Vasto. Il Comune Cosa loro

Libera Educazione civica – 2

Giunta uscente di Vasto-2016“Abbiamo tutte le carte in regola per vincere … Siamo qui per evitare il salto nel buio di questa città”! (Luciano Lapenna)

Quel tratto di storia di Vasto al quale voglio riferirmi, in parallelo di quella nazionale, prende le mosse dal momento in cui qui giunsero gli anglo-alleati. La Vasto che già prima del Ventennio aveva conosciuto rivalità frammiste a violenze, tra fine ottocento e inizio del novecento, faceva costante riferimento a potentati o famiglie che usavano trasmettersi in dote idealità&voti su cui fondare una persistente, anche se non sempre incontrastata, occupazione dell’Istituzione pubblica come “cosa propria”.

Accadde che con la necessaria cacciata dei tedeschi e la liberazione dai fascisti” (si veda “Vasto, la guerra in casa”– Q Edizioni), nel fatidico anno 1943, l’ultimo discendente della “partito-famiglia Ciccarone”Podestà in carica, e già prima Segretario del PNF in città – senza obiezione di alcuno, né allora da parte dei ‘liberatori’ alleati e nostrani, né in seguito da parte degli elettori che se lo ritroveranno sempre ‘innovativo’ nel 1966/67, si fece “Sindaco” del nuovo tempo repubblicano e ‘democratico’. Sempre a Vasto e negli stessi mesi, per alloggiare le forze militari comandate dal Gen. Montgomery, alcune case furono reperite e messe a disposizione con relativo compenso, mentre altre (come la mia, per delazioni di cui non sto qui a dire) furono violentemente requisite. Così, negli stessi giorni di autunno-inverno in cui Silvio Ciccarone continuava ad essere il Signore di città, colui che qui scrive (mi scuso per la personalizzazione, peraltro soltanto esemplificativa) da ‘sfollato’ di pochi mesi di vita, con un fratello di tre anni e una madre sola (un marito e padre e in Germania per lavoro), fu costretto a ripararsi in un magazzino di attrezzature per la pesca in mare. Fu fortuna o provvidenza di averlo, alla Marina.

manifesto_anglo-liberazione-vasto VialeDalmazia44 a Marina d'Istonio

 

 

 

 

 

La storia di un paese e relativo Municipio come “cosa propria” delle classi dominanti, seppur ormai borghesi e non più nobiliari, malgrado una fervida presenza socialista in città già dal primo dopoguerra, a Vasto s’incarnò nella nascita e poi nella permanenza egemone del Partito popolare, divenuto poi Democrazia Cristiana. Pur sintetizzando, ma inconfutabilmente, possiamo affermare che con essa un sistema di potere elettorale e gestionale, di fatto ‘totalitario’, è durato due volte e più del precedente “ventennio nero”. Un’occupazione delle istituzioni (non solo politiche) a Vasto nobilitata dapprima dall’attenta e persino affettuosa azione di “don Peppino Spataro”, ma impelagatasi poi in piccole e sterili rivalità e spartizioni tutte interne allo stesso partito ‘pigliatutto’.

Democrazia Cristiana_fiamme dal MSI Democrazia_cristiana_scudo dalla falce-e-martelloUn sistematico controllo della politica, e della società non meno, attuato dapprima con uno “scudo crociato”, brandito contro il pericolo della paventata presa del potere da parte del partito della “falce e martello”, perpetuatosi poi nella successiva ‘repubblica’ post-tangentopoli con la nuova e progressiva convinzione post-ideologica che …poi, in fondo, la ideologia marxista di riferimento dei compagni un tempo avversati fosse e sia compatibile, se non sovrapponibile, al messaggio evangelico cristiano di giustizia e carità, di pace e d’amore. Un’operazione politica e pseudo intellettuale (detta del “Compromesso Storico”) che si è imposto per collimanti interessi politici e sociali nel nostro Paese, ma di cui Vasto può dirsi antesignana, in virtù dell’esperimento portato avanti con “il Faro” di Silvio Ciccarone (sempre lui, il vecchio e trasformista Podestà dell’era fascista). Dimostrò, da uomo di potere, buono per tutte le stagioni, come si potesse “ottenere vittoria” (un chiaro falso storico) seppur minoranza, e governare comunque e pur sempre la cosa-pubblica, mettendo insieme voti e seggi comunali di una parte dei democristiani e quelli dei comunisti vecchi e nuovi. Quel che poi ha fatto suo e ancor oggi pratica il denominato “Partito democratico”.

democrAzia di maggioranza (Sartori)
Ciò che di dannoso significò questa predominanza di uno stesso partito lungamente e sistematicamente al potere in città ce lo dice una diversa, parallela e per noi mortificante vicenda storica della vicina ed oggi consorella San Salvo. In essa, come leggiamo in un recente saggio del giornalista Orazio Di Stefano, la dialettica tra ‘sinistra’ e ‘destra’ politica, l’alternarsi al Comune di democristiani e socialisti, ha prodotto un grande e mirabile sviluppo urbano e sociale, mentre da noi lo strapotere dc ha portato le vecchie e le nuove generazioni vastesi (e oggi c’è da temere per i nipoti) a vivere la cultura storica della città e l’incanto della costa …da “belli e addormentati”.

