4 novembre 1918: il significato storico di una celebrazione

IMG_0792 IMG_0799 IMG_0794È quasi l’alba. Oggi è il 4 novembre 2015.Sono tornato a casa quattro giorni fa dopo in giro di conferenze nel Friuli Venzia Giulia, due a Gorizia. Ho difficoltà a dormire. Mi giro e mi rigiro nel letto. Nel dormiveglia due immagini mi martellano la mente, il fiume Isonzo e le vette delle Alpi Giulie e Carniche oggi in territorio sloveno.Mi hanno fatto da guida nella scoperta della Venezia Giulia cari amici goriziani che conoscono come il palmo della mano il territorio che stiamo visitando e che nonimano in sloveno ed in italiano.Ed odo nomi come Pasubio, Sei Busi, S.Elia, San Michele, Redipuglia. Sono nomi che hanno una eco familiare, nomi che avevo sentito nominare da mio nonno durante la mia infanzia, seduti davanti al camino, nelle serate di novembre bevendo un sorso di montepulciano novello, ancora asprigno, e mangiando castagne che scottavano le dita.

È là tra l’Isonzo ed il Carso, su un pendio scosceso e roccioso, che un giovane di 19 anni, mio nonno, fante del reale esercito italiano, è stato ferito ad una spalla da un mitragliere austriaco. Era tornato in Italia dal Canada, dove era emigrato a 16 anni, per amor di patria con altre centinaia di giovani, che avevano preso il ‘Treno degli Italiani’ da Vancouver a Montreal da dove si erano imbarcati per l’Europa. Arruolatosi come volontario nel 1917 mio nonno Filippo è stato fatto uscire, stordito dall’alcol, dalla trincea il 27 ottobre 1918 verso le nove di mattina e dare l’ assalto. E sento di nuovo la descrizione che ormai vecchio, faceva della battaglia a cui aveva partecipato.

‘Esplosioni, grida di dolore e di rabbia, odore nauseante di zolfo e di gas, spari, schegge di pietra, ed il tatatata del nastro di proiettili della mitragialtrice e corpi che si accasciavano feriti o morti al suolo, lo squillo di una tromba, baionette rosse di sangue e poi il tricolore che sventolava al vento. Poi, più niente ed al risveglio in ospedale un dolore lancinante alla spalla sinistra.’

Per fortuna la pollottola non aveva colpito l’osso e mio nonno non rimase invalido. Così ho imparato, dalla voce di chi la guerra l’aveva fatta veramente, aveva tanto sofferto ed aveva contribuito a vincere la Grande Guerra. Poi, a scuola, ho letto le gesta di Baracca, Battisti, Sauro,Toti, D’Annunzio ed ho imparato a memoria le parole della Leggenda del Piave, insegnatemi da un professore reduce del fronte russo. E poi ho visto il film La Grande Guerra di Mario Monicelli e la dissacrazione del mio schietto patriottismo di fanciullo fatta da un altro regista Francesco Rosi in Uomini Contro. E nello scrivere queste parole mi chiedo quale chiave di lettura usare per evitare l’agiografia, per far sì che la storia sia e rimanga e magistra vitae.

Sono trascorsi quasi cento anni, ma il significato di quel lontano 4 novembre 1918, che ha permesso a Trento ed a Trieste di diventare parte della Patria italiana, resta intatto. Anzi dovrebbe costituire al giorno d’oggi, in un’Italia sempre più multietnica e bersaglio di mire secessionistiche, la fonte di un sano patriottismo e la base di una memoria collettiva condivisa.

La vittoria italiana del 1918 è costata un prezzo altissimo, oltre 600.000 morti ed un milione di feriti. Ogni regione d’Italia ha dato il suo contributo alla causa comune, per il bene della Patria e la definitiva unificazione di ogni sua parte. L’Italia à diventata grazie al sacrificio della vita di tanti suoi figli veramente la Patria di tutti I suoi figli come le lapidi ai caduti in ogni singolo centro eloquentemente dichiarano o come rivela lo schietto amore verso la Patria italiana di tanti abitanti di città di confine come Gorizia o Trieste.

Accanto al 25 aprile ed al 2 giugno, due date fondamentali per l’Italia repubblicana, va celebrato ancora di più, secondo il mio modesto parere, il 4 novembre, perchè ogni cittadino italiano, ovunque egli viva nel mondo, può riconoscersi nel significato storico e simbolico che questa data esprime. Il tatticismo e militarismo astratto del generale Cadorna causò inutilmente la morte di tantissimi giovani e portò al disastro di Caporetto. Tuttavia la controffensiva dell’esercito italiano, partita dal Piave il 24 maggio 1917 e conclusasi il 4 novembre del 1918 sotto il comando del generale Diaz, ha portato alla vittoria finale.
Delle tre feste nazionali il 4 novembre è, a mio avviso, la data che va meritatamente celebrata, perchè è la ricorrenza di una pagina fondamentale della creazione dell’ identità del popolo italiano, della nascita della sua memoria storica collettiva condivisibile, al di là delle simpatie ideologiche e politiche. E nell’Italia di oggi gli egoismi regionali e le accuse verso ‘Roma ladrona’ vanno soppesate con l’altissimo prezzo di sangue versato. A chi si vergogna di essere italiano ai fautori del secessionismo consiglio di fare di tanto in tanto una visita all’Altare della Patria e di meditare davanti alla tomba del Milite Ignoto.e soprattutto di fare un giro a piedi tra le trincee del Carso E forse capirà quanto sangue è costato vedere sventolare il tricolore sulle cime del Carso.

Filippo Salvatore