Ma questi ci sono o ci fanno?

eurotruffa

In effetti il dubbio è durato pochissimo e la domanda vera è un’altra “questi ci sono o li pagano”? Mi riferisco alle ultime decisioni del parlamento di Bruxelles, avallate dagli esponenti italiani, in particolare del PD.

Partendo dal 2014  (quindi senza considerare gli anni precedenti) la quota italiana per il funzionamento dell’UE passa da 17 miliardi  a 17 miliardi 340 milioni annui. Inoltre sulle etichette (che business quello delle etichette!) non c’è più l’obbligo di indicare lo stabilimento di produzione. Con ciò si autorizza la produzione di mozzarelle fatte con latte tedesco o prosciutti (2 su 3) fatti con maiali tedeschi. Aggiungiamo che, come è ormai noto, il contributo alla Turchia perché si tenga i profughi, passa da 935 milioni a tre miliardi. Si chiedeva alla Turchia ed al suo novello satrapo Erdogan di essere più tollerante nei confronti dei dissidenti e la risposta è stata l’invito a “occuparsi dei fatti vostri”. Solo la Turchia prende soldi? Ma no! ed ecco che conteggiamo 214 milioni alla Serbia, 118 alla Bosnia-Erzegovina, ancora 118 alla Croazia. A titolo di curiosità faccio notare che l’Italia è il terzo contribuente dell’UE dopo Germania e Francia ma siamo al dodicesimo posto come PIL pro capite. Passando poi alle norme insensatamente punitive nei confronti dei prodotti di area mediterranea si rileva come sia saltato l’obbligo di usare bottiglie di vetro per l’olio nei ristoranti (per evitare lo spreco del vetro!!!); e che dire del regolamento che modifica l’identificazione elettronica dei bovini e l’etichettatura delle carni per cui non sappiamo niente sulle carni tedesche o statunitensi. Aggiungete poi che i nostri ottimi governanti riescono ad utilizzare poco più del 50% delle risorse che l’Europa destina all’Italia. Ma andiamo avanti in questo calvario che vede sempre protetti certi prodotti a discapito di altri: per essere più precisi quelli del nord Europa rispetto a quelli del sud Europa. Così, grazie allo “Strumento generalizzato preferenziale” il Riso di Cambogia e Myanmar sta distruggendo quello italiano, così come il tessile pakistano o il pescato filippino. Passiamo ai prodotti ortofrutticoli: con la motivazione di voler aiutare paesi come il Marocco, la Tunisia, l’Equador si tagliano le tariffe di importazione, guarda caso, di prodotti affini a quelli italiani, spagnoli o greci. La verità vera è che così si favoriscono quei paesi a discapito di quelli sud-europei ma, soprattutto, si favoriscono grossisti e importatori. Passiamo al “made in Italy”: non riusciamo ad imporre la tutela del brand Italia perché l’UE lo definisce “barriera commerciale” E così la contraffazione solo in Italia uccide 110mila posti di lavoro, con un minor gettito fiscale di 1,7 miliardi di euro. A rimetterci abbigliamento e accessori con 2,5 miliardi e il comparto cd, dvd e software con 1,8. Ma per Coldiretti, i dati per l’alimentare sono ancor più drammatici: perché la falsificazione alimentare ci fa perdere 60 miliardi di euro, con uno spaventoso costo sociale di 300mila posti di lavoro: con la debolezza dell’Europa che diventa un business per le agromafie che oggi fatturano 12,5 miliardi di euro all’anno. Parliamo del mercato del lavoro per cui si assumono infermieri, muratori, camionisti da Polonia, Slovenia o Slovacchia con contratti assolutamente impensabili in Italia: posti di lavoro dunque sottratti agli italiani; ed a ciò si aggiunge il fenomeno, particolarmente grave per l’Italia, della delocalizzazione delle imprese! L’ultima è di qualche giorno fa: dopo che nel 2015 le importazioni dell’olio di oliva dalla Tunisia in Italia sono aumentate del 520%, l’UE consente l’ingresso di altre 35 tonnellate a dazio zero che si aggiungono alle 56.700 tonnellate attuali! Questo grazie al nostro bravissimo ministro dell’Agricoltura ed al voto favorevole dei deputati PD presenti a Bruxelles!

Possiamo ancora restare a farci massacrare dai burocrati di Bruxelles? Tutto per avere la stabilità (!) della moneta e una serie di vantaggi che non ancora vediamo realizzare?

Elio Bitritto

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