La Rai e lo Stato: lo ‘stalking’ sullo spettatore e l’imbroglio fiscale di regime

Per anni, anzi ormai da molti decenni,  la RAI– Radio Televisione Italiana (denominata EIAR dal 1927 al 1954), ci ha assillato con la faccenda del Canone da pagare, per intero a principio d’anno, e poi con una …“piccola soprattassa” per chi “vuole mettersi in regola“!

arton15620-6dadaDetto Canone di abbonamento ai programmi radiotelevisivi, è di fatto una tassa, come altre, da sempre dovuta per il fatto stesso di essere possessori/detentori di “apparecchi atti od adattabili alla ricezione”, quale che sia la fruizione effettiva, e persino la concreta diffusione tecnica del segnale sul territorio e nella singola zona. Ma, di fronte alla possibilità di evasione, considerata la difficoltà di dare per certo il ‘possesso’ dell’apparecchio, per incassarla si sono inventati la Telefortuna che distribuiva … ricchi premi&cotillons, nonché assegnazioni di posti di “prima fila” a Sanremo, e poi … davanti al televisore di casa propria (!), per ‘invogliare’ o persuadere i telespettatori a versare sicuramente e subito tale ‘canone’, che, sebbene teoricamente finalizzato alla fornitura di un servizio pubblico, da sempre è stata considerato dagli italiani una sorta di gabella di stato, letteralmente “imposta” per far cassa. Non diversamente dalle Ici-Imu-Tasi sulle abitazioni, o  sugli … “imbullonati” delle fabbriche, o per il possesso, fruttuoso o meno, dei “terreni agricoli”,  inventate e imposte lo scorso anno dal Governo Renzi e dal Parlamento, da lui controllato, seppur senza vero mandato popolare.

Allo scopo, da gennaio a febbraio e anche più, ad ogni ora del giorno, quale che fosse il canale e lo spettacolo trasmesso, ci hanno imposto il noto tormentone, al limite dello stalking vero e proprio (un “braccare la preda”), volto a persuadere e ad ammonire che “il Canone si deve”, anche se a pagarlo disciplinatamente … “ti dà i punti”!
rai_il_canone_si_deve_yellow kidPer il nuovo anno 2016, il governo del nostro Paese ha pensato di trasformare il vecchio versamento, con “apposito bollettino” all’Urar di Torino, in prelievo automatico da parte del gestore di fornitura elettrica, per far incassare prevedibilmente molti denari in più a “Mamma Rai” (si parla di 300/400 milioni di euro in più, di cui Renzi se ne prenderà 150 per i suoi ‘bonus’ da distribuire). Ciononostante, il tormentone, l’assillo informativo – cosa ben diversa dalla dovuta e semplice comunicazione/avvertenza – non è cessato affatto, seppur mutato nelle parole e nelle immagini.
Perché questo? Ce lo stiamo sicuramente chiedendo in molti, anche se, da quel che mi risulta, nessuno ne parla, nessuna Associazione dei Consumatori protesta per l’indubbio e continuato, prepotente quanto non più necessario fastidio. Si direbbe: … “è più forte di loro”! In realtà ha una sua inconfessata, ma evidente ragione, da quest’anno non meno futile nel merito, quanto specificatamente strumentale e adulatorio.

La Rai da sempre, e oggi non meno di ieri – anzi con un “di più” dopo le recenti e nuove “nomine” dette riformatrici – è nelle mani della politica: dei governanti e non meno dell’opposizione, una spartizione di antica data qualificata come “esigenza di rappresentanza di tutte le forze politiche”, o, come si diceva un tempo, nella prima repubblica, dei partiti del cosiddetto “arco costituzionale”. Per cui è di tutta evidenza che la nuova e attuale campagna pro-canone, ormai di fatto obsoleto e ininfluente ai fini dell’incasso, è rivolto a far pensare alla gente che sborsare euro 100, anziché i 113 degli ultimi anni, sia un pagare “meno tasse”, che ci toglie anche il fastidio di “andare alla posta”, e che questo si è realizzato in virtù (e per sottintesa lode) “dell’attuazione del programma riformatore di questo governo”. Un modo capzioso quanto sfacciato, da parte dei vertici dell’azienda, di far propaganda pro-governo/maggioranza parlamentare, editore e allo stesso tempo controllore della Rai – Radio Televisione Italiana.

Canone-RaiRenzi

La Rai, in Italia, per anni ha esercitato “un servizio pubblico”, ma per la liberalizzazione del settore, come di altri, da tempo non è più l’unica emittente di programmi radio-televisivi, e di conseguenza non sussistono più le motivazioni che giustificavano i privilegi del passato. Benefici, a partire della fruizione in esclusiva dei proventi del canone tv, che ancora oggi persistono – si sostiene, barando –  “per assicurare il pluralismo” nell’informazione radio-televisiva, e in realtà si configura come un vero atto di regime autocratico da parte del governante di turno: oggi tranquillamente da parte di Renzi, come ieri ( ‘vergognosamente’, si disse) di Berlusconi, o l’altro ieri sfacciatamente ad opera del “pentapartito”, più o meno compromesso con i comunisti-pds-ds, ai quali nella spartizione fu concesso, e ancor oggi resta in esclusivo dominio, il canale rai3.

E se questo è vero, se politicamente si vuole sostenere l’imposizione fiscale della “tassa radiotelevisiva” come necessaria, con relativo beneficio dell’informazione pubblica, c’è da chiedersi del perché di tale “tassa di possesso” – con evidenza non più, neppure nella forma, vero “canone di abbonamento” – ne debba beneficiare soltanto l’Azienda Rai e non tutti gli editori e gestori della Comunicazione, ormai multimediale e non più soltanto televisiva.

GFP

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: