Il condono alle compagnie petrolifere che il Referendum cancellerà

 Il Referendum del 17 aprile cancellerà un vero e proprio condono del governo Renzi alle compagnie petrolifere, se vincerà il Sì. Il condono è del dicembre 2015, denunciato anche da numerose associazioni ambientaliste. Il condono consente alle compagnie petrolifere, con titoli abilitativi entro le 12 miglia marine, di continuare a ricercare ed estrarre idrocarburi (gas e/o petrolio) a tempo indeterminato. Prima di questa modifica le concessioni erano a scadenza concordata all’atto della firma. Come d’altra parte dispone la norma ogni qual volta si dà in uso, ad una società privata, un bene di proprietà dello Stato che si tratti di idrocarburi, acqua, spiagge o suolo. Come si prevede nel caso delle piattaforme petrolifere e dei permessi di ricerca oltre le 12 miglia marine o sulla terraferma” chiarisce la responsabile energia di Legambiente Katiuscia Eroe.
 

referendum_aprile_trivelleQuelle per l’estrazione di fonti di energia poi sono royalty irrisorie, confermano gli stessi petrolieri che qualificano il sistema contributivo italiano tra i più favorevoli, le royalties sono infatti le più basse d’Europa. Quelle praticate in Italia per le estrazioni di idrocarburi sono pari al 10% per la terraferma e al 7% per il mare. Inoltre la legge italiana prevede, per il petrolio, che le prime 20 mila tonnellate estratte in terraferma e le prime 50 mila tonnellate estratte in mare siano esenti dal pagamento di aliquote. Stesso discorso vale per i primi 25 milioni di metri cubi di gas estratti in terra e i primi 80 milioni estratti in mare. Sono addirittura gratis le produzioni in regime di permesso di ricerca.

Gli utili sulle vendite da versare allo Stato in Italia sono le più basse d’Europa per i petrolieri (royalties del 7% e 4% sul valore di vendita rispettivamente di petrolio e di gas estratti in mare. E’ il 10% del valore di vendita per i prodotti estratti sulla terraferma). Se qualcuno in televisione o per iscritto vuole ancora convincere del contrario, dicendo che l’Italia incassa milioni da queste estrazioni, basta riferire due semplici dati, relativi al 2014. “Sono rientrati nella casse statali solo  402 milioni di euro a fronte di 7 miliardi di euro di utili derivanti dall’attività estrattiva” chiarisce Italia Nostra che dal fronte del Sì, contro le trivelle entro le 12 miglia dalla costa, aggiunge il suo notevole contributo di ricerca per portare al voto la popolazione italiana e spingere i cittadini a scegliere per un futuro più sostenibile.

Purtroppo i territori italiani occupati dai pozzi si spopolano e si impoveriscono. Ne è un esempio lampante la  Basilicata dove si estrae l’ 80% del petrolio nazionale. Nel Texas italiano il Pil è più basso delle altre regioni d’Italia (-6,1%) con le royalties petrolifere più basse del mondo (139 milioni di euro nel 2011) e soli 143 residenti impiegati nel settore estrattivo a fronte di 576 mila abitanti. E’ proprio qui che l’oro nero entra in contrasto con l’Oro Bianco perché le trivelle mettono a rischio le riserve idriche del territorio. Sempre dai dati dell’associazione ambientalista: “Sono vigenti 83 permessi di ricerca per idrocarburi sulla terraferma (Basilicata, Campania, Calabria, Puglia, Molise, Abruzzo, Sardegna, Marche, Emilia Romagna, Friuli) e 24 permessi nel sottofondo marino. Le concessioni su terraferma sono 119 e quelle in mare 72, mentre le nuove istanze presentate per permessi di ricerca sono 57 in terraferma e 36 in mare. Attualmente la superficie in cui è concessa attività di coltivazione degli idrocarburi in aree marine rappresenta circa il 25% della superficie totale della piattaforma continentale italiana (139 mila 656 km²). Una delle aree maggiormente interessate dalla ricerca e dalla coltivazione è il mare Adriatico, mare chiuso dall’ecosistema fragile messo a dura prova con 78 concessioni attive per l’estrazione di gas e petrolio, 17 permessi di ricerca già rilasciati nell’area italiana e 29 in fase di rilascio in quella croata, a cui si aggiungono 24 richieste avanzate per il tratto italiano, per un’area complessiva di circa 55 mila 595 km²”. Dal punto di vista energetico, i giacimenti italiani rappresentano quantità infinitesimali delle riserve mondiali e sono di breve durata se è vero, come scrive il ministero dello sviluppo economico, che le nostre riserve di idrocarburi ammontano a 130 milioni di tonnellate, di cui solo il 30%, circa 40 milioni, definite certe (per il 50% sono probabili e per il 20% possibili), destinate quindi ad esaurirsi in poco tempo al ritmo di 6 milioni di tonnellate di petrolio e 5 milioni di tonnellate di gas estratti all’anno, il dato è del 2015.

Nessuno sta chiedendo ai cittadini di fare a meno del gas o del petrolio si sta solo costruendo una base per cominciare a percorrere anche una strada sostenibile, che abbia magari qualche sostegno che oggi gli è negato perché tutto è riservato alle fonti fossili.          maria trozzi

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