Umberto Eco: ovvero della “Ecomafia culturale”

ECO STRONZO (2)

Un quasi unanime riconoscimento al grande scrittore, semiologo, guru della cultura, faro e riferimento delle italiche genti. Mi riferisco, evidentemente, ad Umberto Eco, recentemente scomparso e del quale so no stati celebrati a mò di santificazione, i funerali civili. Anche qui ricorre sistematica la parola “civili” come se altri atteggiamenti o riti non lo siano o lo siano di meno. Personaggio arguto che nasce cattolico praticante fino ad essere, se non ricordo male, un dirigente, credo, dell’azione cattolica; negli anni l’abiura, la conversione al laicismo di sinistra, all’inseguimento di una carriera altrimenti difficile se non bloccata, nel mondo accademico. In questo mondo si fa conoscere per le sue indubbie qualità culturali che non sta a me giudicare, con l’unico difetto di non essere quasi mai presente (a quanto mi dicono alcuni di quelli che dovevano essere suoi allievi all’università)  alle “sue” lezioni  (come peraltro molti suoi colleghi). Probabilmente impiegava quel tempo per scrivere i suoi romanzi o per studiare.  Ma, come dicevo prima, non è dell’uomo di cultura che voglio parlare non avendone io i titoli: ma dell’uomo così, sic et simpliciter, di un uomo permeato di un razzismo antropologico che mascherava dietro un razzismo culturale. Un uomo che rappresenta al meglio l’ipocrisia di certo modo di essere, discriminante e farisaico: quel mondo in cui c’era il bianco ed il nero, inferno o paradiso, senza nessuna via intermedia. Basterebbe leggere quel che scriveva da vivo: L’elettorato di centrodestra si divide in due categorie. C’è quello motivato di cui fanno parte il leghista delirante, l’ex fascista e poi l’elettorato affascinato, che ha fondato il proprio sistema di valori sull’educazione strisciante impartita da decenni dalle televisioni. Caratteristica comune è l’ignoranza e l’imbecillità, tutti questi leggono pochi quotidiani e pochissimi libri. Riconoscerli è semplicissimo: salendo in treno comperano indifferentemente una rivista di destra o di sinistra purché ci sia un sedere in copertina. Quando un uomo, universalmente acclamato per la sua cultura, fa affermazioni del genere, si pone automaticamente tra i “deliranti, gli imbecilli ed i cultori dei sederi” di cui sembra essere stato ottimo conoscitore.

Elio Bitritto

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