I Populismi dei benpensanti

BRENNERO

Non è facile capire cosa passa per la testa delle persone cosiddette “perbene” quando  mostrano tutta la loro preoccupazione per la vittoria delle destre in Europa: destre che immancabilmente vengono definite estreme, fasciste, naziste e razziste in una sinfonia di “-ismi” che farebbe l’invidia di semiologi di chiara fama. Cosa è dunque accaduto in Austria di così drammatico da spaventare le brave coscienze dei benpensanti? Il partito di destra ha praticamente vinto le elezioni con dei margini assolutamente inaspettati: un pò come è accaduto in Francia dove la Le Pen ha colto una vittoria che è stata salutata come un grido di dolore dai francesi che pur non sopportando Holland e Sarkosy si sono svegliati con l’incubo di una destra reazionaria e fascista anche se solo in letteratura. Esattamente la stessa cosa in Austria: nessuno ha mai invocato, perché non ce n’è stato mai bisogno, pene severe contro la destra austriaca che mai ha dato luogo a manifestazioni di violenza o aggressioni o episodi di razzismo (come in Francia): anzi sono stati loro ad essere oggetto di discriminazione e violenza, anche in Italia, sia a livello poilitico (vedi Salvini), sia a livello universitario (vedi Panebianco e.prima ancora vedi Papa Ratzinger). Ma invece di protestare e fingere di essere preoccupati per un revanscismo che sta solo nelle loro teste vuote, perché non si fanno l’esame di coscienza e non si chiedono il perché  di quel risultato? Evidentemente sono solo preoccupati in Austria, come in Francia, come in Italia, come un po’ in tutta Europa, di perdere posizioni di rendita politica e quindi di potere consolidate da troppi anni. Il popolo, quello degli impiegati, quello delle partite IVA, quello di chi non sa come aggiungere al pranzo la cena, quello che è supertassato a fronte di servizi inesistenti, quello stesso che constata ogni giorno l’incapacità, l’ingordigia, la vacuità di chi governa, ha una sola arma, quella del voto: quindi non “populismo” come  spregiativamente viene inquadrato il voto alle destre, ma presa di coscienza che una nazione, qualunque essa sia, non può deliberatamente rinunciare ai millenni che l’hanno resa quello che è, non può rinunciare alla sua cultura, alla sua civiltà. Non può rinunciare ai propri poveri sostituendoli con i poveri (e fossero solo tali) che vengono in Europa pretendendo e non chiedendo, con la tracotanza dell’ignoranza. Colpa loro? Certamente non completamente, ma l’eccessiva tolleranza partorisce la mala creanza.

Elio Bitritto