Case e cose (…di questo mondo)

Case comprate, con il frutto del lavoro, sacrifici e sudori, e poi autoritariamente tassate. Case del bene pubblico ‘concesse’, quando non occupate, …“a buon diritto”!

casa_appesa al filo

In questi giorni un vastese-romano, con cui chi scrive condivide un’analoga vicenda di vita e stessa condizione abitativa, di qua e di là – sia pure per risvolti apparentemente diversi, ma nella sostanza collimanti con quel che qui intendo dire – ha riproposto alla pubblica opinione l’annoso problema della casa. Vale a dire del chi, e soprattutto come, se la costruisce o acquista, oggi come nel passato, e di chi semplicemente o con improntitudine la pretende dallo Stato (dalla comunità sociale), con violenza la occupa, o se la tiene, per una sorta di ‘regalia’ o ‘favore’ ottenuto a poco o niente, rivendicando in piazza persino …un “diritto alla casa”, non diversamente  dal “diritto al figlio” per coppie omosex, di cui oggi si discute e si legifera.

Tale concittadino (d’origine), mostrando su NoiVastesi il documento di “una rimessa” di denaro dall’estero (da parte del nonno emigrato “all’America”), alfine di permettere a chi era rimasto in patria di ‘farsi’ una casa, chiaramente dà prova e immagine (se ce ne fosse ancora bisogno) che, per rispondere al bisogno di avere un tetto e un rifugio, l’essere umano (ma non meno gli animali) normalmente s’industria, lavora e fatica, risparmia e per questo si priva di altri piaceri e soddisfazioni. Ciò avvenuto, peraltro, si dà il caso che nel nostro Stato repubblicano, liberale teoricamente e autoritario di fatto benché …nato da una “liberazione”, se hai e usfufruisci di una tua abitazione, dove abitualmente risiedi e magari “al paese”, quand’anche questa non ti dia reddito, ed è sicuramente una spesa di mantenimento, “devi” per essa una imposta sul valore, come, quando e se il governante di turno ha motivo elettorale di toglierla, dopo averla stabilita o reintrodotta, o di reintrodurla non perché sia giusta (ed è anzi incostituzionale, alla luce dell’art. 53), ma ‘semplicemente’ per “far cassa”.

Negli stessi giorni nella Capitale avviene che un qualcuno mette in piazza la notizia, …a tutti e da gran tempo nota, che il patrimonio edilizio del Comune è lasciato – a poco o a niente – nella disponibilità di tanti che per possederlo e usufruirne non hanno faticato un bel niente, non sono emigrati, non hanno sudato e risparmiato, ma è bastato profittare del “patrimonio pubblico” in quanto iscritto alla “casta” di chi può, o corrompere, tramite l’amico potente, il funzionario addetto agli Uffici preposti alla gestione e al controllo.
Contemporaneamente accade, sempre a Roma, che certe persone rivendicano il “Diritto alla casa” e con tale ‘bandiera’ vogliono, pretendono, lottano (con le forze dell’ordine intervenute) per occupare un edificio, che sia pubblico o privato poco importa. Quel che un tempo si diceva un “esproprio proletario”, che se in teoria e talvolta si ammanta di reali bisogni individuali e sociali, generalmente vanno a coprire, senza vergogna, profittatori politici, quando non malfattori di varia natura. E’ risaputo, infatti, che “occupatori” di professione rivendono ad altri il bene in tal modo …fatto proprio.

DIRITTO-CASA e al Partito PCI_PD Roma Via dei Giubbonari

Va da sé che tali Comitati e Circoli, politici ed ecclesiastici,  profittatori a poco o niente del detto bene pubblico, perché occupanti abusivi o perché nascosti al fisco con espedienti vari e comunque efficaci, non sono e non verranno mai assoggettati ad alcuna tassa, né di proprietà (ovviamente), né di possesso. Possiamo pensare, ad esempio (come altri e in pari modo), che per una Sezione storica, in Centro, del vecchio PCI, oggi PD, il partito abbia mai pagato alcuna ILOR-ICI-IMU-TASI-TARSU…, dal momento che per anni dei locali comunali ha usufruito con canone irrisorio e che per esso, dopo una revisione da parte della Giunta Alemanno, ha “cumulato un debito di circa 170 mila euro” verso il Comune di Roma? Né si può pensare che, come dovrebbe essere per legge, l’Ente comunale romano per tale immobile di sua proprietà, occupato corrispondendo un affitto “auto-determinato” di 102 euro al mese a fronte dei richiesti 1200, corrisponda al fisco italiano le sopradette imposte Ilor-Ici- Imu… ecc.

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Chiudo con l’annotazione che a tal proposito, prima da parte degli occupanti ex-pci e oggi-pd, ieri, poi oggi, in tv, da parte di un candidato della Sinistra alle prossime comunali romane, alla domanda giornalistica del “se questo sia giusto e tollerabile”, è stato risposto nei seguenti modi: “come facciamo a pagare se non abbiamo i soldi …, e…se partito e attivisti non dispongono delle necessarie provvidenze pubbliche, non per questo devono rinunciare a usufruire di locali in cui svolgere la propria attività …a favore della gente”!
Come dire – e il teorema è sempre quello – che se il bene è di proprietà pubblica, è lecito prenderlo, occuparlo, farne autonomo profitto, specie se si è “bisognosi, ma di sinistra”. Se Case & Cose sono costruite e messe su dal privato sono “proprietà da colpire”, anche laddove non danno reddito alcuno. E in tal caso rammentare il citato punto della Costituzione (le tasse si pagano in corrispondenza della “propria capacità contributiva), non vale. Non ti serve per non pagare, ovviamente con denaro contante o con il tuo deposito di risparmio, e non – se guadagni poco, o se ti trovi senza lavoro e reddito – … con un pezzo di casa, di tua proprietà o che il tuo avo ti ha lasciato, in eredità, con affetto e a buon diritto, e non di meno con necessità di spesa per il mantenimento del bene.

GFP

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