“Adriatico”, mare e tribunali …

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“Adriatico”, mare e tribunali: le leggi e gli uomini, i politici e il potere

 

“Per la prima volta in Tribunale a VastoAbruzzo e in Molise alcuni imputati sono stati accusati e condannati in base all’articolo 416 bis del codice penale, ossia l’associazione di tipo mafioso”.

Anche se il blog di piazza, a Vasto, ha pensato di riportarla a modo suo (citando a capocchia l’articolo di legge cui fa riferimento la sentenza) il maxi processo “Operazione Adriatico”, conclusosi a Vasto con 25 condanne e 37 tra assoluzioni e prescrizioni, è di quelli che depongono in positivo sull’attività e capacità operativa del suo Tribunale. Un polo giurisprundenziale che solo per insana volontà di “taglio alla spesa” è stato classificato tra i “minori”, con rischio di chiusura. Con un pizzico di giustificato orgoglio, il Presidente del Tribunale, dott. Bruno Giangiacomo, dopo la lettura del giudizio emesso, ha tenuto a stigmatizzare un dato di sicuro rilievo. “Abbiamo celebrato – ha annotato il magistrato – un processo, 38 udienze, che costituisce un unicum non solo per Vasto ma per l’intero Abruzzo”.

Una rilevanza ben sottolineata in una sua nota da Nicola Del Prete. Come si può pensare ancorascrive il Consigliere comunale di Vastoduemilasedici – alla soppressione di un Tribunale, quello di Vasto, presidio di legalità di un territorio che ha competenza in processi importanti come quello che qualche giorno fa ha visto la pronuncia di una sentenza con quasi 300 anni di carcere per gli imputati?”. Dello stesso avviso un “addetto ai lavori”. L’avv. Nicola Artese, nell’occasione, ha rivolto il seguente messaggio alla politica: “Ai consiglieri regionali, intervenuti all’assemblea pubblica del 15 gennaio organizzata dal Consiglio dell’Ordine, chiedo di continuare la lotta contro la soppressione del Tribunale di Vasto anche ora che non è stato ammesso il referendum abrogativo, impegnando la Regione Abruzzo a utilizzare questa possibilità introdotta dalla legge di stabilità!”


Ciò riferito a titolo cronachistico, giacchè la Comunicazione vuole anche altro, trovo utile nell’occasione aggiungere le seguenti spicciole, ma a mio avviso produttivamente ‘critiche’ osservazioni.

In questa dell’Amministrazione della Giustizia sul territorio, come nell’altra faccenda del Referendum del 17 aprile prossimo, volto a sancire uno “stop”, sia pure limitato, alle trivellazioni senza fine nell’Adriatico, come in altri mari del Bel Paese, la gente dei territori è costretta a scendere in piazza e utilizzare ogni strumento e ordinamento contro i suoi stessi governanti nazionali e, nel caso Abruzzo, anche regionali, per ottenere quel che ritiene giusto e sacrosanto.
In entrambi i casi, benché la volontà popolare sia manifesta, se non altro per un diritto all’autodeterminazione delle norme che regolano la propria vita, nel proprio luogo d’insediamento, non si capisce perché occorra dover lottare, avendo preso coscienza di essere considerati sudditi e non liberi cittadini. Se è vero che (per restare ai termini giuridici) nella nostra vita societaria vige come principio indiscutibile, che “dura lex, sed lex”, non meno si può sempre pensare criticamente: a) che le leggi degli uomini le fanno i governanti, per popolare mandato, e non discendono dal Monte Oreb, b) che assai spesso si rivelano non proprie ‘giuste’, ovvero non del tutto o per nulla funzionali al perseguimento del Bene Comune, e, dunque, possono essere tranquillamente cambiate o annullate, se si vuole e quando si comprende che “si deve”.

La paventata (ed anzi minacciata) soppressione del Tribunale di Vasto, considerato come altri ‘superfluo’ o surrogabile, per giustificare il fine utile al governo della nazione e non di certo per oggettiva valutazione della funzionalità dello strumento giudiziario, in relazione alla domanda della popolazione, non diversamente che la legge che vorrebbe ‘concedere’ alle società petrolifere licenza di stare in mare a perforare ad libitum (con tutti i rischi possibili e connessi) il fondo marino, entro o di là delle 12 miglia dalla costa (cambia poco), sono provvedimenti voluti e deliberati dall’attuale governo Renzi e dal suo PD, per creare “tesoretti” utili a elargire ‘bonus’ più o meno elettorali (ammesso che trasferendo altrove sedi, giudici, avvocati, utenti e faldoni si possa spendere meno), o per conservare rapporti e interscambi con il potere industriale e finanziario, quali che siano le ricadute sul territorio e la sua gente. Magari soltanto per voler “far vedere” alla gente di essere, uno per tutti, deciso e decisivo. Storia disgraziatamente già vista.

Per restare in ambito giuridico da cui siamo partiti in qesta nota, direi che gli “instrumenta sceleris”, messi in atto da chi ha in mano (a prescindere dalla dubbia e sostanziale legittimazione) oggi il potere in Italia, sono sbagliati in sé e iniqui in termini democratici.
“Ove la legge è sottomessa ai governanti ed è priva di autoritas – ha lasciato scritto Platone – io vedo pronta la rovina della città”. Da parte sua, non diversamente, il francese J. J. Rousseau ebbe ad annotare che Si è sempre liberi quando si sottostà alle leggi, ma non quando si deve obbedire a un uomo”, a un uomo di governo, come il nostro attuale, che impone il suo interesse-riformante, personale e/o del proprio “cerchio magico”, ope legis, approvata con il noto ...”instrumenta sceleris” del voto-ricatto “di fiducia”. Si dà il caso che di un altro vituperato governante la/le sinistra/e allora d’opposizione e oggi di governo, non diversamente ebbe a sostenere che le leggi emanate, seppur “leggi”, fossero ‘strumentali’,  indicibilmente “ad personam”!
Cambiano gli attori ma, da quel che appare, come per il favolistico lupo, nel corso della storia, il governante-dux cambia nome, ma conserva il vizio.

Or dunque – a titolo personale – qui affermo e dico: NO al trasferimento del Tribunale di Vasto, SI alla fine (vera e assoluta) delle trivellazioni nel mare nostro Adriatico.

Pino Pollutri