Del fratino (charadrius alexandrinus) che ancora nidifica a Vasto Marina


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Dal “Gruppo Fratino Vasto”  ricevo il  Report presentato in questi giorni, a Ozzano dell’Emilia  (Bo), dagli operatori locali Sandro Tagliagambe e Stefano Taglioli, in occasione di  un Convegno nazionale sulla nidificazione del “fratino” (nome scientifico: charadrius alexandrinus) in Italia e in particolare sulla costa adriatica.
Anche se la “conservazione della specie” di tale uccello appare di marginale importanza nell’ambito del turismo (vastese e adriatico in genere): se si ha amore autentico per flora e fauna della natura, pur  non ignorando le esigenze abitative dell’uomo e di un territorio urbanizzato, e senza preconcetto alcuno verso chi se ne fa intelligente paladino o attento osservatore, val bene – a mio avviso – dedicare più attenzione a tale piccolo, inocuo e indifeso avicolo, che sia pure a stento nidifica e continua ad essere presente sulle nostre coste, abruzzesi e molisane.
A Vasto Marina compreso, anche là dove meno ce lo aspetteremmo.


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Nel maggio di quest’anno, passeggiando ai bordi della spiaggia adiacente al Lungomare Duca degli Abruzzi, fra la vegetazione primaverile che in modo spontanea cresce e fiorisce in primavera, al punto da formare quasi dei praticelli, caratterizzati da un dominante color lilla, ho avuto modo di notare delle curiose, seppur artigianali, ‘gabbiette’, poste qua e là nell’ampio tratto dell’arenile degli stabilimenti balneari in uso d’estate agli alberghi della zona. La mia curiosità, dopo aver letto un semplice foglio d’avviso a stampa, posto nei pressi, su una semplice canna, è stata presto soddisfatta da informazioni fornitemi da due operatori del WWF presenti in zona. Il cartello recitava “Attenzione Nidificazione Fratino. Passare ai lati della recinzione”. L’azione dei due ambientalisti, Stefano Taglioli e Michele Dell’Olio, che in quel momento ebbi modo di conoscere personalmente, con dovuto apprezzamento, consisteva nel delimitare, dopo la quotidiana perlustrazione del sito, con un semplice nastro in plastica bianco/rosso, le aree della spiaggia dove erano stati individuati le uova deposte (due o tre per ogni piccola fossetta) dal fratino.
Nei giorni appresso lì ho potuto seguire in una delicata operazione: lo spostamento dei “nidi” in posizione più distante dalle passerelle in cemento che portano chi passeggia sul lungomare verso riva. Operazione delicata, perché messa in opera con strumenti semplici ma di appropriata inventiva, per non alterare, quanto più possibile, il circoscritto habitat che l’uccellino aveva realizzato attorno alle sue cineree e maculate uova, fra sabbia, frammenti vegetali ed altro. Sia pure a distanza, con la mia foto-camera o smartphone, mi è stato possibile dare immagine all’operazione, e poi nei giorni seguenti assistere (sorpreso e in certa misura emozionato) alla cova, alle brevi escursioni del fratino (il maschio della coppia, mi venne precisato) nei dintorni, effettuate con piccole corse sulla sabbia più che con volo,  per reperire insetti di cui cibarsi, e poi in fretta riposizionarsi ad ali e piume larghe sulle uove.

Prima di lasciare Vasto, ho potuto vedere qualche piccolo nato e il relativo guscio, portato fuori dal nido e col becco sminuzzato dal genitore, per non attirare l’attenzione pericolosa (mi fu detto) delle “cornacchie grigie” che svolazzavano, pericolosamente per la nidiata, su in alto.

Questa, la mia piccola esperienza. Oggi dalla relazione gentilmente inviatami (e che mi pare utile dare all’attenzione dei lettori, con un documento in pdf: Status report Fratino nel Vastese -2015-), apprendo che i “pulli” (i piccoli nati del fratino) che nascono e  scampano alle cornacchie predatrici, quando non da vandali di chi incivilmente/indicibilmente distruggono le nidiate o portano via le uova, sono ben pochi e non si sa quanti riescano a prendere il volo per una vita propria. E chi ama … la vita – mi permetto di osservare – non può esserne felice e neppure dirsene indifferente.

Curiosamente dal Report sopra citato apprendo che, sia pur ed opera delle attenzioni sopraddette, il ‘nostro’ fratino nidifica (o almeno così si è rilevato) più nella spiaggia-balneare di Vasto Marina che nelle altre “riserve” naturali della costa vastese (Punta Penna, Contrada San Tommaso) e sansalvese.
Non so se sia un caso (registrato per gli anni 2014 e ’15), peraltro, pur non entrando nel merito delle diverse – e si è portati a pensarle come opposte – esigenze naturalistiche e turistiche che si pongono nel luogo, questo mi porta a pensare che si potrebbe o si debba (!) conciliare la nidificazione del fratino dalle nostre parti, predisponendo da parte dell’Ente comunale o regionale una temporanea, ma sistematica ed efficace protezione alla cova del caratteristico piccolo avicolo, ritardando o organizzando con adeguatezza i lavori di pulizia dell’arenile interessato con mezzi meccanici per la successiva stagione balneare.

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Personalmente mi auguro che la prossima Amministrazione comunale ponga un’attenzione reale e fattiva a tale non risibile problematica, e che per essa, con sensibilità e intelligenza, disponga provvedimenti in accordo sia con i naturalisti che con gli albergatori e concessionari degli stabilimenti balneari direttamente interessati e coinvolti.

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Di seguito è possibile visionare un picco e semplice filmato che mette insieme  le foto da me ‘scattate’ e selezionate nella narrata esperienza ‘naturalistica’ di maggio 2015.
Ringrazio gli operatori Stefano e Michele per le notizie e delucidazioni ricevute in merito e per avermi permesso, seppur con tutte le cautele dovute, ad avvicinarmi  alle semplici ma ben congegnate ‘gabbiette’ protettrici delle covate.