San Salvo. 37 anni di politica comunale in in libro di Orazio Di Stefano.

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Folla delle grandi occasioni sabato sera alla presentazione del libro di Orazio Di Stefano dal titolo più che indicativo: Eventi politici sansalvesi – 1975 2012, Q edizioni Vasto. Il libro, che  ripercorre gli avvenimenti politici cittadini degli ultimi 37 anni, e’ stato illustrato da Peppino Tagliente che ne ha curato anche la prefazione, affiancato al tavolo del relatore dall’autore e dal grafico Roberto D’Annunzio che ha curato l’impaginazione del volume. Molti gli interventi a seguire, in primis quello dell’assessore alla cultura del comune, Giovanni Artese, e quindi dei protagonisti di quella stagione politica, gli ex sindaci Mariotti, Marchese, Bucciantonio, Tomeo e gli esponenti dei partiti della cosiddetta Prima Repubblica, Caldarelli, Di Rito.

imageLA PREFAZIONE DI TAGLIENTE

Il volume si apre con una prefazione di Peppino  Tagliente che riportiamo per dare maggiore cognizione dei contenuti del volume.

[[  La ricostruzione degli avvenimenti politici sansalvesi che l’amico Orazio Di Stefano propone con questa pubblicazione elegantemente arricchita da un ponderoso materiale iconografico prende a riferimento un periodo di tempo che, se non è  tanto ampio e lontano da consentire analisi storiche propriamente dette, risulta tuttavia  interessante da conoscere ( e da riconoscere per chi l’ha vissuto) non foss’altro perché si colloca a cavallo tra due secoli e due diversi sistemi politici e consente di fare confronti, analisi, riflessioni ancora “a caldo” ma comunque utili per comprendere le dinamiche della nostra società cronologicamente più vicina.

I trentasette anni lungo cui si snoda il racconto, dal 1975 al 2012, costituiscono infatti nel loro insieme un affresco, ma forse sarebbe meglio definirlo un murales, nel quale compaiono vicende, personaggi, modelli economici e di vita che hanno avuto implicazioni di causa ed effetto sulla realtà di oggi, almeno quanto basta per dare una risposta all’interrogativo “la Prima Repubblica ma cosa ne sai?” di Checco Zalone o per non liquidare frettolosamente e sulla base dei luoghi comuni della propaganda i primi vent’anni della Seconda.

Nessun’altra città in Abruzzo e probabilmente in Italia può del resto come San Salvo offrire tanto materiale di indagine e elementi così precisi di riflessione in questo senso, perchè a differenza o più marcatamente di altre, a cominciare da Vasto, il suo percorso recente corre davvero in parallelo con gli avvenimenti e le trasformazioni sociali avvenuti nel periodo preso in esame.

Il borgo contadino ai bordi del Trigno trasformato in uno dei più importanti centri industriali della regione e cresciuto tanto convulsamente da generare ad un tempo vitalità economica e innovazione ma anche forti fenomeni di disagio sociale, fa insomma di San Salvo il paradigma, lo specchio, dell’Italia in trasformazione, che lasciatasi alle spalle “i formidabili” anni Sessanta, vive le contraddizioni degli anni Settanta, esce dal Novecento ed entra nel nuovo Millennio.

Gli avvenimenti politici, ai quali con maggiore interesse guarda l’autore, confermano emblematicamente questa vivacità, direi nervosità, che caratterizza il cammino della comunità sansalvese, al pari di quanto avviene contestualmente nella vita nazionale.

Mentre per esempio a Vasto, ma anche in altre importanti città abruzzesi, il quadro politico si presenta improntato ad una stagnante stabilità testimoniata dalla maggioranza assoluta che la Democrazia Cristiana mantiene ininterrottamente dal primo dopoguerra sino al 1993, a San Salvo si manifesta  invece con la stessa perdurante irrequietezza delle vicende nazionali registrando via via il tramonto dell’egemonia democristiana e l’allargamento della sfera decisionale ad altre forze politiche, il Partito Socialista in primo luogo, ed il dialogo con lo stesso Partito Comunista.

La stessa Dc sansalvese presenta in questo contesto, se posso dirlo, caratteristiche diverse rispetto ad altre realtà pur contigue, ravvisabili nella maggiore inclinazione al confronto con altri soggetti politici ma anche comprensione di nuove soggettività sociali, in una più marcata duttilità rispetto alle problematiche emergenti ed in un dibattito interno a più voci, spesso dissonanti tra di loro, dettato in tutta evidenza dalla frammentazione, dalla liquidità, si potrebbe dire evocando Zygmunt Bauman, di un blocco sociale che altrove, anche a pochi chilometri di distanza, si presenta ancora omogeneo e compatto.

Il ciclone di Mani Pulite, l’implosione della Prima Repubblica e la comparsa di Silvio Berlusconi sul proscenio della vita pubblica nazionale chiude questa prima parte del racconto di Orazio Di Stefano aprendo la fase comunemente, ma non so se giustamente, definita della Seconda Repubblica che reca con sè l’elezione diretta del sindaco e con essa la stabilizzazione del sistema politico italiano almeno a livello di enti locali.

Anche se è probabilmente presto per fare bilanci definitivi, la riforma del sistema delle autonomie locali con l’introduzione della figura del sindaco eletto direttamente dal popolo sottrae i comuni alla conflittualità tra partiti e ai continui rimpasti delle giunte e ne rafforza l’azione amministrativa in termini di durata, efficacia e stabilità.

In altri termini apre il sistema politico locale, in assonanza più che consonanza con quello nazionale, alle leadership condivise che diventano un elemento forte di governo e di coesione nei comuni.

Come avviene esattamente a San Salvo, dove cessano le fibrillazioni che avevano contraddistinto le ultime fasi degli anni Ottanta e si instaura con l’andar del tempo un’alternanza che scatta nel momento in cui una nuova leadership prevale sulla vecchia quando questa perde il primato del consenso e della credibilità politica e culturale oppure quando tende a trasformarsi in leadeship autoritaria.

Per queste e per altre cose vale proprio la pena di leggerlo questo saggio dell’amico Orazio, che oltretutto consiglio anche a chi non è di San Salvo.  ]]image

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