La logica del terrorismo dalle Brigate Rosse al Califfato islamico.

Isis members in Aleppo, SyriaPer capire la natura del terrorismo islamico nel 2015, è opportuno tracciare un parallelo con la strategia della tensione dei gruppi extra-parlamentari che operavano in Italia e in Europa negli anni ’70: la Banda Baader-Meinhoff in Germania, le Brigate Rosse e Prima Linea in Italia ed altri gruppi rivoluzionari armati negli altri paesi ( irlandesi del nord, baschi ecc.).

Il terrorismo è l’arma dei deboli. La stategia del terrorismo è colpire innocenti senza preavviso, partendo da una giustificazione moralistica nell’equazione seguente: al male che mi viene inferto faccio corrispondere una reazione uguale e contraria. Negli anni ’70 la scaturigine degli atti di violenza e la gistificazione ideologica o moralistica erano il libro rosso di Mao ( una sorta di Bibbia ideological del comunismo) da una parte o il rimpianto del nazi-fascismo. Il comunismo nei paesi dell’Europa occidentale si avviava verso la social-democrazia, con il comunismo latino di Belinguer/Castillo e Marchais, mentre in quelli dell’Europa dell’est si cercava di uscire dallo stato di paese satellite dell’Unione Sovietica, prima in Ungheria, (56), Cecoslovacchia (68), in Polonia con il Movimento Solidarnosc ( anni 80), prima della caduta delle ideologie nel 1989.

Il compromesso storico e le convergenze parallele, ossimori cui si ricorreva per spiegare perché bisognava arrivare ad un patto di salvezza nazionale italiana, di non-belligeranza tra cattolici e comunisti dopo le elezioni del 1976 che aveva sancito la quasi ugualità tra I democristiani di Aldo Moro e i comunisti di Enrico Berlinguer, veniva visto da esaltati come Renato Curcio, – un puro e duro della rivoluzione proletaria che prendeva come modello quella cinese- come un tradimento del marxismo rivoluzionario e giustificava quindi il ricorso a metodi violenti per preparare una forte repressione da parte dello Stato borghese e come contro-reazione all’imposizione della legge marziale, il sollevamento del proletariato e l’instaurazione della dittatura della classe operaia.

Con il senno del poi di quasi quarant’anni, sappiamo che si trattava di un ragionamento assurdo. È evidente ora che gli aderenti ai gruppi armati rivoluzionari erano poche centinaia di persone in un paese di 50 milioni di abitanti, come era l’italia di allora. Eppure, le Brigate Rosse incutevano timore, perché erano riuscite a creare la psicosi dell’attentato di cui i mezzi d’informazione erano le casse di risonanza. Il nemico e la paura venivano così ingigantiti. Il sequestro e l’assassinio di Aldo Moro e della sua scorta nel 1978 è stato l’apice della strategia della tensione. Per fortuna l’ordine sociale e la democrazia sono riusciti a prevalere. Ma il terrorismo ideologico degli anni Settanta possono fungere da paradigma e da termine di paragone per capire il terrorismo dei fondamentalisti islamici al giorno d’oggi, nel 2015.

Stiamo vivendo,su uno scacchiere geografico molto piu’ ampio, una situazione analoga a capo. Al posto dell’ideologia letta, capita e propagandata come una forma di verità assoluta, di libro sacro laico, c’è la lettura letterale del Corano, uno dei libri sacri del monoteismo. Piccoli gruppi di giovani esaltati, fomentati dal rancore di vari imam che vedono nell’ingerenza degli americani e di altri paesi occidentale nella vita dei di religione islamica ( Libano, Palestina, Kosovo, Kuweit, Irak, Siria, Afghanistan, Pakistan, Libia, ecc.) una forma inaccettabile di sopraffazione e predicano la vendetta, la Guerra Santa contro gli occidentali, sinonimi di crociati.

Il ricorso alla guerra santa scaturisce da una volontà di rivincita e di vendetta contro i dominatori economici del mondo, i cristiani o gli ebrei. La lettura letterale e moralistica del Corano è la scaturigine che porta alla giustificazione del ricorso alla violenza, senza esclusione di colpi e senza alcun rimorso.

Chi è particolarmente sensibile a questo tipo di ragionamento e di equazione sono i giovani nati e cresciuti nei vari paesi occidentali dove i loro genitori sono emigrati. Questi giovani non sono accettati nella realtà dei fatti da veri cittadini; vivono in ghetti alla periferia di grandi città come Parigi, Londra o Milano e vengono definiti ,quando protestano, ‘la racaille’, come ha fatto l’ex president francese Nicholas Sarkozy qualche anno fa nei confronti dei giovani franco-algerini. L’adesione al fondamentalismo islamico diventa per questi giovani, grazie al lavaggio di cervello subito nelle moschee da parte degli iman, o la propaganda su internet, il mezzo per un riscatto umano e sociale, ed indica, attraverso il martirio nella guerra santa, la via verso il paradiso. Una miscela irresistibile, esplosiva. L’adesione al fondamentalismo islamico di tanti giovani va cercata nella loro mancata accettazione ed integrazione sociale e nel risentimento che si portano dentro.

Il risentimento si canalizza nel bisogno ineliminabile di riscatto per chi, come loro, si sente umiliato nel paese in cui è nato. L’adesione all’ISIS , al Califfato, costituisce il recupero del proprio valore e della dignità delle proprie origini, sinonimo nei paesi occidentali di inferiorità e di discriminazione. Durante la Guerra civile spagnola c’erano le brigate comuniste che si battevano contro il franchismo, oggi I giovani che aderiscono al bisogno di una Guerra santa, vanno a battersi nelle brigate islamiche internazionali.

Che fare? Le democrazie occidentali devono collaborare con i moderati del mondo islamico per isolare I fondamentalisti, dalla Tunisia, al Marocco, dal Libano all’Egitto, dalla Giordania all’Irak, dalla Siria alla Libia o in altri paesi. Devono far maturare i germi della separatezza tra stato e religione, il rispetto del valore della singola persona e del libero pensiero. Cosa debbono fare gli occidentali ? Devono imparare a guardare da pari il mondo arabo ed islamico. Gli europei, in particolare i paesi che si affacciano sul Mediterraneo, devono affrancarsi dalla tutela degli americani in politica estera. All’indipendenza di azione deve ovviamene corrispondere anche il necessario impegno militare diverso da quello della NATO. Gli europei devono rendersi conto che il fondamentalismo islamico verrà sconfitto solo quando i moderati nei paesi di religione islamica, che sono la stragrande maggioranza, vedranno i volontari che vanno a battersi con il Califfato, per quello che sono veramente, dei maniaci e dei guerrafondai. L’Italia, per la sua posizione geografica, è destinata nei prossimi anni a svolgere un ruolo di primo piano in quella che può essere definita la ‘questione mediterranea’.

Filippo Salvatore