MANIFESTI SMimg549C’è stato anche a Vasto negli anni novanta del secolo appena trascorso, con “Rinnovare” di Giuseppe Tagliente, la possibilità di prevalere elettoralmente sulla DC, da noi imperante anche in tempi di pentapartito nazionale. Con chiaro e largo successo poplare, la sua Amministrazione ha significato, senza infingimenti e noti trasformismi, passati e presenti, un nuovo e realmente diverso governo di destra sociale e idealmente neo-liberale, un ammodernante sviluppo urbano, una più rigorosa, attenta e fattiva gestione della ‘cosa’ pubblica. Del resto la consapevolezza che occorresse ristabilire già in quegli anni una reale democrazia, era il sentimento base della lista competitrice a Tagliente, “Vasto Insieme” di Ivan Aloè, il cui motto fu un significativo “Riprendiamoci la città”. I vastesi, sia nel ’93 che nel ’94, avendo  una vera alternativa politica al prepotere dc, non gli dettero fiducia, in quanto era evidente la strumentale provenienza ‘farista’. Non a caso il ‘sistema’ egemonico democristiano, fatta propria la lezione opportunistica di Silvio Ciccarone, si è perpetuato nelle successive amministrazioni di centrosinistra.

Da ultimo, per ragioni varie che non possiamo qui enumerare e analizzare, con il decennio lapenniano, suscitato da risorgenti presenze dc-fariste, e tenuto in piedi da persistenti ideologismi vetero-comunista o neo-catecumenali,  si è perpetuata a Vasto ancora l’occupazione delle strutture e istituzioni pubbliche da parte di chi nella competizione elettorale vede la possibilità di “dominare la scena” a vantaggio del partito di riferimento soprattutto, e non per il sempre enunciato ma quasi mai attuato esercizio del “bene comune”.

 

vasto_stemma senza capo e corona“Vasto Elezioni 2016” vede positivamente in campo contrapposti due ben precisi schieramenti maggioritari, pur non trascurando la possibile incidenza del Movimento 5S. Da un lato il pd con i suoi piccoli ma necessari alleati della sinistra massimalista, dall’altra una ritrovata e concorda coalizione di partiti e componenti civiche definibili di centrodestra. Una situazione costituzionalmente ideale, si direbbe, affinché il popolo elettore valuti e decida, se crede, di fare il proprio interesse e non di quelli che si candidano.
La città ha oggi una reale possibilità di realizzare un costituzionale e benefico ricambio.

Quel che peraltro sconcerta, già prima che la campagna elettorale si avvii alla sua fase finale, dopo aver selezionato uomini e liste, è che le sinistre nella comunicazione continuano a proclamarsi come i ‘predestinati’ a governare. Per quanto teoricamente “ogni mezzo è buono”  per prevalere in una competizione, pur sempre nel rispetto delle regole di base, questo vizio di amici&compagni di auto-proclamarsi eletti” per principio o per destino, in un stato di diritto liberale e democratico, è palesemente una strumentale e inaccettabile falsità.

centrosinistri-a-vasto_forte-lapennaAllorché – per essere concreti – un sindaco uscente (uno che ha tenuto le mani, sue e del partito, sulla città con poco frutto civico e sociale), seppur ormai fuori dal gioco, evoca, senz’altro dire di concreto in relazione a problematiche e programmi, un fantasioso e pur paventato “salto nel buio”, ove e se dovessero essere eletti in Comune altri soggetti politici che non “i propri”, è chiaro segno di persistente inciviltà politica. Parimenti, quando colui che occupa un alto scranno in Consiglio, e allo stesso tempo usa il suo blog per piccole e meschine considerazioni e illazioni contro “i nemici” personali (esterni ed anche interni), fa sapere in rete che occorre assolutamente “evitare che il centrodestra riprenda in mano il destino della città”, è ben chiaro ancora una volta come la presunta e risibile “superiorità morale” berlingueriana, e delle sinistre in genere, sia un sentimento politicamente sterile, che non solo squalifica chi lo manifesta in questi termini, ma discredita con evidenza gli stessi valori religiosi , oltre che laici, nominalmente fatti ‘propri’ e sbandierati soltanto “per vincere”, e non per mettere in atto, possibilmente, una propria “visione della vita”.

Vasto, per troppo e lungo tempo è rimasta vittima di chi ritiene che l’Istituzione comunale sia e debba permanere, inderogabilmente, Cosa propria. I risultati sono quelli che tutti conoscono e possono considerare. E non è un bel vedere, né per i vastesi e per Vasto, né per quanti in questa nobile e bella città-territorio hanno posto il luogo della predilezione vitale e/o semplicemente vacanziera. Il “buio” sta con evidenza nella mente (e peggio nell’animo) di chi pensa e si esprime con le parole e convinzioni illiberali qui sopra riportate.

Occorre, dunque, augurarsi un risveglio delle coscienze, un maggiore o rinnovato interesse dei cittadini elettori a contribuire a realizzare il bene di tutti, una nuova e più onesta intenzionalità in chi si candida all’azione pubblica, prima di una oggi possibile verifica alle urne del se sia di nuovo possibile una democratica alternanza, di uomini e idee, nell’Amministrazione della nostra città.

Occorre aria nuova e non ulteriore conservazione del già visto e patito.

Pino Pollutri

Si veda anche il precedente e correlato articolo “Italia, lo Stato Cosa loro” 

Città sospesa_G Badaracco
Città sospesa_ opera di G. Badaracco
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