Del Governatore Master e dei plan-cortigiani nel Vasto

Buono e produttivo che voglia dirsi, almeno nelle parole di chi l’annuncia e proclama, il Master-plan d’Abruzzo – derivato, persino nell’anglismo infantilmente spocchioso, dal governativo e nazionale “Masterplan per il Mezzogiorno” – si dà il caso che, una volta elencati e messi per iscritto i “sessantasei interventi per un investimento complessivo che di 1,2 miliardi di euro” stabiliti dal Governatore pd d’Abruzzo, c’è chi, responsabile diretto degli interessi del proprio territorio, non lo ha ‘gradito’ e pubblicamente ne ha messo in luce limiti e soprattutto discriminazioni ingiustificate. E’ ad essi evidente che in tale “progetto di programmazione territoriale” la discrezionalità del potere regionale – inutilmente passato di mano dal centrodestra alla sinistra & “civici” associati – ancora una volta trascura “il vastese”, un territorio che non a caso appare sempre più, visto e considerato da L’Aquila, “il sud dell’Abruzzo”.

default di DAlfonso ispiratoMa, poiché introdurre motivi di scontento nei territori penalizzati “non va bene” di certo, in termini di consenso elettorale almeno, il presidente della Giunta regionale, Luciano D’Alfonso, ricordandosi o avvertito da quelli del partito che a Vasto presto ci sarà da rinnovare l’Amministrazione comunale, ha pensato di venire di persona (!) da queste parti a ‘parlare’ delle sue programmazioni e dei relativi stanziamenti, supponendo di potere spiegare con pretesti e fuorvianti accuse il perché e per come l’area vastese “deve” accontentarsi di ciò che gli viene assegnato, tranne che poter sempre ‘auspicare’ altro e di meglio. Le cronache ci dicono che “ci ha provato” a contrastare i dubbiosi, che “farà di tutto per reperire altri fondi”, ma senza convincere nessuno, ovviamente.

Se questo è il fatto, cosa possiamo osservare al riguardo? Mi limito a due semplici ma fondamentali questioni:

  • La prima è non di merito (campo riservato ai politici e ai rappresentati delle istituzioni interessate), ma attiene al ‘metodo’ e persino all’uso appropriato o meno delle parole adoperate. Lo stesso D’Alfonso – recita un’agenzia di stampa di questi giorni – ha affermato che nel finanziamento dei lavori progettati, … è da vedersi un Abruzzo che si muove “verso la stessa direzione per un obiettivo di crescita comune e condiviso”.
    Frasario solito, in cui gli aggettivi dati al termine “obiettivo” appaiono manifestatamene contraddetti da un piano di programmazione, il suo, che – da quel che è stato osservato, anche nell’Aula Vennitti – poco ha di “comune” (di equamente comprensivo di tutte le esigenze territoriali), e, da quel che si legge nel documento di Programmazione presentato, poco o per nulla è “condiviso” da tutti i rappresentanti locali. Ancora: il “Masterplan” nazionale prevede comunque di giungere a “patti” con le singole realtà regionali”. Ma, se un “patto” si definisce tale per un concorso delle parti chiamate in causa, appare strano (se non vogliamo dirlo impositivo e dunque inaccettabile) che quanto deciso da D’Alfonso, con proprio atto d’imperio, lacunoso e  discriminatorio, possa essere – come prescritto dal piano nazionale renziano – … “operativo dal 1 gennaio 2016”!

Vasto in Consiglio_Masterplan e dintorni

  • La seconda questione, sempre non di merito, ma che attiene all’indecoroso mostrarsi di alcuni sempre pronti al “servo encomio” di parte, riguarda il modo con cui una comunicazione di piazza vastese ha relazionato la seduta nella Sala consiliare di Vasto, tra i sindaci della zona ed il presidente della Regione.
    Mentre su Qui, con la nota giornalistica “Vasto – Perchè si arriva al capro espiatorio”, Orazio Di Stefano illustra “per filo e per segno” quale sia stato l’andamento del dialogo-scontro avvenuto sulle questioni presenti e soprattutto evase (o cantierizzate nel poi) dal formulato “Patto per l’Abruzzo”, in una nota redatta per ovvio incarico dell’editore di riferimento del blog detto “del pensierino” nulla viene riportato della ‘dialettica’ intercorsa tra le parti convenute, e soprattutto non v’è cenno alcuno di quali siano state le risposte del Governatore all’interrogativo pubblico del “come mai al Vastese, ancora una volta, sono stati assegnati pochi fondi”. E’ evidente che l’autrice della nota non aveva altro incarico se non di comunicare al lettore di area che …così va bene e ha da essere “cola dove si puote” e che a “dimandare” troppo si rischia di far agitare e innervosire Sua Signoria. Soprattutto se a contestarlo (dopo aver contribuito a farlo eleggere, e mal gliene incolse), col suo “vociare” seppure a distanza, è anche un certo … Marchese salsalvese.
    In compenso – leggiamo – che il Sindaco di Vasto, sin dall’apertura e già prima dell’effettivo “faccia a faccia” … “ha ringraziato il Presidente D’Alfonso per la disponibilità e per un’attenzione sempre viva per questa zona”! Parole per le quali – di là dei convenevoli da doversi indirizzare all’ospitein tal modo si sarebbe espresso a commento un mio caro amico di due passi in Centro, che non è più fra noi, in vita libero nel pensiero e spiccio nel dire: – E meno male che è … “sempre viva”. Figuriamoci se fosse stato diversamente”!

Pino Pollutri