Trivelle: a proposito dei sensi di colpa

downloadIl 17 aprile si voterà sulle trivelle. Il referendum è stato voluto da 9 Regioni: Basilicata, Calabria, Campania, Liguria, Marche, Molise, Puglia, Sardegna, Veneto (Abruzzo assente ingiustificato!?) preoccupate per le conseguenze ambientali e per i contraccolpi sul turismo di un maggiore sfruttamento degli idrocarburi. E’ un referendum che richiama i cittadini a dare una prima risposta su un tema a noi caro: lo sfruttamento del nostro territorio e soprattutto la scelta di quale futuro volere e immaginare per il nostro Paese.

Non propone un alt immediato né generalizzato. Chiede di cancellare la norma che consente alle società petrolifere di estrarre gas e petrolio entro le 12 miglia marine dalle coste italiane senza limiti di tempo.

La domanda che si troverà stampata sulle schede è “Volete che, quando scadranno le concessioni, vengano fermati i giacimenti in attività nelle acque territoriali italiane anche se c’è ancora gas o petrolio?” Dunque chi vuole, in prospettiva, eliminare le trivelle dai mari italiani deve votare sì, chi vuole che le trivelle restino senza una scadenza deve votare no.

Si deve comunque andare a votare perché il referendum é un esercizio importante di democrazia, tanto più quando i cittadini sono chiamati ad esprimersi senza filtri. Dopodiché ognuno vota come ritiene più opportuno.

E poi vi è da considerare che la lotta ai cambiamenti climatici e il cambio di rotta sulle politiche energetiche nazionali è quanto mai attuale se consideriamo l’evento mondiale “Earth hour” – “La notte delle stelle e l’ora della terra”, promosso dal WWF e celebrato sabato 19 marzo.

Cambiamenti climatici e politiche energetiche non sono problemi disgiunti ma, al contrario, strettamente interconnessi.

Oggi va ricercato uno sviluppo equo e sostenibile, cioè una crescita economica che soddisfi in modo più equilibrato i bisogni di tutta la popolazione, senza pregiudicare le prospettive delle generazioni future e il patrimonio naturale della terra. Nel 1961 l’umanità usava solo tre quarti della capacità della Terra di generare cibo, fibre, legname, risorse ittiche e di assorbire gli inquinanti. All’inizio degli anni Settanta «l’impronta ecologica» dell’umanità ha superato la capacità di produzione rinnovabile del pianeta. E da allora il deficit è andato crescendo.

Basti pensare che lo scorso 13 agosto 2015 si è verificato l’”Overshoot Day”, il giorno del sovrasfruttamento delle risorse terrestri: dal 14 agosto 2015 a fine anno si è iniziato a intaccare il capitale naturale, abbattendo foreste tropicali millenarie, pescando più pesce di quanto se ne possa riprodurre, immettendo in atmosfera gas a effetto serra che cambieranno il clima per secoli, spargendo nell’ambiente miriadi di composti tossici prossimamente nei nostri piatti.

L’ultima volta che la popolazione umana – allora 3,5 miliardi contro i 7,3 attuali – riuscì a mantenere i propri consumi all’interno degli  «interessi»  annui prodotti dalla natura fu il 1970, vale a dire che la giornata del sovrasfruttamento cadeva in prossimità del 31 dicembre.

Dopo 46 anni la nostra brama di energia e di oggetti ha divorato sempre più in fretta le risorse, al punto che un recentissimo lavoro di John Schramski, docente di ecologia all’Università della Georgia, definisce la biosfera terrestre come una gigantesca batteria che si è caricata durante centinaia di milioni di anni di lenta attività, e che ora noi stiamo rapidamente «scaricando».

L’Italia in particolare è messa peggio di tutti: il nostro giorno del sovrasfruttamento, calcolato in base alle risorse effettive dei nostri 301.000 chilometri quadrati di territorio e mari adiacenti, avviene ormai già nei primi giorni del mese di  aprile. Consumiamo quindi tutti i nostri «interessi naturali» in poco più di tre mesi, per il resto dell’anno intacchiamo il capitale del nostro futuro e importiamo energia e materie prime da altri Paesi più dotati. Per essere in equilibrio con il nostro standard di consumo dovremmo avere un territorio quattro volte più vasto!

Purtroppo oggi noi rischiamo di mandare in black-out l’intero ambiente che ci sostiene, come peraltro ha perfettamente interpretato l’enciclica di Papa Francesco «Laudato si’». In essa troviamo queste parole «Sappiamo che la tecnologia basata sui combustibili fossili deve essere sostituita progressivamente e senza indugio …».

Nella precedente  “Evangelii gaudium”  la difesa di  “nostra matre Terra”   è tutt’uno con la condanna dell’economia che “uccide”.

Entrambi li possiamo considerare come messaggi ambientali di Papa Bergoglio, che si innestano sulla tradizione francescana e travalicano la battaglia referendaria.

La mia generazione è quella che ha contribuito maggiormente al sovrasfruttamento delle risorse terrestri. Anche per questo, per quanto mi riguarda,  il prossimo 17 aprile andrò a votare e voterò  SI  per dire  NO  alle trivelle.

 

Rocco  DI  SCIPIO

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