Patetici

NAPOLITAANO E INGRAOPietro Ingrao non c’è più: fra poco, statisticamente parlando, se ne andrà anche Giorgio Napolitano che sarà ricordato per essere stato il Presidente più golpista d’Europa. Probabilmente anche ai funerali di Giorgio Primo (e ultimo) ci saranno i pugni chiusi che sono tali perché non si veda il mucchio di mosche che nasconde; e, come con Ingrao, ci saranno anche i peana alla passione politica ed all’onestà intellettuale che, va da sé, ha caratterizzato la loro vita. Durante i funerali di Ingrao si è udita e si è vista tutta la melassa dei buoni e buonisti per definizione, degli ultimi e penultimi komunisti, di  quelli che “il Partito innanzi tutto”, una sorta di ultimi giapponesi nascosti nella giungla (ma almeno quelli non avevano notizie, mentre questo, anche perché direttore di quell’Unità prona alle veline della Tass, avrebbe dovuto sapere cosa era il komunismo). Fervente politico, duro e puro, senza se e senza ma, come piace dire a certi intransigenti, si forma politicamente ed intellettualmente alla scuola Fascista vista la sua iscrizione al mai tanto vituperato (dalla sinistra) G.U.F. Gruppo Universitario Fascista ottenendo lusinghieri risultati con le sue partecipazioni ai Littoriali della cultura e dell’arte (un secondo ed un primo premio!) tra l’altro elogiando la bonifica delle paludi pontine e la costruzione di Littoria (oggi Latina). Similmente Napolitano, di dieci anni più giovane, costruisce la sua formazione politica sotto il fascismo, essendo anche lui iscritto al suddetto GUF e collaboratore del settimanale IX maggio per la critica teatrale. Ma Napolitano e le fonti storiche compiacenti affermano, (ridicolo? No! Indecente!) che si trattava di un gruppo di amici che facevano solo finta di militare nel fascismo invece  …!  Fin qui le “assonanze” di questi due campioni del komunismo italico? Assolutamente no! Perché tra le peggiori scelte politiche di costoro c’è quella vergognosa scelta di campo nei confronti della richiesta di libertà degli ungheresi quando hanno entrambi cianciato su fantasiose retoriche antirivoluzionarie, sulla correttezza dell’intervento dei carri armati sovietici e sui processi alla libertà di quel popolo e alla libertà del primate d’Ungheria.

Chissà quale sarà la canzone che sora Laura canterà per la dipartita di Napolitano: con Ingrao è stata la canzone dagli incerti natali diventata famosa solo dopo la guerra, nel 1947; per Napolitano sarà probabilmente, vista l’aureola aristocratica che lo circonda “God Save the King”.

Elio Bitritto