Vastum olim Histonium: forma urbis

Il recente rinvenimento a Roma di nuovi reperti archeologici dell’antica “Forma Urbis” mi stimola a esternare un pensiero che ho da tempo in merito alla “civitatis forma” del Vasto. In particolare da quando un volitivo assessore dell’ultima ora lapenniana in Comune ha pensato e creduto di poter, in particolare, … “dare un’immagine nuova a Vasto Marina”.

Certamente non si può non vedere in tal proposito una sorta di ammissione freudiana della nefasti effetti della presenza e permanenza dei lapenniani, vari e sempre uguali, che si sono avvicendati in Comune per un decennio in qua, ma è pur vero che, concettualmente almeno, “l’immagine urbanistica di una città”, non solo non possa essere lasciata all’indifferenza, insipienza e neghittosità di amministratori che collezionano incarichi e “deleghe” come ‘figurine’ da cucirsi addosso con spocchia personale e senza vero costrutto politico, ma tantomeno messa nella disponibilità pura e semplice di un singolo componente di Giunta. Che questi, da referente politico di un Ufficio Servizi è Manutenzioni, ritenga di dover e poter, più che “mettere a posto”, dare nuova immagine a un ‘quartiere’ (nel caso la nostra principale e storica Marina, detta un tempo la Stazione), sulla base di una personale idea e secondo i propri gusti, laddove si avverte il bisogno e un positivo desiderio di ‘riprogettarla’ in relazione ad una ‘forma urbis’ possibile e adeguata al suo peculiare ambiente naturalistico, alla sua preminente funzione turistica, lo direi semplicemente indicibile e, senza voler offendere alcuno, persino risibile.

Città sfocata_da G Badaracco
Città sfocata_G. Badaracco

Non scendo nelle singole azioni compiute dal detto componente di Giunta, messo in campo per un debito elettorale in un fine partita dall’Amministrazione delle sinistre, né mi introduco e intrometto senza specifica competenza nei vari e complessi aspetti, politici e tecnici, connessi all’immagine pubblica di un luogo e in particolare di una città, voglio qui essenzialmente porre l’interrogativo che io vedo mancante in città, e al quale politici e professionisti utilmente possono e – per quanto riguarda “i candidati” ad una nuova amministrazione comunale, devono – dare risposta. Sempre che la “forma urbis” del nuovo Histonio nostro ha da essere patrimonio diffuso e storico da tutelare; se ancora è da ritenersi Bene Comune quel che gli uscenti sindaco e assessori hanno considerato, con sciatteria quando non con irritante supponenza, un terreno e pascolo da ‘segnare’ e da tenere in ‘proprio’. Al più – per meritarsi un ‘ossequioso’ grazie o per tenersi ancora “il voto” – con una toppa o un tratto d’asfalto, una nuova ciotola, bianchi sassolini, effimeri fiorellini, e via. Come annotano gli urbanisti, la formazione e trasformazione di un tessuto urbano (strade, volumi edilizi, sua distribuzione e funzioni), o il disegno e destinazione di un’area territoriale non sono di per sé riconducibili ai soli aspetti formali, ma fanno riferimento a ben precise ragioni e scelte socioeconomiche. Ne consegue che una pianificazione territoriale – la detta “forma urbis” – nell’età moderna non può che nascere, sull’imput di una volontà politica, da un’ideazione formale e tecnica ben precisa e qualificata, e che, per essere sviluppata ed attuata, deve preliminarmente cercare e ottenere un largo e vero consenso popolare.

Storicamente avvenne che Ottaviano Augusto si vantò di “lasciare in marmo una città che aveva ricevuto di mattoni”, ma lui – si dà il caso – era Imperatore (il primo) dell’Urbe romana, … non un assessore con delega alle manutenzioni di aiuole e strade!

Pino Pollutri

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