Lanciano. Agenti aggrediti in carcere. Oltre al regime aperto occorrono sezioni per detenuti violenti

 LANCIANOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOUna Pasqua da dimenticare nel carcere di Villa Stanazzo dove il regime aperto si è trasformato in un incubo durante la settimana Santa, soprattutto per agenti. 
 
Questo perché è spesso difficile isolare i detenuti pericolosi rispetto a quelli cui si potrebbe garantire davvero una detenzione rieducativa. E’ accaduto così che un  carcerato di origini campane, nuovo alla vita dietro le sbarre, nel giro di pochissimi giorni  ha aggredito 3 agenti della Polizia penitenziaria. I poliziotti hanno rimediato 57 e 15giorni di prognosi a causa delle violente aggressioni del detenuto che ha approfittato dell’apertura di 8 ore al giorno delle celle per fare tutto ciò che voleva. 

Così, con le difficoltà in campo organizzativo, le carenze di personale degli istituti detentivi e i tanti problemi in cui annaspano le carceri italiane, incluse quelle abruzzesi, rischia di essere davvero un boomerang la strategia adottata dal ministero della giustizia per rieducare i detenuti, a media e bassa pericolosità, se tra di loro non si allontanano i soggetti disturbati che creano problemi, facilmente individuabili anche dagli agenti.

 “Per usare le parole del Dipartimento dell’amministrazione Penitenziaria (Dap) molti detenuti non sono ancora pronti al regime aperto e nulla è stato fatto, a livello regionale, per istituire le  sezioni per detenuti violenti (previste da maggio 2015) – dichiara Giovanni Ruggero segretario provinciale della UilPa polizia penitenziaria che chiede di organizzare sezioni per i violenti che nelle carceri non sono compatibili con il regime di apertura per 8 ore delle celle – Pur sforzandoci di non puntare il dito contro l’amministrazione locale non possiamo non chiederci se siano stati adottati i provvedimenti a tutela dei lavoratori. Il personale aveva ampiamente segnalato il problema, confrontando le precedenti carcerazioni del detenuto napoletano e annunciando la chiara impossibilità a gestirlo secondo gli attuali criteri organizzativi – prosegue il sindsacalista – Basti pensare che il detenuto, responsabile di diversi episodi violenti in altri istituti di pena, in passato ha staccato un orecchio a morsi ad un altro detenutoAssodato che ha dato segni di squilibrio, questi problemi sono stati sottovalutati? – domanda il segretario provinciale UilPa – E’ stato sottoposto a visita psichiatrica? La Polizia Penitenziaria è stata messa in grado di gestire in sicurezza questo ristretto? È stato attivato, sempre che esista, un protocollo per la gestione dei detenuti particolarmente violenti? È stata richiesta l’applicazione del regime di sorveglianza particolare (art. 14 bis op) che al momento è uno dei pochi strumenti che consente di operare in maggior sicurezza con detenuti di questo tipo?”. Una valnga di domande a cui certo difficilmente seguiranno delle risposte perchè è chiaro che qualcosa non ha funzionato e sono almeno 3 anni che la Uilpa chiede una riorganizzazione del lavoro nell’istituto frentano necessaria perchè gli agenti sono sottorganico “ma anche per le mutate modalità di gestione dei detenuti e del continuo distogliere poliziotti dal servizio d’istituto operato dalla direzione – chiarisce il segretario provinciale Uilpa che così conclude – che sia arrivato il momento di smettere di puntare il dito sempre e solo contro la Polizia Penitenziaria?”        Maria Trozzi
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