Not in my name, e neanche in nome di Allah

not in my name

A Roma e Milano, ma anche in molte altre città, sono state promosse dall’islam cosiddetto “moderato, delle marce, adunate, veglie (chiamatele come vi pare) per dimostrare solidarietà al popolo francese e per condannare il terrorismo. I resoconti e soprattutto le immagini dei TG hanno mostrato quanta solidarietà sia realmente presente tra i musulmani presenti in Italia, soprattutto a Roma dove si ritiene che siano 100.000 (quelli censiti!). In pratica in piazza  Santi Apostoli non superavano le cinquecento unità, soprattutto se si considera la presenza di numerosi italiani, forse addirittura prevalenti. Facile previsione quella espressa nell’articolo di venerdì scorso, la Fatwa in cui l’aspetto saliente era rappresentato dall’inganno elevato a sistema, con buona pace della base fondamentale di ogni religione, la sincerità. Si deve peraltro registrare che a questa dimostrazione adunata hanno partecipato alcuni cosiddetti big della politica italiana, a cominciare dalla Camusso per procedere con Casini, Cicchitto, Fassina e Landini (in testa ed in coda i due sindacalisti più intransigenti con i “padroni” e più “comprensivi” con i musulmani, al centro tre desaparecidos della politica) per una perfetta dimostrazione di  ipocrisia da parte dei moderati. A questi cinque pilastri della politica italiana aggiungiamo i turnisti (nel senso che a turno vanno a fare massa) dei centri sociali, i giornalisti ed i curiosi e si arriva facilmente alle adunate …. oceaniche.  Ora sarebbe il caso di intervistare nuovamente tutti coloro che, giustamente, hanno voluto distinguere gli islamici moderati dai terroristi che, solo incidentalmente, sono anche loro islamici: e sarebbe il caso di proporre a “sora Laura” di fare qualche riflessione sulla moderazione dei suoi amici. Infine, considerato che il titolo usato da Belpietro è stato “linciato” potremo definire questi moderati tanto moderati da essere invece vigliacchi?

Elio Bitritto