più gravi episodi che si sono registrati nella giornata del 25 aprile, una giornata che vorrei definire della Liberazione ma non ci riesco perché non ci siamo liberati dall’intolleranza, continuiamo a non dimenticare, cosa che i francesi, i belgi, gli olandesi e tutti gli altri popoli europei hanno saputo fare, accogliendo i liberatori senza remore di alcun genere soprattutto sulle spiagge del D-Day. Si alimenta l’antifascismo che non c’è più, si parla tanto della sparizione delle ideologie e si rivanga sempre il passato; ma di grazia chi ha veramente paura del fascismo? O non si deve avere maggior timore delle intolleranze permanenti? Nelle loro menti malate e condizionate dalla propaganda comunista questi pseudo democratici sanno che non hanno nulla da temere dal “fascismo” ma questo antifascismo serve loro per continuare a tenere in piedi la favola della resistenza che è stata una spina nel fianco ma non ha prodotto alcun risultato sostanziale.

Elio Bitritto

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